L’ OBLIO DELLE ARMI E’ IL PRESENTE DELL’ IMPERO  USA.

– L’ oblio avvolgerà tutto, questione di poche ore. E’ sempre successo, in occasione della “strage infinita” causata dal possesso libero delle armi. Succederà ancora.

Stragi e lutti continueranno  –  Per dirlo è sufficiente ascoltare le numerose interviste ai membri della collettività texana, perfino all’ indomani dell’ ennesima strage di innocenti. Stavolta quasi tutti bambini delle elementari, uccisi da un 18enne con evidenti problemi mentali.  Ci serva per capire che a quelle latitudini la difesa personale viene vista come una forma di democrazia diretta fai da te. In un paese dove la parola “democrazia” non è mai citata, neppure una volta, nella loro stessa Carta. A differenza del diritto di armarsi, il celeberrimo secondo emendamento. Ebbene sì, la strage di Uvalde (Texas) passerà come tutte le altre, con un ragazzo (Salvador Ramos, ucciso anche lui dalla polizia) ha dapprima ferito gravemente la nonna, poi fatto strage di bambini, infine ucciso un insegnate. Il marito di quest’ultima è morto appena appreso la notizia, per un malore, un’ altra vittima indiretta anche lui di questa strage.

Un impero è violento e guardingo – A noi province sembra incredibile che possa esistere ed essere popolare un governatore come quello texano, Greg Abbott, in carica dal 2015, che dall’ anno scorso ha orgogliosamente varato una legge che consente a chiunque di portare pistole e fucili senza alcuna licenza né una formazione o controlli. Eppure fu lui stesso a rivendicare la bontà della scelta, con queste parole: “Forse qualcuno adesso dirà che ho firmato una legge per i diritti dei possessori di armi e le aziende produttrici, ma in verità è una legge che rafforza la libertà del nostro stato”. Proprio così, nel paese della democrazia incompiuta (dove non esiste il voto segreto e la parola democrazia non è mai citata nella carta), si vive di violenza e armi in casa. Il tutto in nome della paura e della libertà, una strana mistura. Sì, il terrore di altri membri della collettività, altri stati e addirittura del tuo stato stesso. E’ normale sia così, perché la violenza, purtroppo, è la cifra stessa di ogni impero, che ha timore sia verso altri imperi come di se stesso. Non è un caso, infatti, che nessuno o quasi ha proferito parola contro la vendita libera di armi. Il  Far West e la violenza in un impero sono pane quotidiano, la ragione è che in ultima istanza bisogna sempre difendersi dagli altri per non esser sostituiti: altri imperi, altri cittadini, altri esseri umani, altre collettività. No, non è mai un bel vivere quello di un impero, soprattutto se egemone.

La percezione della realtà è più importante della realtà stessa – I cittadini di un impero, a ogni livello, dai vertici al disoccupato, percepiscono una realtà diversa dalla nostra nostra. Anzi, forse non è neppure reale, tuttavia si sentono assediati e si percepiscono in perenne pericolo. Se per i vertici di un impero l’altro è un impero rivale, per il singolo cittadino l’altro puo’ essere il vicino o il passante, comunque sempre una potenziale minaccia. E’ questa la percezione della realtà, spesso errata, che nelle province non capiamo; esattamente come non comprendiamo le loro guerre e le loro innate paure. Da province le subiamo soltanto. A noi pare importante la vita placida, l’aperitivo a fine giornata o festeggiare la squadra del cuore. Per carità tutte agiatezze e frivolezze che esistono anche negli imperi, ma non sono prioritarie né soprattutto uniche. In un impero ti percepisci e senti superiore agli altri ed è proprio da questo senso di superiorità che nasce il desiderio di mantenere questo status quo imperiale. Quindi anche la autodifesa,  contro il singolo e contro le altre collettività del mondo. Allora il ricorso alle armi, nei conflitti regionali trasformati in guerre per procura, appunto con l’invio di armi, come in scontri interni (razziali o frutto di follia), regolati con le armi, la violenza, le stragi. Accade perché, purtroppo, la violenza è il DNA stesso di qualsiasi impero

L’oblio avvolgerà tutto – E allora non resta che andare oltre, pure stavolta, dimenticare e “olvidar”, come dicono da quelle parti (ad Uvalde e in queste zone del Texas più dell’ 80% della popolazione è di origine ispanica), perché non ci sarà strage che tenga se la posta in gioco è quella della difesa personale,  a livello collettivo o del singolo individuo. No, è certo, nessuno domanderà veramente restrizioni sulla vendita e il possesso libero delle armi. Non a caso il governatore, l’avvocato Abott, resterà popolare e le stragi continueranno . E’ il sentimento medio del paese, quindi ci si può far poco, forse nulla. Anche se a noi sembra incredibile. Difatti l’altro ieri proprio in Texas si è svolto, nonostante tutto, l’annuale meeting della National Rifle Association (NRA), la principale lobby delle armi Usa. E’ nel DNA della collettività che, paradossalmente, invia armi in Ucraina per difendere le vite degli ucraini dall’ aggressore russo, ma non è capace di difendere le oltre 45.000 vite statunitensi che mediamente ogni anno vengono interrotte negli Stati Uniti da un’ arma da fuoco. Neanche quelle dei bambini, il futuro del paese, perché un impero è consapevole che il suo futuro non esiste. Da impero ci si muore, sempre. Alla fine restano solo le macerie, i resti antichi, quindi tanto  vale difendersi nel presente. Con le armi, appunto, con la violenza, cieca, sorda, insensata. Tipica in qualunque impero nella storia.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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