FERRAGOSTO 2122, IL MONDO CHE SARA’.

di Marco Toccafondi Barni

E’ Ferragosto, divertiamoci. Lo faremo con una sorta di “gavettone geopolitico”: immaginare come sarà il mondo il 15 agosto 2122. Esattamente tra cento anni, con la certezza di non poter essere smentiti.

Già, perché in quel Ferragosto proiettato nel futuro ci saranno ancora le onde che si infrangeranno sul bagnasciuga, il sole che sorgerà e tramonterà e quindi anche le potenze impegnate a contendersi l’egemonia mondiale. A conti fatti in quel 15 agosto mancheremo solo noi che, al pari di miliardi di nostri avi, non esisteremo più.

Tuttavia le potenze e le loro sfere di influenza esisteranno ancora. Eccome, anche se da umani quali siamo, abbastanza ingenuamente e come sarà capitato a tutti i contemporanei dei secoli passati, siamo veramente convinti che proprio nei nostri 7/8 decenni di vita media la “fine della storia” si sveli ai nostri occhi. Un convincimento talmente assurdo da sfiorare il delirio.

Naturalmente non è così e la storia non finirà di certo, né adesso né mai. La vita andrà avanti, vediamo come.

Stati Uniti d’ America – L’ attuale egemone nel 2122 sarà ancora tale. Sì, proprio così, tra un secolo gli Stati Uniti saranno ancora la nazione dominante e padrona della globalizzazione. Le ragioni sono banali: ad oggi il distacco con il principale rivale alle viste (la Cina) è troppo ampio a tutti i livelli: dal controllo dei mari e dunque del commercio mondiale come dal punto di vista militare. Non è un caso, infatti, che gli Usa controllano, addirittura non riconoscendolo, lo stato di Taiwan e dunque il mar cinese meridionale, mettendo di fatto ai “domiciliari” quasi 1 miliardo e mezzo di cinesi che, inevitabilmente, non hanno un accesso libero al Pacifico, visto non sono in grado di controllare il loro mare. Non serve un genio per rendersi  conto che non capita la stessa cosa nei pressi delle coste statunitensi, dove infatti l’unica potenza egemone controlla Cuba (una sorta di “Taiwan dei Caraibi” e quindi potenzialmente in grado di chiudere gli Stati Uniti in casa loro, se soltanto fosse controllata da una potenza rivale come la Cina) fin dal lontano 1898, attraverso la base militare di Guantanamo. Ben 120 chilometri quadrati rigorosamente Made in Usa che, intatti, hanno superato sia la rivoluzione di Fidel Castro e del Che che l’entrata dei Barbudos a l’Havana o la fuga del dittatore sanguinario, nonché referente Usa, Fulgencio Batista. Addirittura il periodo della cosiddetta guerra fredda e la “carezza” all’ incubo nucleare durante quei fatidici 13 giorni nell’ottobre 1962. Ma niente, Cuba sempre e comunque sotto il controllo statunitense, al di là delle romantiche gite di turisti decisi a visitare l’isola alla ricerca un po’ ossessiva di un comunismo inesistente e capaci soltanto di incontrare una popolazione stremata e umiliata dall’ arroganza e dallo strapotere Usa. Non è un caso se proprio all’ entrata della “Plaza de la Revolucion” staziona un enorme cartello con la scritta: “Bloqueo, el genocidio màs largo de la història”. Segno evidente che persino gli stessi cubani sono perfettamente consci di trovarsi in un limbo stabilito e perpetrato dall’ unica super potenza egemone. A occhio e croce gli unici pericoli per la stabilità a stelle e strisce e per lo status quo di unica potenza, iniziato pochi giorni fa per i tempi della storia, cioè tra il 1945 e il 1991, arriva dall’ interno e non dall’ esterno. Si tratta di un’ insidia domestica, come è normale quando tra un impero egemonico e i suoi rivali strategici c’è una disparità tanto ampia. Risiede nelle enormi differenze sociali, che caratterizzano l’impero a stelle e strisce con numerosi stati poveri oppure in bilico nel sud e soprattutto del Mid-West che, nei prossimi decenni, potrebbero persino ribellarsi nella affannosa ricerca di quel post storicismo e del benessere garantiti alle province e alle 2 coste, ma non a loro. E’ una rabbia cieca, un rancore sopito e paradossalmente sfogato nel credito concesso assurdamente alle menzogne di un multimilionario quale Donald Trump, un oligarca di New York che, per adesso, è riuscito ad intercettare questo malessere. Tuttavia, pare una fase e da oggi a cent’anni una ipotesi rivoluzionaria potrebbe aprirsi e creare pericoli per l’egemonia statunitense nel mondo che verrà.

