Il libro di Harry di Windsor? No, grazie.

Uno dei principi fondamentali ai quali mi attengo, quando decido di acquistare un libro (e ne compro a diecine ogni anno), è che debbo essere certo, quel libro, di volerlo vedere e tenere nella mia biblioteca anche a distanza di un anno. Per questo motivo, ad esempio, non mi sogno nemmeno di comperare il libro che, puntuale come l’influenza ma assai più pernicioso, Bruno Vespa pubblica ogni anno, né gli innumerevoli libri autobiografici di cantanti, attrici, calciatori, ballerini e divi di tacca intera o di mezza tacca si fanno scrivere per raccontare quanto hanno sofferto da piccoli e quanto hanno dovuto faticare per arrivare al successo: trovo anzi avvilente che l’editoria dedichi tanta attenzione a questo genere di “letteratura”; meglio: trovo avvilente che tanti dei già pochi italiani che trovano il tempo da dedicare alla lettura, è proprio a questo genere di “letteratura” che s’interessano.

Per carità, ognuno è libero di leggere quello che gli pare. Ma trovo aberrante che milioni di persone provino l’interesse morboso per i fattacci altrui che genera il successo di libri come quello che il principe Harry ha pubblicato col preciso intento – così riferiscono i fortunati che già ne hanno preso visione – di coprire di letame l’augusta famiglia reale di cui è la pecora nera.

A me dei fattacci altrui non potrebbe fregarmene di meno, salvo che quei fattacci non abbiano o non rischino di avere conseguenze significative sulla storia: gli amorazzi e il “bunga-bunga” di Berlusconi, ad esempio, hanno gettato il discredito e il ridicolo sull’Italia intera e le malattie del suo amico Putin potrebbero essere all’origine delle sue decisioni criminali e sconsiderate: a questo livello, i fatti cessano di essere privati ed assumono rilevanza storica.

Ma certamente nessuna rilevanza storica ha quel che racconta Harry di Windsor nel suo “Spare”: i rancori, le ripicche, le piccinerie e le miserie di una famiglia reale sostanzialmente inutile (che a coprirsi di discredito ha cominciato già due generazioni fa con gli amori del filo nazista e poi dimissionario re Edoardo VIII) raccontate da un suo membro marginale, per quanto rancoroso, hanno la stessa importanza, sul piano storico, degli amori di Carolina di Monaco o della sua disinvolta sorella Stephanie: un valore pari a zero.

Non vedo nessuna differenza tra la lettura del libro di Harry di Windsor, l’interessarsi a programmi come i vari grandi fratelli e isole dei famosi e lo sfogliare le mai abbastanza vituperate riviste che vivono di pettegolezzo e di occhiate dal buco della serratura nelle stanze dei cosiddetti VIP: si tratta di puro e semplice voyerismo, un meschino sbirciare nella vita altrui di chi, il sospetto è legittimo, compensa così il fatto che lui, o lei, una vita non ce l’ha, o ce l’ha talmente insulsa da dover abbeverarsi a quella altrui.

E così si masturba mentalmente, e forse non solo mentalmente, illudendosi intanto di vivere la vita di quei veri o presunti VIP.

Giuseppe Riccardo Festa

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