Vorrei cominciare queste mie modeste considerazioni ponendo a me stesso e a chiunque altro la seguente domanda: C’è qualcuno tra le persone comuni, ma di buon senso, che non si sia interrogato sul significato nel mondo attuale della Intelligenza artificiale, e non abbia pensato agli straordinari benefici e vantaggi che essa offre in ogni campo del sapere, della tecnologia, della medicina, della finanza ecc., ma che non abbia altresì ipotizzato i rischi a cui l’Umanità può andare incontro in caso di uso malvagio di tale tecnologia da parte di chi odia la nostra civiltà, o non abbia altresì pensato alla Intelligenza Artificiale come ad un potere che potrebbe svincolarsi dall’agire umano e dal suo controllo per diventare un’entità autonoma, e a sé stante, in grado di perseguire fini propri e non necessariamente coincidenti con l’interesse del genere umano?
Probabilmente nessuna persona ragionevole è sfuggita a questo affascinante e al tempo stesso inquietante interrogativo.
Devo dire che ho molto meditato prima di scrivere sulla Intelligenza Artificiale, in quanto non ho alcuna competenza in materia, posso solamente argomentare sui potenziali benefici (tanti) che essa offre alla medicina, e alla Cardiologia (mio campo di interesse). Ciononostante ritengo, non tanto sulla base di quanto quotidianamente ascoltiamo o vediamo in TV, e su tutti gli altri mezzi di informazione, ma anche sulla base delle diverse letture da me fatte, che ognuno di noi debba quanto meno cercare di appropriarsi degli strumenti basilari per cercare di farsi un’idea riguardo a questa tecnologia, idea che ovviamente va sempre eventualmente rivista, al fine di poterla interpretare al meglio.
Recentemente ho partecipato ad un Webinar condotto dal dottor Claudio Cavallini di Perugia, e dal dottor Ciro Indolfi, professore di Cardiologia all’Università della Calabria, nel corso del quale si è parlato degli straordinari vantaggi che l’Intelligenza artificiale offre in ogni campo della cardiologia, dalla interpretazione dell’ecg, alla diagnostica nel campo dell’imaging e nella valutazione delle lesioni stenosanti dell’albero coronarico, del potenziale incremento di affidabilità nel riconoscimento della natura di lesioni infiltrative documentate alla Risonanza Magnetica nucleare, e nel campo stesso, importantissimo, della elettrofisiologia dove appositi algoritmi possono aiutare a rendere più efficaci individuazione e procedure ablative di eventuali pericolosi substrati aritmici.
Ritorniamo all’elettrocardiogramma. L’intelligenza artificiale attraverso gli strumenti del Deep Learning e del Machine Learning è in grado di immagazzinare milioni di tracciati precedentemente valutati da cardiologi esperti ed “imparare” a fare diagnosi autonomamente. Un tracciato elettrocardiografico effettuato per esempio da un infermiere in un’ambulanza può essere interpretato in modo corretto, più corretto di quanto possa fare un cardiologo esperto, e porre i medici che assistono un paziente nelle condizioni di poter agire più efficacemente e tempestivamente. 
Inoltre non sempre La valutazione di un quadro elettrocardiografico che suggerirebbe una certa diagnosi ad uno sguardo anche attento, si rivela corretta. Per esempio un’alterazione della concentrazione di elettroliti nel sangue, sodio potassio o calcio, potrebbe dar luogo ad anomalie elettrocardiografiche in grado di ingannare per lo meno in un primo momento il medico o il cardiologo che lavora nelle urgenze. Ma non l’Intelligenza artificiale in grado di effettuare la corretta diagnosi, perché ha incorporati nella sua memoria milioni di tracciati elettrocardiografici che gliene consentono la giusta interpretazione.
Gli sviluppi più recenti della Intelligenza Artificiale applicati alla Cardiologia e alla elettrocardiografia consentono di calcolare, sulla base di un semplice esame elettrocardiografico, una valutazione abbastanza precisa della frazione di eiezione, cioè della capacità contrattile del cuore, entrando in questa modo in competizione con l’ecocardiografia che permette una stima diretta di questo parametro. E consentono altresì di prevedere sulla base di un normale elettrocardiogramma se e quando un paziente potrà andare incontro ad episodi di fibrillazione atriale, il cui trattamento con farmaci anticoagulanti è necessario per la prevenzione di ictus ischemico.