Cina –  Nell’ analfabetismo strategico fin troppo diffuso e ostentato spesso si fa strada una strana illusione, per antiamericanismo o  per crassa ignoranza: una Cina in procinto di effettuare il fatidico sorpasso. La Repubblica Popolare che si appresta a diventare potenza egemone scalzando gli Stati Uniti dal trono del mondo. Ma in verità non è un evento alle viste, neanche tra 50 o 100 anni. Invece la previsione, inventata di sana pianta, per questi mattarulli è dietro l’angolo, praticamente ci siamo. Su cosa si basa questa assurda convinzione ? E’ semplice, 2 fattori: l’economia e la demografia. Funziona così nella mente del disinformato: siccome la grande maggioranza del mondo è provincia, cioè sottomessa a un impero e costretta dentro una sfera di influenza altrui, allora si ritiene che il vivere di economia e di numeri o PIL sia la normalità per tutti. Da ciò deriva la stramba convinzione che la Cina, avendo quasi 5 volte gli abitanti degli Stati Uniti e un PIL che si sta avvicinando all’ epocale superamento, sarà il prossimo egemone. Naturalmente in tali vaneggiamenti nessuno si chiede mai per quale ragione non sia l’India il nuovo egemone mondiale. L’altro gigante asiatico sta quasi superando la Cina come abitanti ed è una potenza nucleare, inoltre il suo PIL è in crescita costante e vi si parla l’inglese, essendo stata una ex colonia dell’ impero britannico, ma soprattutto è una democrazia e di conseguenza sarebbe l’erede più naturale degli Usa avendo lo stesso sistema istituzionale e politico. Tutte questioni ignorate come nulla fosse. Eppure l’ India non diventerà mai una grande potenza, figuriamoci egemone, nè tra 100 anni né probabilmente tra 1.000. Tuttavia neanche la Cina, che oggi è sicuramente la principale potenza rivale dell’ attuale egemone, è così vicina come pare ad alcuni e la ragione è che demografia ed economia c’entrano ben poco con l’egemonia. In realtà la Cina ha enormi problemi, anzitutto nel controllo dei mari e del soft power, non riuscendo né a dominare le sue stesse onde né ad attrarre i vicini con una “missione” come fanno gli Stati Uniti con le loro province. Non è un caso che il “Dragone” abbia intrapreso un accidentato tentativo di “contro globalizzazione” via terra (le cosiddette “Nuove vie della seta”) proprio perché incapace di controllare il mare. Ne consegue che neppure tra 100 anni, con ogni probabilità, la Cina potrà  sostituire gli Stati Uniti nel ruolo di egemone, al di là dell’ imminente sorpasso nel PIL e a dimostrazione che l’economia a certi livelli conta pochino.

Russia – Veniamo ora all’ impero malmesso per eccellenza. Tra un secolo Vladimir Putin, al pari di noi tutti, non ci sarà più, la Russia forse sì. Ma è un forse, a differenza dell’ impero Usa o di quello cinese, perché le troppe peripezie di questa nazione e anche una demografia al collasso rendono la Russia più prossima a diventare una provincia che restare impero. Il dopo Putin potrebbe vedere una iniziale “alleanza” di corto respiro con la Cina, desiderosa da sempre di prendersi la Siberia, che considera sua da tempo immemorabile, ma poi sarà costretta a un’ alleanza con l’ “Occidente”, proprio in chiave anti cinese, ingombrante vicino. Insomma è probabile, pure non sicuro, che nel ferragosto 2122 i contemporanei non vedranno più la Russia come un impero, ma una provincia come altre. Forse neppure integra e con i confini che conosciamo oggi.

Unione Europea, Italia, Sudamerica e altre province – Dopo la seconda metà del Novecento, anni ruggenti e che saranno ricordati come oro zecchino dagli europei e dagli storici del futuro, l’ Europa subirà un impoverimento e un peggioramento lento quanto inevitabile della qualità della vita: non si può vivere meglio di tutti per sempre. Doveva succedere, prima o poi, succederà. Con l’inizio della seconda metà di questo secolo, cioè gli anni 50 e 60 del Duemila, vi sarà infatti un’ inversione di tendenza piuttosto traumatica rispetto al 20° secolo. E se gli anni ’50 e ’60  sono stati quelli del boom economico, un secolo dopo si vivranno quelli del declino. Insomma, saranno decenni duri per gli europei, dai più ricchi come i tedeschi ai più poveri come gli italiani, i portoghesi, gli spagnoli o i greci. Tempi cupi nei quali il degrado culturale e sociale avanzerà, con una popolazione in maggioranza composta da anziani e dunque impossibilitata sia a fare la guerra che a procreare. In pratica tanti bambini col corpo da vecchi e che, in quanto tali, si affideranno alle promesse e ai pensieri magici di pifferai di turno senza scrupoli, intenti a diventare governanti. Se nel cortile di casa europeo le cose andranno sempre peggio, pur partendo dal benessere attuale, il più placido e diffuso della storia, nel cortile sudamericano le cose cominceranno pian piano finalmente a migliorare. Sembrerà tornare una situazione simile all’ inizio del ‘900, quando era la normalità vedere centinaia di navi che dall’ Italia o dall’ Europa salpavano verso l’ Argentina e il Brasile in cerca di fortuna e un’ esistenza migliore. Ovvio, la storia non si ripeterà esattamente e allo stesso identico modo, ma sarà la tendenza: un’ Europa sempre più giù, un Sudamerica in lenta e relativa ripresa. Questo nei cortili di casa statunitensi.

Conclusioni – Sono banali, nel Ferragosto 2122 gli Stati Uniti d’ America saranno ancora la potenza egemone, la Cina no, la Russia non esisterà più come la conosciamo oggi e infine noi europei staremo parecchio peggio rispetto a oggi.

Buon Ferragosto 2022 a tutti e godetevelo, visto non tornerà così. Almeno in Europa.

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