■ Antonio Loiacono
A Pietrapaola ci sono storie che non hanno bisogno di essere raccontate ad alta voce. Restano dentro le case, nei gesti ripetuti ogni giorno, nel lavoro che comincia quando fuori è ancora presto e nella porta che si apre al termine di una giornata nei campi.
È dentro una di queste storie che è cresciuto Michele Madera.
Suo padre, Nicola, lavora la terra. Conosce il tempo delle semine e quello dei raccolti, il sole che accompagna le giornate e la stanchezza che arriva quando il lavoro è finito. Poi c’è la strada del ritorno. E, dall’altra parte, Maria Giuseppina, sua moglie, che lo aspetta.
Non c’è nulla di straordinario, apparentemente. È la vita di una famiglia. Ma proprio nelle cose ordinarie si formano spesso i caratteri, si imparano il valore della fatica, la pazienza, la responsabilità. Michele è cresciuto dentro questo paesaggio umano prima ancora di indossare una divisa.
Oggi, quella storia familiare incontra quella dello Stato.
A Vibo Valentia, alla Scuola di Polizia “Andrea Campagna”, Michele ha pronunciato il giuramento di fedeltà alla Repubblica insieme ad altri 234 allievi agenti del 233° Corso Allievi Agenti della Polizia di Stato. Dieci mesi di formazione si sono conclusi con la cerimonia che segna l’ingresso ufficiale nella Polizia di Stato.
Alla giornata hanno partecipato il direttore della scuola Pasquale Ciocca, il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, il prefetto Anna Aurora Colosimo, il vicepresidente della Regione Filippo Mancuso e le massime autorità civili e militari del territorio. In collegamento con la Scuola Allievi Agenti di Campobasso sono intervenuti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia, direttore generale della Pubblica Sicurezza, Vittorio Pisani.
Ma per Michele la cerimonia è già alle spalle. La parte più concreta comincia adesso.
La sua prima destinazione sarà la Questura di Brescia. Sarà lì che le conoscenze apprese durante il corso dovranno diventare esperienza, metodo, capacità di affrontare situazioni nelle quali non esistono sempre risposte già scritte.
È il passaggio più delicato di ogni formazione: quando ciò che si è imparato smette di essere teoria e diventa responsabilità.
Per un agente di Polizia, quella responsabilità ha molti volti. Può essere l’intervento durante un’emergenza, la denuncia di una vittima, una persona che chiede aiuto, un controllo, un’attività investigativa. Può essere anche semplicemente la presenza di una divisa in un luogo nel quale qualcuno ha bisogno di sentirsi protetto.
La sicurezza, infatti, non si misura soltanto contando arresti e operazioni. Una parte essenziale del lavoro delle forze di polizia si svolge molto prima che un reato venga commesso: nell’ascolto, nella prevenzione, nella conoscenza del territorio, nella capacità di intercettare situazioni di fragilità.
È questo il lato meno visibile della divisa. Ed è probabilmente anche quello che più direttamente entra nella vita delle persone.
La scelta di Michele assume inoltre un significato particolare perché arriva da un paese piccolo, dove la partenza dei giovani è diventata una delle questioni che più pesano sul futuro delle comunità.
Pietrapaola, come tanti centri dell’entroterra calabrese, conosce bene questa dinamica. I ragazzi partono per studiare, lavorare, cercare possibilità che spesso il territorio non riesce più a offrire. Alcuni tornano. Molti costruiscono altrove la propria vita.
Michele farà lo stesso viaggio, ma con una storia professionale precisa davanti a sé. Brescia sarà il luogo del suo primo servizio. Pietrapaola resterà quello delle sue origini.
E forse è proprio qui che la vicenda di un giovane agente smette di essere soltanto una notizia locale.
Perché dietro ogni ragazzo che parte c’è una comunità che si interroga sul proprio futuro. E dietro ogni ragazzo che raggiunge un obiettivo attraverso lo studio, la formazione e il lavoro c’è anche la possibilità di raccontare una Calabria diversa da quella delle sole emergenze, delle partenze e delle occasioni mancate.
Michele non porta a Brescia soltanto un nuovo incarico. Porta una storia familiare.
Porta le giornate di suo padre nei campi. Porta quella casa di Pietrapaola nella quale Maria Giuseppina aspetta il ritorno di Nicola. Porta il paese nel quale è cresciuto e le persone che hanno accompagnato il suo cammino.
La divisa, però, cambia la prospettiva.
Fino a ieri Michele era soprattutto il figlio di Nicola e Maria Giuseppina, un ragazzo di Pietrapaola. Da oggi sarà anche un agente della Polizia di Stato. Una trasformazione professionale che comporta un’assunzione di responsabilità verso persone che ancora non conosce e verso una comunità molto più grande di quella nella quale è cresciuto.
Il giuramento pronunciato a Vibo Valentia ha una sua solennità. Ma il suo significato vero non si esaurisce nel giorno della cerimonia.
Comincerà nei giorni qualunque.
Quando non ci saranno fotografie, autorità o applausi. Quando resteranno soltanto una divisa da indossare, una situazione da affrontare e una decisione da prendere.
È in quei momenti che una promessa pronunciata davanti alla Repubblica diventa servizio.
E allora, forse, la strada di Michele può essere raccontata proprio attraverso il punto da cui è partita: una terra lavorata ogni giorno, una casa, un padre che torna dalla campagna e una madre che lo aspetta.
Da quella normalità è uscito un ragazzo.
A Brescia comincerà a diventare l’uomo e l’agente che quella promessa gli chiede di essere.
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