Parlarsi addosso!

Per me, salvo casi eccezionali, c’è bisogno di decisioni centrali

Provo da stamattina, alterando la lettura tra la mazzetta di quotidiani e i social, una stranissima sensazione. Ci stiamo, letteralmente, parlando addosso. Credo che abbiamo perso un po’ tutti il bandolo della matassa. 

Dal centrale al locale, tutti dibattono senza avere più consapevolezza di cosa dicono e a cosa puntano. Le sabbie mobili che ciascuno calpesta tutti i giorni ci fanno immaginare che sia imminente il baratro. 

Crescono vertiginosamente la paura e le preoccupazioni. Di conseguenza, regna una grande confusione. Chi scrive è il primo ad ammetterlo. L’inquietudine comporta l’impossibilità a programmare. Quello che vale al momento, non può segnare la strada del domani. Anzi. Tutto può essere ribaltato. 

Abbiamo avuto un vantaggio di passare in parte indenni la prima ondata. Nel frattempo ci siamo crogiolati del successo, ma non abbiamo fatto tesoro di darci una organizzazione migliore. 

Adesso non è tempo di commentare. Il dato è tratto. Serve autorevolezza nelle decisioni che devono essere immediatamente monitorate. Siamo spaventati. Per due ordini di ragioni. Preoccupa la pandemia e ancora di più la crisi sociale che si paventa forte e consistente. 

E allora? Servono regole forti e equilibrate. Per me, salvo casi eccezionali, c’è bisogno di decisioni centrali. E chissà se poi ce la facciamo?!

Nicola Campoli

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