I ragazzi: proviamo ad ascoltarli … e perché non li vacciniamo?

Mi è venuta un’idea. Perché a gruppi, per dare una speranza, non li vacciniamo?

Molto si è scritto, e tanto ascoltiamo, sul momento che vivono i nostri ragazzi. Usciamo e rientriamo di casa e il più delle volte li troviamo vestiti allo stesso modo di come li abbiamo lasciati e sempre a seconda dell’ora nello stesso punto della casa. 

La loro vita ormai è piuttosto statica. Blindata tra quattro mura. I loro movimenti sono ridotti al minimo. Si spostano dal computer alla playstation, arrivando alla sera quando il più delle volte guardano la televisione, insieme ad amici e amiche, dal doppio schermo cellulare/computer.

Il fatto che il loro isolamento si sta prolungando è particolarmente rischioso. Parliamo di una abitudine diventata nel frattempo irreversibile. Per molti in un’età che dovrebbe dargli autonomia per scoprire la vita, al contrario sono super controllati dai noi genitori. 

Il tempo passa inesorabile e la loro adolescenza o fanciullezza: è bruciata. C’è poco da fare. La pandemia li ha obbligati a vivere in casa. Ogni tanto ci accorgiamo di loro. Diciamola tutta li abbiamo congelati. Facciamo fatica a dialogare con loro. Nel frattempo si sono chiusi nel loro mondo. Non vedono prospettive. 

L’altra sera mio figlio ha deciso di guardare la televisione con noi. Nel lettone di mamma e papà. Ho fatto un po’ di resistenza e poi mi sono chiesto che male ci fosse. Non ero a onore del vero abituato. Avrei voluto in questa fase della sua vita che sperimentasse altro, compreso le scoperte piacevoli che la vita riserva a quell’etá. 

La qualcosa mi ha colpito. Mi ha fatto riflettere, ma non ho alcuna soluzione. Mi sento perdente. Forse è arrivato il momento che l’intera società dovrebbe aprirsi ai più piccoli e ai più giovani, ascoltando la loro voce, seppure blanda e flebile. Saranno gli ultimi ad essere vaccinati. Quelli che in fondo vivranno più a lungo l’inesorabile  battaglia, fatta di tanta solitudine e vissuta nel buio pesto.

Vedono il futuro come minaccia e non come opportunità. Mi è venuta un’idea. Perché a gruppi, per dare una speranza, non li vacciniamo? Perché il Presidente del Consiglio non ascolta una loro rappresentanza? Stiamo facendo come Paese dei debiti per costruire un futuro alle nostre generazioni e, quindi, è forse arrivato il momento di sentire la loro voce e occuparci di essi. Dovremmo avere almeno un po’ più di attenzione nei loro confronti.

Nicola Campoli

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