«NON ABBIATE PAURA»: LA LUCE CHE HA RESTITUITO AD ANTONIETTA LA POSSIBILITÀ DI CAMMINARE

Da Lourdes a Pietrapaola, la testimonianza di una donna che ha attraversato la malattia e ha scelto di trasformarla in vicinanza per gli altri

Pietrapaola in preghiera

■Antonio Loiacono

Ci sono storie che non si possono raccontare solo con le parole. Storie fatte di luce, di silenzio e di un respiro che cambia tutto. Quella di Antonietta Raco è una di queste.

Originaria di Francavilla in Sinni, in Basilicata, Antonietta ha dovuto affrontare una malattia neurologica degenerativa che ha progressivamente compromesso la sua autonomia. Per anni, la sua vita è stata una salita ripida: una patologia rara e dura, che spegneva i movimenti, irrigidiva il corpo e rallentava la voce. Ogni giorno un passo in meno, ogni notte una speranza che si assottigliava.

Eppure Antonietta non ha mai smesso di credere. Non necessariamente nella guarigione — che sembrava impossibile — ma nella pace.

Nel 2009, accompagnata dai volontari dell’UNITALSI, raggiunse Lourdes per un pellegrinaggio. Il 31 luglio entrò nelle piscine del santuario. L’acqua era fredda, il silenzio immenso. E in quell’istante qualcosa accadde!

Antonietta sentì un calore che non era dell’acqua e una voce che non apparteneva a nessuno lì accanto. Una frase semplice, che le attraversò l’anima come una carezza: «Non abbiate paura».

Uscì dalla piscina e il mondo si fermò. Camminò da sola, senza aiuto e senza sedia a rotelle. I volontari guardavano increduli; lei piangeva, sorrideva, si muoveva. Il suo corpo, prigioniero da anni, era libero.

È importante distinguere i due piani: la fede appartiene all’esperienza personale e religiosa, mentre la valutazione clinica richiede documentazione, controlli e giudizi specialistici. Nel caso di Antonietta, la vicenda fu sottoposta a verifiche protratte nel tempo.

La guarigione non fu dichiarata miracolosa nell’immediato. Il caso venne esaminato attraverso un articolato iter medico, con valutazioni e controlli specialistici.

Nel novembre 2024, il Comitato medico internazionale di Lourdes giudicò la guarigione inattesa, completa, duratura e inspiegabile alla luce delle conoscenze mediche. Il 16 aprile 2025, monsignor Vincenzo Carmine Orofino, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro, la proclamò ufficialmente miracolosa.

La vicenda di Antonietta è così entrata nell’elenco delle guarigioni riconosciute dalla Chiesa cattolica a Lourdes, diventando la settantaduesima della storia del santuario.

Al di là del riconoscimento religioso, la sua esperienza racconta il passaggio da una condizione segnata dalla malattia a una nuova fase della vita. Per i credenti, è un segno della presenza divina; per Antonietta, è diventata anche una ragione per stare accanto agli altri.

Dopo la guarigione, ha infatti scelto di dedicarsi al volontariato nell’UNITALSI, l’organizzazione che accompagna a Lourdes e in altri santuari persone malate e con disabilità. La sua testimonianza non si limita al racconto di ciò che le è accaduto: si traduce nella vicinanza a chi affronta difficoltà simili a quelle che hanno segnato il suo passato.

Antonietta ha 68 anni. E cammina ancora, con la stessa pace di quel giorno e la stessa luce negli occhi.

Da questa storia ha preso forma l’incontro svoltosi domenica 18 ottobre nella Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Pietrapaola, nell’ambito dell’iniziativa «Come Bernadette, in preghiera davanti alla grotta».

Organizzato dall’UNITALSI in collaborazione con la parrocchia e con il patrocinio del Comune, l’appuntamento ha offerto alla comunità un’occasione di raccoglimento, mettendo al centro la spiritualità di Lourdes e la testimonianza di una donna la cui vicenda ha attraversato anni di sofferenza e verifiche mediche.

L’incontro ha preso avvio con i saluti istituzionali del sindaco di Pietrapaola, Emanuela Labonia, che hanno aperto un pomeriggio dedicato alla devozione mariana, alla testimonianza e alla preghiera. Un incipit istituzionale prima che la comunità si raccogliesse attorno alla storia di Antonietta Raco e al richiamo spirituale di Lourdes.

«Come Amministrazione Comunale, siamo particolarmente lieti e onorati di patrocinare e accogliere nella nostra Pietrapaola un evento di così alto significato spirituale. Viviamo insieme un’esperienza di fede, speranza e condivisione, nel segno della Madonna di Lourdes», ha dichiarato la sindaca.

Il programma ha previsto la testimonianza di Antonietta Raco, seguita dalla celebrazione eucaristica presieduta da Sua Eccellenza monsignor Maurizio Aloise. La celebrazione e la successiva processione aux flambeaux, alla luce delle fiaccole fino alla grotta di Piazza Rio, hanno conferito ulteriore solennità all’appuntamento.

Le immagini della serata restituiscono una scena di raccoglimento: fedeli e religiose con le candele accese, la statua della Vergine illuminata e i fiori deposti ai suoi piedi. Piccoli gesti che, nella tradizione mariana, esprimono affidamento, devozione e condivisione.

Il richiamo a Bernadette Soubirous, la giovane legata alle apparizioni mariane di Lourdes del 1858, ha dato all’iniziativa il suo filo spirituale. La semplicità della preghiera e il rapporto con la sofferenza attraversano tanto la storia della santa quanto la testimonianza di Antonietta, pur nella diversità delle loro vicende.

La processione alla luce delle fiaccole non è soltanto un rito suggestivo: è un cammino compiuto insieme, nel quale ciascuno porta la propria intenzione, la propria domanda o la propria speranza.

La storia di Antonietta Raco non offre una risposta universale alla sofferenza e non cancella le difficoltà di chi continua a vivere una malattia. Il suo significato, per chi si riconosce nella fede, risiede nella possibilità di leggere quanto accaduto come un segno di speranza e nella scelta, maturata dopo quella vicenda, di mettere la propria esperienza al servizio degli altri.

Perché la speranza non consiste nel pretendere che ogni dolore scompaia. A volte, per chi crede, significa trovare la forza di attraversarlo. E altre volte significa trasformare ciò che si è vissuto in una mano tesa verso chi sta ancora lottando.

È questo il filo che unisce la testimonianza di Antonietta, la devozione a Lourdes e la preghiera condivisa a Pietrapaola: la ricerca di un significato che non resti chiuso nella storia di una sola persona, ma diventi occasione di ascolto, vicinanza e comunione.

Antonietta Raco tra i fedeli di Pietrapaola

 

 

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