Ora, perché tutte queste applicazioni possano essere utilizzate nella pratica clinica occorrono degli studi controllati e randomizzati, cioè dotati della necessaria validità scientifica, ma con le potenzialità che questa tecnologia offre non occorrerà molto tempo prima che si arrivi a raccogliere dati sufficienti per un utilizzo clinico.
Stiamo parlando di elettrocardiografia, ma in altri campi della cardiologia i prodigi dell’Intelligenza Artificiale non hanno mancato di recare vantaggi e innovazioni.
Grazie all’intelligenza artificiale si è in grado di diagnosticare e quantificare con molta maggiore precisione le lesioni infiltrative che possono essere documentate a livello del muscolo cardiaco, e possono essere documentate patologie che potrebbero sfuggire anche ad un occhio clinico ben allenato. E potrei continuare per chissà quanto nella elencazione dei vantaggi ed aiuti all’attività clinica e cardiologica in particolare.
Non c’è solo la Cardiologia. La Radiologia in generale è uno dei campi in cui l’Intelligenza artificiale ha trovato maggior spazio, essendo in grado di leggere una lastra molto meglio di un radiologo esperto. Al punto che qualcuno (Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica nel 2024) si è spinto ad affermare che tra qualche anno sarà perfettamente inutile iscriversi a Medicina, tutto verrà risolto grazie all’Intelligenza artificiale e si potranno diminuire gli enormi costi che comportano la formazione e l’addestramento di un radiologo o di un cardiologo.
Vedremo che le cose non stanno proprio così.
Spostandomi dall’ambito medico e cardiologico verso la generalità dell’utilizzo della I.A. nei vari campi di applicazione dell’agire umano, lo scorso luglio ho presenziato ad un convegno organizzato dal giornalista Nicola Porro su temi non esclusivamente medici o economici. Mi ha particolarmente colpito l’intervento di un ingegnere, Andrea Imperiali, ex presidente di Auditel e attuale docente all’Università Cattolica nonché Membro del Comitato Intelligenza Artificiale AgCom, il quale parlando di questa tecnologia ha affermato che essa attraversa ormai ogni ambito dell’agire umano classificandosi come una vera e propria infrastruttura trasversale, in grado di proporre soluzioni ai vari problemi che si pongono del tutto inimmaginabili fino a poco tempo fa.
L’intelligenza Artificiale rappresenta una Rivoluzione al pari se non superiore e più sconvolgente della Rivoluzione industriale della fine del 1700. Per fare un esempio che renda meglio il significato di questa tecnologia si può pensare alla introduzione in Occidente e nel mondo intero della energia elettrica. Nel 1882 Thomas Edison ne sfruttò la scoperta fondando la prima Centrale Elettrica a New York, vicino a Wall street. Inizialmente pochi immaginavano i benefici che questa scoperta avrebbe arrecato all’umanità, a parte la sostituzione delle candele con le lampade ad incandescenza che potevano illuminare le strade assai meglio.
Ma l’energia elettrica ha portato alla sostituzione dei motori a vapore con i motori elettrici, assai meno inquinanti e più maneggevoli, e come innovazione secondaria e da nessuno prevista all’invenzione per esempio dell’ascensore, del frigorifero elettrico, della radio della televisione, della stessa Intelligenza artificiale. L’ascensore elettrico ha consentito la costruzione dei grattacieli a New York e in tutto il mondo, il frigorifero, rendendo meno importante il rapporto di prossimità tra produzione e consumo ha rivoluzionato le nostre abitudini alimentari e la stessa agricoltura, la radio e la televisione sono, come sappiamo, strumenti di informazione e conoscenza del mondo moderno cui pochi rinuncerebbero.
Grazie all’Intelligenza artificiale è possibile l’analisi genetica in tempi infinitamente più brevi rispetto alle tecniche tradizionali con indubbi vantaggi sulla personalizzazione delle cure, persino sulla previsione della efficacia delle cure stesse. E si può anche migliorare la pratica dell’insegnamento con la introduzione di modelli di apprendimento personalizzati, tali da consentire a ciascuno studente di completare il suo percorso di studi in maniera individuale. Si è visto in alcune università americane che così facendo è possibile accorciare la formazione di un medico specialista di circa due o tre anni, con indubbi vantaggi sui costi di formazione.
