Quando l’oligarca getta la maschera

Penso a Ciajkovskij, a Cechov, Stanislavskij, Stravinskij, Dostoevskij, Rimskij-Korsakov, Tolstoj, Glinka, Musorgskij, Gogol, Mendeleev, Puskin: geni universali nella loro “russità”; e mi limito ai primi nomi che mi vengono in mente, perché un elenco di russi grandi nelle arti e nelle scienze riempirebbe pagine e pagine. Un popolo che ha saputo esprimere creatori di questa eccelsa levatura, evidentemente, non lo si può odiare, anche se accanto a loro ha generato mostri come Stalin, Lenin, Molotov e, attualmente, il patriarca Kirill, Vladimir Putin e Dmitry Medvedev.

Analogamente, odiare i tedeschi per via di Hitler, Goebbels e Göring, dimenticando Beethoven, Kant, Schiller, Goethe, Schopenhauer, Bach e innumerevoli altri grandi figli della Germania sarebbe altrettanto stupido e iniquo quanto odiare o disprezzare tutti gli italiani pensando alle infamie dei Mussolini, Graziani, Vittorio Emanuele III,  o alle più recenti miserie dei Berlusconi e dei Salvini, come se non fossero mai esistiti i Leopardi, i Verdi, Rossini, Manzoni, Beccaria, Leonardo, Galileo, Sciascia, Eco, Strehler…

No, le persone dotate di raziocinio in questa trappola, che piace molto ai cattivi politici e agli imbecilli (figure che spesso si sovrappongono), non ci cascano: le persone dotate di raziocinio detestano che si faccia di ogni erba un fascio e non appioppano a un intero popolo le colpe e le responsabilità che in realtà appartengono proprio a quei cattivi politici. E nella trappola non ci cascano, le persone dotate di raziocinio, nemmeno quando quei cattivi politici (sempre loro) decidono di aver bisogno di un nemico e lanciano campagne propagandistiche ciniche e bugiarde basate su un nazionalismo becero e ottuso.

Così succede che mentre da una parte il ministro degli esteri russo Lavrov accusa l’Italia di aver lanciato un’inesistente campagna anti-russa, dall’altra parte il già citato Dmitry Medvedev non esita a dichiarare pubblicamente il suo odio viscerale verso l’intero Occidente, gettando così la maschera e confermando ciò che era già evidente da un pezzo: il regime neo-sovietico guidato da Vladimir Putin non si sta difendendo da presunti accerchiamenti NATO, non sta reagendo a pretese provocazioni, non è vittima della cattiveria occidentale: è un regime dittatoriale con mire imperialistiche, e in quanto tale ha bisogno di nemici: nemici da abbattere, da odiare e da additare affinché li odii a un’opinione pubblica drogata da una propaganda asfissiante e bugiarda.

Lasciamo, dunque, che Vladimir Putin insista a dichiarare sbagliato il nostro modello liberale e democratico, che Dmitry Medvedev continui a dichiarare il suo desiderio di distruggere l’Occidente e che il patriarca Kirill continui a definire giusta l’aggressione all’Ucraina, legittimata, a suo dire, dalla corsa di quella nazione verso i principi di libertà e indipendenza predicati dall’Occidente: nessuna voce più autorevole può smentire il cicaleccio di chi, dalle nostre parti, insiste nel pretendere di legittimare l’aggressività e la ferocia di costoro, che di legittimo non hanno assolutamente nulla.

Ma non cadiamo nella trappola trasferendo sull’intero popolo russo l’indignazione e la condanna che appartengono solo a loro, a questi nostalgici promotori dell’autoritarismo e di un nazionalismo retrogrado, anacronistico e sanguinario.

Giuseppe Riccardo Festa

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