QUEL PALLONE NON SI È MAI FERMATO: CINQUE ANNI IN CAMPO PER GUERINO “CABRINI”

Allo stadio comunale “Domenico Bria” di Scala Coeli il quinto Memorial dedicato al terzino della mitica AS Scala Coeli. Vecchie glorie e giovani promesse di nuovo insieme nel nome di un amico che continua a essere ricordato attraverso il calcio

Guerino Paletta

Antonio Loiacono

Il pallone torna a rotolare. Le maglie tornano a riempire il campo. E, per una sera, il tempo sembra fare un passo indietro.

Allo stadio comunale “Domenico Bria” di Scala Coeli, la sera del 19 agosto scorso, è andato in scena il quinto Memorial Guerino Paletta, per tutti “Cabrini”, il terzino della mitica AS Scala Coeli scomparso prematuramente e rimasto nella memoria di chi ha condiviso con lui una parte importante della propria vita.

Cinque anni dopo, gli amici hanno scelto ancora una volta il calcio per ritrovarsi e per ricordarlo.

Non una semplice partita. Non una commemorazione affidata soltanto alle parole. Piuttosto, un appuntamento che il tempo ha trasformato in una piccola tradizione della comunità.

In campo, questa volta, le vecchie glorie hanno affrontato le giovani promesse del calcio. Due generazioni diverse, unite dalla stessa passione e dallo stesso nome che continua a dare un significato a quella serata.

Il risultato racconta di una partita tutt’altro che simbolica.

I tempi regolamentari si sono conclusi sul 3-3, lasciando la sfida aperta fino all’ultimo pallone. Poi sono arrivati i calci di rigore. E qui è andata in scena la rivincita dei “vecchietti”, capaci di imporsi sui più giovani con il risultato complessivo di 8-7.

Ma, naturalmente, il risultato è soltanto una parte della storia.

A raccontare il significato della serata è Nicola Abruzzese, che sottolinea innanzitutto l’atmosfera vissuta allo stadio: una serata nella quale il calcio è riuscito ancora una volta a fare quello che gli riesce meglio, mettere le persone una accanto all’altra.

«Ancora una volta, lo sport a Scala Coeli dimostra di essere capace di unire generazioni diverse», osserva Abruzzese.

Ed è probabilmente proprio questa la chiave del Memorial.

Le vecchie glorie che tornano a indossare una maglia e a inseguire un pallone. I più giovani che raccolgono idealmente il testimone. Gli amici che si ritrovano. Il campo che diventa il punto d’incontro tra età, esperienze e ricordi differenti.

E al centro, Guerino.

Non soltanto il calciatore.

Soprattutto l’amico.

«Tutti insieme con un unico grande obiettivo, quello di ricordare un grande giocatore e, soprattutto, un grandissimo amico: Guerino», racconta Abruzzese.

Sono parole che spiegano meglio di qualsiasi cronaca il senso dell’iniziativa.

Perché quando una persona viene ricordata soltanto attraverso una fotografia, il tempo tende inevitabilmente a trasformare il ricordo in qualcosa di statico.

Qui accade il contrario.

Il ricordo viene rimesso in movimento.

Guerino Paletta era un terzino della AS Scala Coeli. Per gli amici era semplicemente “Cabrini”, un soprannome che apparteneva al linguaggio di quella generazione e che oggi è diventato quasi un secondo nome.

Ed è significativo che proprio il calcio, il luogo nel quale Guerino aveva costruito una parte della propria identità, sia diventato lo strumento attraverso il quale gli amici continuano a ricordarlo.

Non servono grandi gesti.

Basta un campo, un pallone, una maglia, una partita e soprattutto la presenza di chi non ha dimenticato.

Il Memorial, arrivato alla quinta edizione, racconta così una forma di memoria molto concreta. Una memoria che non rimane ferma a ciò che è stato, ma trova ogni anno un’occasione per tornare a vivere dentro una comunità.

Cinque anni sono un periodo abbastanza lungo perché molte cose possano cambiare.

Le persone crescono. Le vite prendono direzioni differenti. Alcuni amici si allontanano. Altri tornano. Le generazioni si avvicendano.

Eppure c’è un appuntamento che continua a ricomporre, almeno per una sera, quel vecchio gruppo.

Il Memorial Guerino Paletta è diventato anche questo: un modo per ritrovarsi.

Non soltanto per chi ha condiviso con Guerino gli anni del calcio, ma anche per chi oggi è più giovane e forse non ha avuto la possibilità di conoscerlo direttamente.

È qui che lo sport assume una funzione che va oltre il risultato.

Una partita permette alle persone di incontrarsi facendo qualcosa che appartiene alla memoria collettiva del paese.

Il campo non è soltanto un terreno di gioco.

Diventa un luogo nel quale passato e presente possono stare insieme.

Il 3-3 dei tempi regolamentari e l’8-7 ai rigori consegnano agli archivi una partita combattuta e divertente.

Ma difficilmente sarà il risultato a rimanere più a lungo nella memoria di chi era presente.

Resteranno piuttosto le immagini.

Gli amici nuovamente insieme.

Le vecchie glorie che hanno rimesso le scarpe da calcio.

I giovani che hanno raccolto la sfida.

Le risate.

La competizione.

E quel nome che, per il quinto anno consecutivo, è tornato a essere pronunciato sul campo dello “Domenico Bria”: Guerino.

Perché il calcio ha una caratteristica particolare: riesce a conservare gesti che sembravano appartenere soltanto al passato.

Un passaggio, un tiro, una corsa sulla fascia, una maglia, un’esultanza!

Sono frammenti di una storia personale che, quando vengono condivisi da una comunità, diventano memoria collettiva.

C’è infine un aspetto che va oltre la vicenda personale di Guerino.

Il Memorial racconta anche un modo di vivere lo sport che appartiene alla storia di tanti piccoli paesi.

La squadra di calcio non è mai soltanto una squadra.

È stata, e in molti casi continua a essere, un luogo di amicizie, appartenenza, confronto e identità.

La vecchia AS Scala Coeli rappresentava anche questo.

Per chi l’ha vissuta, il calcio era una parte della vita del paese. I compagni di squadra diventavano amici. Le partite diventavano ricordi. Lo spogliatoio diventava una seconda casa.

Ed è forse per questo che oggi, quando gli amici di Guerino si ritrovano su quel campo, non stanno semplicemente organizzando una partita.

Stanno riaprendo una pagina della storia di una generazione.

Alla fine, come sempre, anche questa partita è terminata.

Il pallone ha smesso di correre.

Le squadre hanno lasciato il terreno di gioco.

Le maglie sono tornate negli spogliatoi.

Ma il Memorial ha lasciato ancora una volta ciò per cui è nato: la possibilità di ritrovarsi e di pronunciare ancora il nome di un amico.

Nicola Abruzzese lo riassume in una frase semplice: «Una serata di sport, amicizia e memoria».

Tre parole che, in questo caso, non hanno bisogno di essere spiegate troppo.

Perché dopo cinque anni la risposta è già lì, sul terreno dello “Domenico Bria”.

Guerino non è più in campo. Ma il suo nome continua a far scendere in campo gli altri.

E finché ci sarà un pallone da calciare, una maglia da indossare e un gruppo di amici disposto a ritrovarsi, quella partita non sarà mai davvero finita.

 

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