■Antonio Loiacono
Cariati, ieri sera, non ha assistito a un comizio. Ha vissuto una serata di incontri, di emozioni, di racconti condivisi. Ai piedi del Vittorio Cosentino, presidio sanitario chiuso da anni e ancora sospeso nell’attesa di una riapertura definitiva, Pasquale Tridico – candidato del campo largo alla presidenza della Regione Calabria – ha scelto di rivolgersi ai cittadini non con slogan o toni da tribuna elettorale, ma con la forza di una voce vicina, familiare.
L’area era gremita. Persone di ogni età, giovani, famiglie, anziani: in molti sono rimasti in silenzio per ascoltare, rapiti non tanto dalle parole di un politico, quanto da quelle di un figlio della stessa terra. Una terra che conosce bene la fatica, la rassegnazione, ma anche la voglia di rialzarsi.
«Ieri sera ho visto mamme con le lacrime agli occhi, emozionate dalle parole vere e toccanti di Pasquale, pronunciate con il cuore», ha raccontato Giuseppe Pugliese, candidato consigliere del campo largo, che ha condiviso l’incontro con Tridico. Ed è proprio questa l’immagine che resta impressa: non gli applausi di circostanza, non il calcolo politico, ma occhi lucidi e attenti, che riconoscono autenticità in chi parla.
Tridico non ha negato i problemi della Calabria, anzi li ha messi sul tavolo: la sanità in crisi, il lavoro che manca, i giovani costretti ad andare via. Ma lo ha fatto senza cedere al linguaggio freddo della burocrazia o alle formule logore della politica tradizionale. Le sue parole hanno avuto il tono del racconto, del dialogo, del confronto diretto.
«Pasquale è uno di noi – ha proseguito Pugliese – è un uomo umile, competente e perbene, che ha deciso di offrire sé stesso per il riscatto della nostra terra martoriata».
Scegliere il Vittorio Cosentino come luogo non è stato casuale. Quel presidio ospedaliero, chiuso da anni, rappresenta una ferita aperta per Cariati e per l’intera regione. Parlare davanti a quelle mura significa riconoscere il dolore, ma anche il diritto a non essere dimenticati.
La serata, a tratti quasi intima, ha assunto così un valore simbolico: “la Calabria può ripartire solo se torna a credere in sé stessa, se i suoi cittadini smettono di considerarsi spettatori e tornano protagonisti” ha sottolineato il candidato presidente, in un suo passaggio.
A due giorni dall’autunno, in una stagione politica che si preannuncia incandescente, l’incontro di Cariati sembra segnare una discontinuità. Non un comizio fatto di promesse irrealizzabili, ma un momento di ascolto reciproco. Non una piazza usata come vetrina, ma una comunità che si ritrova intorno a un progetto.
Tridico ha scelto di non vestire i panni del politico tradizionale. Ha parlato da calabrese ai calabresi, mostrando che la distanza tra chi governa e chi vive i problemi può accorciarsi se si ha il coraggio di usare parole semplici e di guardare la gente negli occhi.
Molti cittadini, al termine dell’incontro, hanno espresso sorpresa e speranza. «Non sembrava di assistere a una campagna elettorale», ha commentato un giovane presente. «Era come ascoltare un familiare che torna a casa per dire che vuole rimboccarsi le maniche insieme a noi».
In un contesto in cui la fiducia nella politica appare logorata, la serata di Cariati ha rappresentato per molti una boccata d’aria nuova. Un momento in cui l’appartenenza a una comunità ha prevalso sul cinismo e sulla rassegnazione.
L’incontro con Tridico non resterà una semplice tappa elettorale. È stato percepito come un messaggio: la Calabria ha bisogno di voci che non parlino dall’alto, ma che si mescolino tra la gente, che riconoscano i problemi senza promettere miracoli, ma offrendo serietà, competenza e dedizione.
Non è stato un comizio, come ha ricordato qualcuno in piazza. È stato l’inizio di un cammino che mira a ridare dignità a una terra che chiede ascolto. E che ieri sera, a Cariati, ha dimostrato di saper ascoltare.
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