■Antonio Loiacono
Settantaquattro virgola nove milioni di euro dall’Europa per affrontare le conseguenze della tempesta Harry, che dal 18 gennaio 2026 ha colpito Calabria, Sicilia e Sardegna, raggiungendo la fase più intensa tra il 19 e il 20 gennaio. Un sostegno concreto, ma distante dalle dimensioni dei danni stimati dalle autorità italiane in quasi tre miliardi di euro!
È su questa sproporzione che si concentra la posizione di Pasquale Tridico e di Giuseppe Antoci, entrambi del gruppo The Left, rispettivamente Presidente della sottocommissione FISC per le questioni fiscali il primo e presidente della Commissione per gli affari politici, la sicurezza e i diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, l’altro: il contributo europeo è importante, ma non sufficiente a coprire le necessità dei territori colpiti. Il punto, nella loro posizione, è che l’intervento europeo deve accompagnarsi a un impegno nazionale adeguato alla dimensione dell’emergenza!
Il Parlamento europeo ha approvato lo stanziamento attraverso il Fondo di solidarietà dell’Unione europea, nell’ambito di un pacchetto complessivo di 489 milioni di euro destinato a quattro Paesi: 74,9 milioni all’Italia, 3,7 milioni a Malta, 261,5 milioni al Portogallo e 149,1 milioni alla Spagna.
Per la Calabria, la questione non si esaurisce nella cifra assegnata. La sfida è garantire che gli aiuti si traducano in interventi per ripristinare le infrastrutture danneggiate, sostenere le attività economiche e mettere in sicurezza le aree colpite. La distanza tra i fondi europei e i danni stimati rende necessario chiarire come saranno reperite le ulteriori risorse e con quali tempi verranno impiegate.
Sul provvedimento sono intervenuti anche altri eurodeputati italiani, concentrandosi sulle modalità con cui rendere efficaci gli aiuti.
Ruggero Razza, di Fratelli d’Italia, ha sottolineato la collaborazione tra il governo italiano e la Commissione europea, richiamando inoltre l’attenzione sul possibile ripristino del regolamento Restore nell’ambito dei nuovi fondi nazionali di partenariato.
Il collega di partito Denis Nesci ha posto l’accento sulla semplificazione delle procedure, affinché i Comuni possano utilizzare le risorse in tempi rapidi. Giusi Princi, di Forza Italia, ha richiamato il lavoro svolto per accelerare l’iter del Fondo e l’importanza di investire nella prevenzione, nella sicurezza delle infrastrutture e nella resilienza ai cambiamenti climatici.
Giuseppe Lupo, del Partito democratico, ha invece ribadito che il Fondo europeo ha una funzione integrativa: deve affiancare, non sostituire, le risorse messe a disposizione dallo Stato e dalle Regioni.
Il contributo europeo rappresenta un passaggio importante, ma non risolve da solo l’emergenza. Per le comunità colpite, la risposta delle istituzioni si misurerà sulla disponibilità dei fondi necessari, sulla rapidità degli interventi e sulla capacità di prevenire nuovi danni.
Il richiamo di Tridico e non solo, riporta così al centro una questione decisiva: la solidarietà europea deve essere accompagnata da un impegno finanziario nazionale adeguato. Senza questa continuità, il rischio è che tra gli stanziamenti annunciati e la ripartenza dei territori si apra una distanza difficile da colmare.
Il finanziamento europeo è un primo passo. La prova decisiva, adesso, sarà garantire alle comunità colpite le risorse e gli interventi necessari per tornare alla normalità.
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