DA PIETRAPAOLA ALLA TOSCANA DEI GRANDUCHI: GIOVANNI MAZZEI, DAL POP ALLA CORTE DELLA LIRICA!

Dalla chitarra comprata a rate alle piazze, dalle canzoni di Edoardo Bennato ai grandi palcoscenici internazionali: il viaggio di un ragazzo partito a sedici anni da Pietrapaola, passato attraverso il lavoro in fabbrica e approdato alla lirica, senza mai dimenticare le proprie radici calabresi

Giovanni Mazzei nei panni di Sharpless in Madama Butterfly di Giacomo Puccini

■Antonio Loiacono

Ci sono vite che sembrano scritte in una partitura imprevedibile, dove il tema iniziale ritorna trasformato, più ricco, senza perdere la propria identità. Quella di Giovanni Mazzei, baritono nato a Pietrapaola, sulla costa ionica cosentina, è una storia di partenze, sacrifici, incontri fortunati e talento coltivato con tenacia. Una storia che comincia lontano dai teatri prestigiosi, tra il lavoro quotidiano e le prime canzoni, e arriva sui palcoscenici della grande lirica.

Prima dell’opera ci sono stati il pop, una chitarra acquistata a rate, le piazze e le sale da ballo. Prima degli applausi nei teatri, il lavoro notturno in fabbrica. E prima di tutto, Pietrapaola: il paese delle origini, degli affetti familiari e di una memoria che il successo non ha cancellato.

Giovanni lascia Pietrapaola nel luglio del 1978, quando ha appena sedici anni, e raggiunge la Toscana con la famiglia. Alle spalle rimangono il paese, il mare, le persone conosciute fin dall’infanzia e un mondo familiare fatto di affetti e ricordi.

Il padre Armando aveva lavorato per anni in Germania, mentre la madre Rosina si era dedicata alla famiglia, sostenendola con quella forza silenziosa che spesso accompagna le storie di chi affronta sacrifici e cambiamenti. Nei ricordi del cantante, i genitori occupano un posto fondamentale: sono il punto di partenza di un percorso personale e professionale che non ha mai reciso il legame con le proprie origini.

A Prato, la vita adulta si presenta anzitutto con il volto concreto del lavoro. Giovanni lavora di notte in una filatura tessile. La musica, però, continua a farsi sentire, come una possibilità ancora tutta da esplorare.

Nel 1980 compra una chitarra a rate. È un gesto semplice, ma destinato a segnare una svolta. Comincia a cantare e a esibirsi nelle piazze e nelle sale da ballo. Tra i brani che propone c’è L’isola che non c’è di Edoardo Bennato: una canzone il cui titolo sembra racchiudere, senza saperlo, la promessa di un futuro ancora lontano.

Non c’è ancora il baritono che interpreterà i grandi personaggi del melodramma. C’è un giovane che ama cantare, che lavora per mantenersi e che cerca nella musica uno spazio in cui riconoscersi.

La svolta arriva durante una festa di strada a Montemurlo (PO). Un costruttore, Giuseppe Bonetti, ascolta Giovanni cantare e intuisce che quella voce potrebbe avere possibilità diverse da quelle offerte dalle esibizioni occasionali. È lui ad aiutarlo ad avvicinarsi al mondo dell’opera.

Il talento, da solo, non basta. Per trasformare una predisposizione naturale in una professione servono disciplina, studio e la disponibilità a ricominciare da capo. Mazzei intraprende questo percorso frequentando la Scuola di Musica Giuseppe Verdi di Prato e la Scuola di Musica di Fiesole.

Nel suo cammino formativo incontra insegnanti e musicisti di grande esperienza, fra cui Marida Tosto, Rolando Panerai, Luciano Bettarini e Maria Luisa Zeri. Approfondisce il repertorio e lo stile, si confronta con il teatro musicale di Mozart e con Monteverdi, partecipando anche a progetti sotto la guida di Claudio Desderi.

Il percorso si arricchisce con le masterclass del Rossini Opera Festival, dove entra in contatto con personalità come Bruno Cagli, Alberto Zedda e Philip Gossett. La voce che aveva cominciato a farsi ascoltare nelle piazze viene così accompagnata verso una formazione sempre più rigorosa.

Il passaggio dal pop alla lirica non è una semplice sostituzione di repertorio. Cambiano la tecnica, il linguaggio, il modo di affrontare il palcoscenico. La passione iniziale deve diventare mestiere, e ogni nuova tappa richiede preparazione e consapevolezza.

Arrivano i primi riconoscimenti. Mazzei vince il Laboratorio Lirica di Alessandria con La finta semplice, si afferma al concorso Nuove Voci per la Lirica di San Giovanni in Persiceto e al concorso Mattia Battistini di Rieti. È inoltre finalista al concorso Toti Dal Monte con Così fan tutte.

Sono passaggi importanti, che consolidano la fiducia nelle sue possibilità e gli aprono le porte di un ambiente in cui la concorrenza è elevata e la preparazione viene sottoposta a una verifica continua.

La lirica richiede molto più di una bella voce. Occorre interpretare un personaggio, comprendere la musica, padroneggiare la parola e trovare un equilibrio tra tecnica ed emozione. È in questo spazio, dove il cantante diventa interprete, che prende forma la personalità artistica di Giovanni Mazzei.

