Je vous prie, Monsieur Moscovici, d’accepter mes excuses.

Le opinioni sono sacre e il diritto di esprimerle pure ma, come diceva il vecchio Cicerone, est modus in rebus: a tutto c’è un limite. Quel limite, oramai, in Italia è stato superato da un pezzo. Ogni forma di volgarità, di insulto, di bassezza è oramai diventata, a quanto pare, lecita se non del tutto normale o addirittura degna di ammirazione.

La deriva è cominciata anni fa all’epoca in cui un intellettuale, o presunto tale, come Vittorio Sgarbi, ha iniziato a inveire pesantemente contro chiunque osasse esprimere un parere difforme dal suo; poi è arrivato il leghismo di Bossi con i suoi medi tesi e le bandiere nazionali da usare come carta igienica, mentre Silvio Berlusconi, da tutti i pulpiti, usava l’aggettivo “comunista” attribuendogli un’esclusiva valenza di insulto e parlava delle donne esclusivamente per valutarne l’appetibilità sessuale, subito imitato da folle di entusiasti emulatori; e i dibattiti politici, in televisione, diventavano arene di insulti e urla da ballatoio.

Altri personaggi, inventatisi capipopolo, dai palcoscenici vomitavano calunnie, nomignoli irridenti, insinuazioni e continuavano a farlo nonostante le condanne subite in tribunale in seguito alle querele delle persone oggetto delle loro aggressioni.

Il peggio è arrivato, o sembrava essere arrivato, con i social network, che hanno dato la stura a quanto di peggio il ventre maleodorante del “popolo” sapesse evacuare: insulti sessisti, auguri di morte, esplosioni di violenza e volgarità, diffusione di menzogne fabbricate ad arte per umiliare, infangare, schiacciare l’avversario, in un parossistico crescendo di livore e di aggressività tanto smodati quanto compiaciuti.

Oggi assistiamo a performance avvilenti, addirittura nella sede del Parlamento Europeo, da parte di personaggi che dovrebbero rappresentare l’élite del nostro popolo e invece sono proprio espressione di quel basso ventre che si sente protagonista, libero e fiero di esibire tutta la sua bassezza. Quel basso ventre che si sente liberato, e padrone di evacuare tutto il suo volgare livore contro qualunque cosa sappia di cultura, di signorilità e di rispetto.

A questo ci siamo ridotti?

Che ne è della civiltà, dell’eleganza, dello stile, della moderazione che un tempo erano il fiore all’occhiello degli Italiani?

A questo ci ha portato il martellamento dei demagoghi che continuano a invitare i loro seguaci a cercarsi dei nemici, a odiarli e insultarli? Che seguitano a indicare nella professionalità, nella serietà e nella competenza i nemici da abbattere, e nella buona educazione e nella civiltà dei sintomi di debolezza e oggetti di scherno?

No, Italia: non ti riconosco più.

E tu, italiano medio, che tu sia eurodeputato, o parlamentare, o blogger, o ministro o semplicemente leone da tastiera, non osare vantarti dei Leonardo da Vinci, dei Michelangelo Buonarroti, dei Cesare Beccaria, dei Giacomo Leopardi, dei Giuseppe Verdi, delle Rita Levi Montalcini e degli Enrico Fermi, e dei tanti altri grandi scienziati, poeti e intellettuali che sono stati dei grandi italiani.

Sono stati grandi, loro, proprio perché con te, miserabile cafone ignorante, non avevano assolutamente niente da spartire.

 

Giuseppe Riccardo Festa

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