Dopo aver preso visione del programma politico del neonato partito che si fa chiamare Futuro nazionale, si è confermato in me il sospetto che il suo fondatore, del cui livello culturale è lecito dubitare, è tuttavia sicuramente un uomo molto astuto.
A mio modo di vedere, l’astuzia si colloca a metà strada fra l’intelligenza e la furbizia; per meglio spiegare il concetto, mi sia concesso citare a mo’ di esempio alcuni personaggi della politica italiana.
Chiaramente intelligenti – e all’intelligenza associano o associavano una profonda cultura – sono, a prescindere dalla loro colorazione politica, il Presidente Sergio Mattarella, Mario Draghi ed Emma Bonino, ed erano Enrico Berlinguer, Giuseppe Saragat, Carlo Azeglio Ciampi, Giacinto Pannella, Sandro Pertini, Giovanni Malagodi, Palmiro Togliatti, Amintore Fanfani, Tina Anselmi, Aldo Moro, Nilde Iotti, Pietro Nenni: personaggi che si fanno o si facevano notare per la capacità di guardare lontano e di anteporre l’interesse collettivo alla propria ambizione personale, senza cercare la popolarità a tutti i costi e coltivando l’onestà: in una parola, statisti.
I furbi, almeno agli esordi, riescono a sembrare intelligenti. Si riconoscono dalla forte miopia: tendenzialmente demagogici, si concentrano sul qui e ora, non sanno vedere più in là del successo immediato, fiutano l’aria e promettono alla gente ciò che la gente vuole sentirsi promettere, anche se è irrealizzabile; possono godere di momenti di grande popolarità ma si tratta di solito di fuochi di paglia: ne sono esempi Guglielmo Giannini, fondatore del Fronte dell’Uomo Qualunque, Mariotto Segni, Beppe Grillo, Matteo Salvini, Matteo Renzi.
E infine ci sono gli astuti: possono essere molto intelligenti, a volte addirittura geniali, come Giulio Andreotti, e sicuramente sono abili nel manipolare l’opinione pubblica, come Silvio Berlusconi; non necessariamente possiedono una profonda cultura, e lo dimostra Giorgia Meloni, ma in comune hanno una dose massiccia e dominante di cinismo.
È in quest’ultima categoria che ritengo si debba collocare il fondatore di Futuro Nazionale, formazione politica che – ipse dixit – si appella alla feccia della società e il cui programma, a dispetto del nome che si è dato, è quanto di più lontano si possa immaginare dall’idea di futuro, infarcito come è di assurdità irrealizzabili e anticostituzionali oltre che miserabili (come la remigrazione degli stranieri e la loro sostituzione con gli italiani che vivono all’estero), di nostalgie per il patriarcato e apertamente ostile alle conquiste civili delle minoranze e soprattutto delle donne: dal diritto all’aborto alla fattispecie giuridica del reato di femminicidio.
Il fondatore di Futuro Nazionale sa benissimo che un programma del genere può essere apprezzato solo dalla sua amata feccia, quella minoranza che si colloca culturalmente e cognitivamente negli scantinati del consesso civile: i violenti, i razzisti, gli ignoranti, i malmostosi e i rancorosi che sicuramente sono purtroppo tanti ( lo dimostrano le vendite del suo libro e il successo alle elezioni Europee, alle quali Salvini, facendo – appunto – il furbo l’ha candidato), ma fortunatamente sono comunque una minoranza, quasi esclusivamente maschile perché dubito, dopo la pubblicazione del programma, che il partito avrà molto successo fra le donne. Una minoranza che non raggiungerà mai il 40% ottenuto da Renzi prima del suo crollo o il 30% che brevemente ha illuso Grillo e Salvini, e neanche il discendente 27 o 28% di cui ancora si gloria Giorgia Meloni.
Futuro Nazionale non ambisce a governare ma semplicemente ad esistere, a provocare, a destare entusiasmi in quella minoranza violenta, razzista, ignorante, malmostosa e rancorosa che, delusa prima dalla Lega e poi dal movimento grillino, e un po’ anche da Giorgia Meloni, è alla perenne ricerca di un demagogo da osannare: una minoranza che probabilmente si aggirerà intorno al 10% dell’elettorato, sufficiente ad offrire al fondatore di Futuro Nazionale la notorietà e la visibilità personale che sono il suoi veri e unici obiettivi. Astutamente, egli ha individuato la fascia di popolazione che gliele offrirà, certo che comunque non dovrà mai assumersi responsabilità di governo (lo dimostra il fatto che fa di tutto per inimicarsi le destre che attualmente al governo ci sono).
Si godrà, così, tutti i vantaggi che discendono dall’appartenere alla classe politica, si ergerà tronfio e orgoglioso dalle tribune criticando tutto e tutti, indicherà alle folle i nemici da odiare, offrirà soluzioni assurde che tanto non dovrà mai prendersi la briga di realizzare (“io non faccio il ragioniere” ha detto altezzoso a Marianna Aprile, che gli chiedeva dove avrebbe trovato i fondi per finanziare certe sue proposte politiche), e resterà felice e beato nel ventre di vacca della sua condizione di eurodeputato adesso, e in futuro di deputato o di senatore, intervistato da tutte le testate e citato da tutti i telegiornali; famoso, felice di essere osannato da chi lo osanna e orgoglioso di essere detestato da tutti gli altri, che comunque, con suo sommo godimento, sono costretti anche loro a parlare di lui e che lui guarda con disprezzo e una vena di compatimento perché è sicuramente convinto della validità della stupida equazione fascista, a lui certamente cara, che recita “molti nemici molto onore”.
E anche perché, epigono in sedicesimo del Marchese del Grillo, pensando a chi non lo apprezza non fa che ripetersi che lui è lui e loro non sono un…
Giuseppe Riccardo Festa
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