LE MERAVIGLIOSE RAGAZZE (E I RAGAZZI) DELLO SPORT SBUGIARDANO IL MESCHINO RAZZISMO DEI LEGHISTI

Non poteva esserci risposta più intelligente, impeccabile e tranciante, di quella che, in un’intervista al Corriere della Sera, Erika Saraceni ha dato a quel certo politicante di estrema destra, razzista, xenofobo e ignorante, che aveva inventato una polemica tanto gratuita quanto meschina a proposito dei risultati dei nostri atleti ai recenti Campionati Europei under 20 di atletica.

Quel certo politicante è assurto al grado di generale dell’Esercito ma certo non per le sue qualità umane e culturali, di cui è straordinariamente carente (ragion per cui è un eccellente rappresentante del partito, la Lega di Salvini, che lo ha eletto al Parlamento Europeo), ma non lo nomino per non sporcare col suo nome il mio articolo e le pagine virtuali di Cariatinet. Non nuovo a siffatte esternazioni, costui aveva insinuato che i media avevano dedicato più spazio a Kelly Doualla, dominatrice nei 100 metri piani e determinante nella staffetta 4×100, a soli 15 anni, che alla stessa Erika Saraceni, a sua volta trionfatrice nel salto triplo, e ciò perché mentre Erika è bianca, Kelly è nera e figlia di immigrati.

Dimostrando quanto, fra gli atleti che hanno trionfato in quel campionato, contino l’amicizia, l’affetto, il reciproco sostenersi, Erika, rispondendo a quel politicante ha testualmente e meravigliosamente dichiarato, sbugiardando il politicante come meglio non si poteva:
«Trovo giusto che Kelly abbia ricevuto grande attenzione mediatica: ha 15 anni e i 100 sono una gara più seguita rispetto al triplo. Kelly a Tampere ha cantato due volte l’inno a squarciagola, è un grande talento, una mia compagna: si merita tutto. È la più italiana di tutti noi!»

Il politicante in questione, dicevo, è un esponente di rilievo della Lega salviniana, di cui è addirittura vicesegretario, dimostrando quanto sia vero il famoso detto “chi si somiglia si piglia”. Come non poteva, Salvini, porre accanto ai Borghi e ai Borghezio anche una siffatta testa gloriosa?

Lo stesso Salvini, sedicente cristiano, ci ha tenuto, a sua volta (forse per non perdere terreno, al riguardo, rispetto a quel suo vice) a sottolineare il proprio razzismo e la propria disumanità. Commentando la tragedia che, a Milano, ha visto quattro bambini ROM, alla guida di un’auto rubata, investire e uccidere un’anziana, egli si è infatti affrettato a dichiarare che bisogna «radere al suolo l’accampamento ROM». Non che la cosa sorprenda, visti i suoi precedenti, ma non si può fare a meno di domandarsi in quale cesso Salvini abbia gettato gli insegnamenti evangelici che, in teoria, dovrebbe pur conoscere, tipo “ama il prossimo tuo come te stesso”, “perdona il tuo nemico non sette ma settanta volte sette”, e altri consimili.

Non è una novità che i politicanti, avidi di facile consenso, liscino il pelo al ventre della gente proponendo soluzioni semplici a problemi complessi come, in questo caso, quello dell’educazione dei bambini ROM, dell’inserimento nella società delle loro famiglie, del superamento di certi stili di vita da insegnare, con l’educazione, a quei bambini. Come Hamas con gli Ebrei, e Netanyahu con i Palestinesi, il sedicente cristiano Salvini cerca la soluzione finale: «radere al suolo l’accampamento». Ma la feroce faciloneria con la quale Salvini risponde, speculandoci sopra, a una tragedia immane come quella di Milano, lascia comunque basiti, non meno della caccia al “diverso” che caratterizza l’azione “politica” del suo degno vice che continuo a non nominare.
Perché se Salvini mi fa orrore, quell’altro mi disgusta: in tutto ciò che fa, che dice e che è.
A partire dal nome.

Giuseppe Riccardo Festa

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