La Toscana in cui Mazzei ha costruito una parte decisiva della propria vita custodisce una lunga tradizione musicale e teatrale. Il richiamo alla «Toscana dei granduchi» evoca questa profondità storica e culturale. La vera corte di Giovanni Mazzei è quella della lirica: i teatri, le orchestre, i direttori, i registi e i colleghi con cui ha condiviso il lavoro. Nel corso della carriera ha collaborato con nomi di primo piano della direzione musicale, fra cui Riccardo Muti, Zubin Mehta, Riccardo Chailly e Lorin Maazel. Sul versante della regia ha incontrato personalità come Dario Fo, Luca Ronconi, Robert Carsen, Liliana Cavani e Franco Zeffirelli.

Il suo percorso lo ha portato a lavorare in importanti contesti italiani e internazionali, dal Maggio Musicale Fiorentino al Festival Pucciniano, fino a esperienze legate a istituzioni e palcoscenici stranieri.

È una carriera costruita nel tempo, attraverso lo studio e il confronto con linguaggi teatrali differenti. Dietro ogni ruolo ci sono la preparazione, la ricerca interpretativa e la capacità di rimettersi in gioco. Non un approdo definitivo, dunque, ma un cammino che continua a misurarsi con nuove sfide.

Il repertorio di Mazzei attraversa alcuni dei ruoli più impegnativi e riconoscibili dell’opera. Tra i personaggi interpretati figurano Figaro, Don Giovanni, Guglielmo, Belcore, Marcello, Scarpia, Rigoletto e Nabucco.

Sono figure molto diverse tra loro: alcune richiedono leggerezza e precisione, altre una forte presenza drammatica; alcune si affidano al gioco teatrale, altre portano in scena passioni, ambiguità e conflitti. Per un baritono, la varietà del repertorio è anche una prova della capacità di adattare voce e interpretazione alle esigenze di ogni partitura.

Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini e Mascagni rappresentano mondi musicali differenti, ciascuno con il proprio lessico espressivo. Attraversarli significa misurarsi con una tradizione che non concede scorciatoie: ogni ruolo richiede preparazione, rispetto dello stile e un lavoro continuo sulla propria voce.

Il viaggio artistico di Giovanni Mazzei continua. Domenica 25 ottobre, a Incisa Valdarno, il baritono tornerà a vestire i panni di Sharpless in Madama Butterfly, il capolavoro di Giacomo Puccini. L’appuntamento è organizzato dall’Associazione culturale Atelier Canto, realtà del territorio impegnata nella promozione della cultura musicale.

Sharpless, console americano a Nagasaki, è una figura centrale nel dramma pucciniano. Uomo pragmatico e consapevole, cerca di mettere in guardia Pinkerton dalle conseguenze delle sue scelte e comprende, prima che sia troppo tardi, la tragedia che sta per compiersi. Un ruolo che richiede misura, sensibilità interpretativa e la capacità di dare voce anche a ciò che il personaggio non riesce a cambiare.

Per Mazzei, questo nuovo appuntamento rappresenta un’altra tappa di un percorso costruito negli anni attraverso lo studio, l’esperienza e il confronto con i grandi personaggi del melodramma. Dalle prime canzoni nelle piazze toscane alle pagine più intense di Puccini, la distanza è enorme; eppure, a tenere insieme le due estremità del viaggio, resta la stessa necessità di comunicare attraverso la voce.

Una voce partita da Pietrapaola, cresciuta in Toscana e approdata sui palcoscenici della lirica, senza perdere il filo che la lega alla propria terra.

Eppure, mentre la carriera si allarga, Pietrapaola non scompare dalla sua storia. Rimane il paese delle luci della sera, dei campi, delle feste, delle voci conosciute e della musica che circolava nella vita quotidiana. Nei ricordi di Mazzei affiora anche Pino Salerno, musicista capace di suonare la chitarra e il mandolino e di accompagnare il canto.

È una memoria che va oltre la nostalgia. Racconta un modo di appartenere a una comunità, di riconoscere nei luoghi e nelle persone una parte di sé. La Calabria non è soltanto il punto geografico da cui il cantante è partito: è una presenza che continua ad accompagnarlo.

C’è una frase, del maestro, che sintetizza questa appartenenza: «Ovunque sono, per me è Calabria».

In poche parole si concentra il senso del suo percorso. Si può vivere lontano, lavorare in città diverse, incontrare pubblici e culture differenti, senza considerare le proprie origini un capitolo chiuso. Per Mazzei, il successo professionale non cancella il debito affettivo verso i genitori, la madre Rosina, il padre Armando e la terra in cui è cresciuto.

La storia di Giovanni Mazzei unisce due paesaggi: lo Jonio cosentino, con la sua memoria familiare e comunitaria, e la Toscana, dove il lavoro e lo studio gli hanno permesso di trasformare una passione in professione.

Non è il racconto di una strada facile né di un destino scritto in anticipo. È il percorso di un giovane che ha cominciato lavorando di notte, ha comprato una chitarra a rate e ha trovato nella musica una possibilità che non poteva ancora conoscere. Poi sono arrivati gli insegnanti, i concorsi, i ruoli, i teatri e gli incontri che segnano una carriera.

La Toscana dei granduchi offre il fondale storico e culturale di questo racconto; la grande lirica ne è il palcoscenico e Pietrapaola resta il cuore da cui tutto è partito.

E forse è proprio questa la misura più autentica del viaggio di Giovanni Mazzei: aver imparato a essere cittadino del mondo senza smettere di sentirsi figlio di Pietrapaola!

 

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