L’Intelligenza Artificiale determinerà un calo dell’occupazione, causando problemi di sostenibilità economica e potenziale impoverimento delle fasce sociali più deboli? Ognuno di noi, se solo riflette un attimo, si pone questa domanda. Ritornando al dottor Geoffrey Hinton, vincitore del Premio Nobel per la fisica nel 2024, egli affermò nel 2015 che entro 5 anni si sarebbe potuto fare completamente a meno dei radiologi e che essi sarebbero scomparsi. Nel 2026, dopo oltre 11 anni (non cinque), il numero dei radiologi non solo non è diminuito, ma è addirittura aumentato. Perché? Perché la professione del radiologo non consiste unicamente nella lettura di una lastra, di un radiogramma, implica la preparazione del paziente, il rapporto di empatia con lo stesso, la preliminare discussione di ogni caso clinico con un team di esperti, la somministrazione del mezzo di contrasto e per lo meno altri 20 passaggi preliminari alla effettuazione dell’esame. All’Intelligenza artificiale è demandato solo uno di questi compiti, tutti gli altri sono appannaggio della professione medica.
Sulla base delle dichiarazioni di Hinton e di altre personalità di rilievo sono stati condotti degli studi per stabilire se e in quale modo l’Intelligenza artificiale possa determinare un calo dell’occupazione. Presso la prestigiosa Università di Stanford sono state esaminate ben 1200 tra professioni e attività lavorative svolte dall’uomo. Solo nel 19% di esse l’Intelligenza Artificiale si è rivelata impattante sull’occupazione, ma similmente a quanto verificatosi con i radiologi solo per alcun aspetti di queste attività o professioni.
La conclusione è stata che non sarà l’intelligenza Artificiale a determinare un calo dei posti di lavoro, una riduzione dei radiologi, piuttosto saranno penalizzati coloro i quali non vorranno impadronirsi di questa tecnologica a vantaggio di coloro i quali ne faranno buon uso.
Veniamo adesso ad un aspetto meno trionfalistico ed entusiasmante dell’Intelligenza Artificiale. A differenza della Rivoluzione Industriale del 1700, e a differenza dell’energia elettrica che non hanno questa caratteristica, l’Intelligenza Artificiale è una tecnologia DUAL USE. Cosa significa? Significa che essa è ambivalente e può essere utilizzata sia per migliorare le attività del genere umano, fornendo talvolta un aiuto formidabile alla risoluzione di problemi vari, alla introduzione di tecnologie secondarie ed innovative, sia per arrecare danno a potenziali vittime di coloro che la utilizzano in maniera dannosa e malvagia.
Gli esempi anche in questo caso sono tanti. Alzi la mano chi non ha utilizzato almeno una volta ChatGPT, OpenAi, Gemini di Google e altre forme di intelligenza Artificiale generativa. ChatGPT consente per esempio ai medici di scrivere in poco tempo bellissime lettere di dimissione, aiuta i giornalisti a scrivere un articolo, è in grado di rispondere alle domande più varie da parte di un utente. Perché grazie alla sua enorme memoria e alla sua capacità di sintesi può fornire risposte attendibili quasi in tempo reale. Allo stesso tempo la stessa tecnologia può essere utilizzata per creare fake news, convincere l’utente a credere a fatti non veri o costringerlo in modo subdolo a fare operazioni anche finanziarie che possono rivelarsi disastrose.
Altro esempio di DUAL USE della intelligenza artificiale è la tecnologia del riconoscimento facciale che consente per esempio di sbloccare in sicurezza i propri cellulari impedendo ad estranei di utilizzarli, oppure di facilitare la vita negli aeroporti e in altre situazioni di controllo dell’identità personale. Ma la tecnologia del riconoscimento facciale può anche essere utilizzata in maniera mostruosa per il controllo di intere popolazioni, come successo in certe province della Cina prima e dopo l’epidemia del COVID-19.
All’intelligenza artificiale basta poi l’analisi di poche frasi pronunciate da qualcuno, perché riesca a riprodurne in maniera attendibile la voce (tono, inflessioni, accento, ecc. ), comunicando qualsiasi genere di messaggio in maniera tale da trarre in inganno chiunque. Ricordo a questo proposito di aver visto nell’autunno del 2023 in TV Bruno Vespa parlare fluentemente in cinese, e ammonire poi i telespettatori che con questa tecnologia è possibile far dire al conduttore qualsiasi cosa, anche quelle più false e assurde dalla quali lui stesso farebbe fatica a difendersi.
