A ben guardare, tatuaggi a parte, fra i due, il rapper e il politicante, c’è una forte rassomiglianza: stessa arroganza, stessa presunzione di sé, stessa pretesa di avere la verità in tasca, anche se nel caso di Fedez si tratta di una verità ondivaga, stanti le sue metamorfosi nel campo dello sdegno politico, ma tant’è. L’altro, già generale dell’Esercito e ora vicesegretario della lega salviniana, insisto a non volerlo nominare perché, come certi cibi andati a male, il suo nome mi guasta la bocca. Ebbene, nel caso dell’altro, chiamiamolo “l’Innominabile”, la presunzione di possedere la verità si accompagna, notoriamente, a un’imbarazzante capacità di sparare stupidaggini a raffica; ma Fedez, anche in questo, si sta dando di fare alla grande per somigliargli il più possibile.

Tanto è vero che il Fedez, sedicente cantautore, si è affrettato a dimostrarsi anche lui razzista, esattamente come l’Innominabile, consegnando alle declinanti folle dei suoi ammiratori una filastrocca in cui, oltre a lanciare ingiurie verso la segretaria del PD Elly Schlein (vi ricordate di quando invece ce l’aveva con Ignazio La Russa, col quale ora invece si gode piacevoli gite in barca?), riferendosi al tennista Jannik Sinner lo definisce “italiano con l’accento di Hitler”.
Ammettiamolo: non è da tutti sparare un’idiozia così enorme, gratuita, volgare e meschina. Così come non è da tutti, davanti a italianissime campionesse come Myriam Sylla, Kelly Douala e Paola Egonu, blaterare di non italianità delle loro fisionomie, come fa l’Innominabile, continuando a giudicare la gente dal colore della pelle o dai tratti somatici. Ragionando (si fa per dire) alla sua maniera, gli si potrebbe far notare che la sua, di fisionomia, ha molto di arabo e ben poco di latino.

E poi, tornando al sedicente cantautore, perché paragonare Sinner – gigantesco nel garbo, nell’educazione e nel fair-play oltre che nel talento sportivo – proprio a un mostro come Hitler, quasi che per definizione avere l’accento tedesco fosse una tara vergognosa? Perché non paragonare l’accento del tennista a quello di Kant, di Goethe, di Mozart o di Thomas Mann, tanto per fare qualche nome di grandi germanofoni? Non sarà che Fedez, quei nomi, non li ha mai sentiti pronunciare? Beh, pensando a Mozart da una parte, e dall’altra ai suoni che Fedez produce e spaccia per musica, il sospetto diventa quasi una certezza.
L’uno e per l’altro, Fedez e l’Innominabile, dimostrano tutta la loro incommensurabile pochezza, e il miserabile razzismo che li caratterizza, quando per riconoscere a qualcuno i galloni dell’italianità si appellano a dettagli trascurabili e del tutto accidentali come l’aspetto fisico o l’accento nel parlare. Che poi, può vantarsi, Fedez, di parlare perfettamente almeno tre lingue, italiano, tedesco e inglese, come Jannik Sinner?

O non sarà che entrambi, lui e l’Innominabile, a dispetto della supponenza, dell’arroganza e della spocchia – oltre che del razzismo – di cui sono portatori, sotto sotto sono consapevoli del fatto che di qui a dieci o vent’anni di loro, come della pletora di inutili rapper e di politicanti imbarazzanti che affliggono il Bel Paese, non si ricorderà nessuno, mentre i nomi di Sinner, Sylla ed Egonu brilleranno sempre negli annali non solo dello sport, ma della Storia, insieme a quelli di coloro che con impegno, onore e sacrificio (per non parlare della simpatia), hanno fatto grande l’Italia?
Ovviamente, loro, Fedez e l’Innominabile, direbbero di no, che non sono invidiosi. Ma io, che sono malizioso, a questo riguardo qualche sospetto ce l’ho.
Giuseppe Riccardo Festa
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