■Antonio Loiacono
A Scala Coeli la primavera, quest’anno, sembra avere fretta.
Non quella meteorologica, che per fortuna continua a rispettare più o meno il calendario. Quella politica, invece, pare essersi messa a correre.
Mancano ancora parecchi mesi alle comunali del 2027, ma nel piccolo laboratorio politico del paese il calendario elettorale sembra già appeso al muro. Qualcuno osserva, qualcuno parla, qualcuno si muove. Qualcuno, probabilmente, prende anche le misure.
Del resto, la prossima amministrazione comunale sarà nuova comunque vada. Non necessariamente perché tutto cambierà, ma per una ragione molto più semplice e, se vogliamo, filosofica: dopo dieci anni, la guida politica non potrà essere esattamente quella di prima.
E già questa, per Scala Coeli, non è una notizia da poco.
Il resto è una fotografia ancora in movimento.
Da quando Giovanni Matalone ha pubblicamente annunciato la conclusione del suo decennio alla guida del governo locale (ma non a quella di eventuale “passeggero”!) una cosa è diventata evidente: il prossimo capitolo dovrà essere scritto con protagonisti, equilibri e formule diverse.
Il che non significa necessariamente che tutto ciò che è stato sarà cancellato.
La politica, soprattutto quella dei piccoli centri, ha memoria lunga. A volte lunghissima.
Persone, rapporti, amicizie, contrapposizioni e vecchie appartenenze non evaporano semplicemente perché cambia una candidatura. Restano sul terreno. E spesso riemergono sotto forme nuove.
È qui che comincia la parte interessante.
Perché mentre una leadership si avvia verso la conclusione, altre ambizioni cominciano a prendere forma.
E così il quadro si complica.
O, più elegantemente, si arricchisce.
Da una parte c’è l’idea di Vincenzo Tridico di provare a riunire le diverse anime politiche presenti a Scala Coeli.
Un’idea che, almeno sulla carta, ha il fascino delle grandi operazioni di sintesi: mettere insieme sensibilità differenti, superare vecchie divisioni e costruire una proposta amministrativa più larga.
Dentro questo ragionamento potrebbero trovare spazio anche alcuni rappresentanti dell’amministrazione Matalone.
E qui entra in scena una delle parole più affascinanti e più abusate della politica italiana: unità.
Unità di chi?
Unità intorno a cosa?
Unità per fare cosa?
Domande perfettamente legittime, perché in politica l’unità può essere una sintesi autentica oppure una somma aritmetica. E le due cose, non sempre, coincidono.
Niccolò Machiavelli, che di queste faccende qualcosa aveva intuito, dedicò parecchie pagine al rapporto fra potere e alleanze. Il punto, in fondo, era semplice: chi vuole governare deve costruire consenso e alleanze, ma deve anche evitare di diventare prigioniero degli alleati.
A Scala Coeli non siamo, per fortuna, nella Firenze del Cinquecento.
Ma il principio generale conserva una certa attualità.
Soprattutto quando il numero dei possibili alleati comincia a crescere.
Nel frattempo si fa strada la volontà di Gina Farao di scendere in campo con una propria candidatura e di rompere con le vecchie strategie.
Qui la parola chiave diventa un’altra: cambiamento.
E anche questa è una parola che in campagna elettorale gode di ottima salute.
Ma il cambiamento, quello vero, è una faccenda più complicata di uno slogan.
Può significare cambiare le persone.
Può significare cambiare il metodo.
Può significare cambiare il linguaggio.
Può significare cambiare le alleanze.
Oppure può capitare che cambino tutte queste cose e che, dopo qualche mese, qualcuno si accorga che il vecchio copione ha semplicemente cambiato copertina.
È uno dei piccoli paradossi della politica: il nuovo, per essere davvero nuovo, deve riuscire a non portarsi dietro tutto il vecchio.
Ma questa è una verifica che, naturalmente, spetterà ai fatti.
E soprattutto agli elettori.
Poi c’è il capitolo Matalone.
Dieci anni alla guida dell’amministrazione comunale non sono una parentesi. Sono un’epoca politica.
Una lunga stagione lascia tracce, consenso, opposizioni, rapporti, risultati e inevitabili discussioni.
Ma soprattutto produce una domanda: che cosa succede dopo?
La risposta non è ancora scritta.
E forse è proprio questa la novità più interessante delle prossime elezioni.
Perché quando una leadership lunga un decennio arriva al termine, non si apre semplicemente una successione.
Si apre uno spazio.
E nella politica, come in natura, gli spazi vuoti hanno la curiosa abitudine di essere occupati molto rapidamente.
Come se non bastasse, nelle ultime settimane si è affacciata anche la possibilità concreta di una terza compagine alle comunali del 2027, alla luce delle dichiarazioni che stanno circolando.
Se questa ipotesi dovesse trasformarsi in realtà, la geometria elettorale di Scala Coeli cambierebbe sensibilmente.
Perché due liste producono una linea.
Tre liste producono un triangolo.
E il triangolo, in politica, è una figura molto più interessante.
Non ci sarebbe più semplicemente un confronto fra A e B.
Ci sarebbe A, B e C.
E a quel punto ogni candidato dovrebbe fare i conti non soltanto con il proprio consenso, ma anche con quello degli altri due.
La matematica, improvvisamente, tornerebbe a essere una materia politica.
E potrebbe persino diventare più divertente della geometria.
Formalmente no.
Politicamente, forse sì.
Perché quando si comincia a parlare di candidature, alleanze, liste, successioni e nuove compagini, qualcosa è già cominciato.
Non necessariamente la campagna elettorale.
Ma sicuramente la fase preparatoria della campagna elettorale.
È il momento in cui si sondano disponibilità, si misurano umori, si cercano convergenze, si valutano distanze.
Una specie di precampionato.
Con una differenza fondamentale: nel calcio si possono cambiare i giocatori durante il mercato. In politica si possono cambiare anche le squadre.
E qualche volta persino il capitano.
Eccoci dunque alla metafora dalla quale siamo partiti.
A Scala Coeli il terreno politico sembra essere sottoposto a una irrigazione piuttosto intensa.
Da una parte l’idea di unire.
Dall’altra la volontà di rompere con il passato.
Nel mezzo una leadership decennale che si avvia alla conclusione.
E, sullo sfondo, la possibile comparsa di una terza lista.
Il risultato è un paesaggio nel quale non è ancora possibile capire quali saranno le piante destinate a crescere, quali verranno trapiantate e quali, invece, resteranno soltanto semi.
Ma una cosa è certa: qualcosa sta germogliando.
E sarebbe prematuro stabilire adesso quale sarà il raccolto.
Machiavelli ricordava che la fortuna può influenzare una parte delle vicende umane, ma lasciava agli uomini la possibilità di governarne l’altra parte. È una riflessione che, mutatis mutandis, può valere anche per una piccola competizione elettorale: le condizioni iniziali contano, ma alla fine sono le scelte a costruire il risultato.
A Scala Coeli, per ora, le scelte sono ancora in movimento.
Le alleanze possibili sono ancora da verificare.
Le candidature devono ancora prendere forma definitiva.
Le squadre devono ancora essere consegnate all’arbitro.
E soprattutto manca ancora il momento nel quale saranno i cittadini, matita alla mano, a dire l’ultima parola.
Per adesso, dunque, niente verdetti.
Solo movimenti.
Solo ipotesi.
Solo politica e una primavera che, a Scala Coeli, sembra avere deciso di arrivare con largo anticipo.
Il calendario dice 2027.
Il paese, evidentemente, ha già cominciato a prepararsi.
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