CARIATI, LA PROTESTA CONTRO IL CARO VITA E I DISAGI NEI TRASPORTI SCAVALCA I BANCHI: IN PIAZZA ANCHE I RAGAZZI DELLE MEDIE

Nel secondo giorno di mobilitazione, accanto agli studenti dell’ITI “G. Mazzone” si unisce una rappresentanza delle Scuole Medie. Nel mirino anche il diritto allo studio, i costi della vita e la carenza di opportunità per i giovani del Basso Jonio cosentino

Il messaggio degli studenti di Cariati

■Antonio Loiacono

A Cariati, nel secondo giorno di protesta, sono arrivati anche i ragazzi delle Scuole Medie. Accanto agli studenti dell’ITI “G. Mazzone”, la loro presenza ha allargato il significato della mobilitazione: il futuro preoccupa anche chi non ha ancora finito di crescere.

Non è una questione di età. È una questione di prospettive.

Il manifesto della protesta parla di caro vita, carburanti, trasporti, diritto allo studio, sostegno alle attività locali e maggiori risorse per le scuole. Problemi diversi, legati da un filo comune: quanto costa vivere, studiare e costruirsi un domani in questo territorio?

Per una famiglia, il prezzo del carburante non è soltanto una cifra alla pompa. Può significare una spesa in più per accompagnare un figlio a scuola, raggiungere un servizio o affrontare un viaggio necessario. Per uno studente, un collegamento insufficiente può diventare un ostacolo. Per chi si avvicina al diploma, l’assenza di opportunità può trasformare il futuro in una scelta difficile: partire per cercare altrove ciò che qui manca, oppure restare senza sapere quali possibilità lo attendano.

Ecco perché la presenza dei più giovani conta. Non perché basti scendere in piazza per cambiare le cose, ma perché quelle domande arrivano prima del diploma, prima del lavoro, prima della decisione di lasciare la propria terra.

Un ragazzo dovrebbe poter scegliere dove costruire la propria vita. Non essere costretto a scegliere in base a ciò che manca!

La mobilitazione ha portato queste preoccupazioni fuori dalle aule e le ha consegnate alla comunità. Ma la partecipazione, da sola, non risolve i problemi. Perché abbia un seguito, servono richieste precise, interlocutori disponibili e risposte verificabili.

È questo il passaggio che conta adesso. Sapere se gli organizzatori abbiano potuto confrontarsi con le istituzioni, quali impegni siano stati assunti e quali interventi possano dare seguito alle questioni sollevate. Senza promesse facili e senza considerare conclusa una protesta soltanto perché la giornata è terminata.

Il Basso Jonio cosentino conosce bene il peso delle distanze, dei collegamenti e delle occasioni che non sempre arrivano. Per questo ciò che accade a Cariati non riguarda soltanto gli studenti di un istituto. Chiama in causa una comunità intera e la capacità delle istituzioni di garantire condizioni dignitose per studiare, lavorare e vivere.

La presenza dei ragazzi delle Medie consegna alla manifestazione un’immagine difficile da ignorare: mentre gli adulti discutono di sviluppo, servizi e investimenti, c’è una generazione che sta già cercando di capire quale posto le sarà riservato.

Il futuro di un territorio non si misura soltanto da quanti giovani riesce a trattenere. Si misura dalle ragioni che sa dare loro per restare, e dalle opportunità che offre a chi decide di partire e un giorno tornare.

La protesta è al secondo giorno. Adesso le parole devono trovare risposte, le richieste devono diventare verificabili e l’attenzione pubblica deve tradursi in responsabilità.

Perché quei ragazzi non stanno chiedendo soltanto di essere ascoltati oggi. Stanno domandando, in fondo, se domani ci sarà spazio anche per loro!

 

 

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