Altro esempio di Dual use di questa tecnologia è l’impiego dei Droni utilissimi nella mappatura del territorio, nella ricerca di persone scomparse, addirittura nella consegna di organi destinati al trapianto. Ma tutti sanno, e tutti sono inseguiti dalle notizie che ogni giorno si ascoltano alla radio e in tv: è cioè la capacità dei droni di poter recare danni e distruzione a bersagli posti anche a migliaia di km di distanza da chi li aziona.
Potrei continuare con l’Energia Atomica che può essere utilizzata a fini pacifici o come straordinaria e mostruosa arma di distruzione di massa. Gli esempi quindi non mancano.
Preferisco tuttavia ricondurre l’attenzione del lettore su una recente scoperta scientifica forse non adeguatamente riportata dai mass-media. Poche settimane fa la rivista Science ha pubblicato una ricerca svolta da un gruppo di scienziati della Stanford University in collaborazione con l’Arc Institute di Palo Alto in California, i quali grazie all’Intelligenza Artificiale hanno creato 16 virus che in natura non esistono. I virus sono in grado di penetrare all’interno di batteri e di distruggerli attraverso la loro moltiplicazione o l’inserimento nella catena degli acidi nucleici cioè del DNA, svolgendo in questo modo in definitiva la funzione svolta dagli antibiotici, soprattutto nei confronti di batteri antibiotico-resistenti verso i quali non esistono trattamenti efficaci. Tutto questo è possibile perché l’IA ha la possibilità di analizzare e selezionare il DNA di milioni di esseri viventi creando virus vitali anche se non presenti in natura. L’entusiasmo suscitato da questa scoperta non può però farci sottovalutare l’altro lato della medaglia: chi può garantire in maniera assoluta che questa tecnologia in mani sbagliate possa essere utilizzata per creare agenti patogeni non con lo scopo di guarire pericolose infezioni, ma con l’intento di infettare, generare pandemie, e uccidere migliaia di individui per motivi di potere e di dominio? Possiamo dire che ci potremmo trovare di fronte ad un nuovo tipo di arma microbiologica, in questo caso parliamo di virus, probabilmente assai più potente e pericolosa di quelle attualmente in possesso di alcune potenze e per fortuna mai finora utilizzata. Da qui la necessità, sollecitata dagli stessi scienziati autori della ricerca di creare al più presto una governance in grado di limitare il più possibile questa minaccia. Come tutti sappiamo, le scoperte scientifiche non hanno un colore politico, e, come per l’energia atomica, il suo utilizzo, come già ricordato, può essere ambivalente, sfuggendo talvolta anche alla più rigorosa normativa. Non si può infatti essere certi cioè che una normativa anche se ben costruita possa metterci al riparo da ogni rischio. 
Sotto questo punto di vista appare appropriata e meritevole l’Enciclica di Leone XIV “Magnifica Humanitas” che, richiamando i valori del Vangelo, con una loro lettura in chiave moderna, e sottolineando la bontà della giustizia, del bene comune, della dignità dell’uomo, e dell’amore verso il prossimo invita la magnifica umanità a prendere coscienza dei propria grandezza in maniera tale da affrontare nel modo migliore le sfide e i pericoli alla stessa umanità, come potrebbe essere un uso distorto l’Intelligenza artificiale.
Tornando infine alla domanda iniziale, sulla riflessione da parte di ciascuno di noi sui benefici straordinari che l’IA offre, ma altresì sui rischi ad essa connessa, mi sentirei di affermare che la consapevolezza dei vantaggi, ma anche e soprattutto dei rischi di questa nuova e rivoluzionaria tecnologia deve essere patrimonio di tutti, non solo delle Èlite culturali, degli scienziati, insomma delle alte sfere, ma di ogni cittadino, dotato di buon senso e di amore per sé stesso, per la propria famiglia, per la propria comunità, e per le generazioni future. Ognuno di noi deve, a mio avviso, esercitare, una sorta di vigilanza attiva, sviluppare una coscienza democratica affinché Stati e Nazioni promulghino leggi e regolamenti che, senza ostacolare il progresso e il miglioramento delle sorti del genere umano, vigilino attentamente e si adoperino attraverso lo strumento del voto, finalizzato a promuovere l’elezione di rappresentanti in grado di creare strumenti legislativi appropriati. Il cittadino dotato di buon senso e l’opinione pubblica consapevole, inoltre, attraverso il ricorso ad eventuali strumenti legislativi autonomi, e a qualsiasi altra forma di vigilanza, devono far di tutto affinché una straordinaria opportunità di miglioramento delle sorti del genere umano, non si tramuti nel peggiore degli incubi.
Angelo Mingrone.
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