5 E 42, MORTO CHE STRAPARLA: L’ UNIONE EUROPEA.

– La notizia sarebbe epocale, se solo non fossimo in tempo di guerra: Svezia e Finlandia chiedono di entrare nella NATO. In questa mossa molti vedranno una sconfitta per Vladimir Putin, un autentico smacco per il Cremlino, che voleva meno Nato ai suoi confini e invece finirà  per vedere addirittura la fine di quella finlandizzazione sinonimo stesso di neutralità durante la guerra fredda.

La NATO si è allargata, ma per richiesta altrui – Una premessa, molti incolpano l’alleanza di essersi allargata ad est. Voci a dir poco autorevoli, come il Santo Padre. “L’alleanza atlantica è andata ad abbaiare fino ai confini della Russia”, queste le sue parole nella famosa intervista al Corriere della Sera. Tuttavia, a mio parere, non si tratta di un’ analisi totalmente centrata e questo perché, casomai, sono stati i vari paesi, entrati nella NATO dopo il crollo dei muro di Berlino e dell’ Unione Sovietica, a chiedere di entrarne a farne parte, esattamente come stanno facendo adesso Svezia e Finlandia. Probabilmente, fosse stato per gli Stati Uniti, avrebbero mantenuto la promessa di non allargarsi (solo verbale, ma confermata da numerosi testimoni, tra i quali lo stesso Bush senior) fatta a suo tempo a Gorbaciov. Tuttavia, il fatto che sono stati alcuni paesi europei a domandare di aderire e un fatto oggettivo, che ne conferma un altro: l’inesistenza dell’ Unione Europea, dell’ Europa come soggetto geopolitico. E’ qualcosa di scontato ? Forse sì, ma basta ammetterlo e soprattutto saperlo. Vediamo la ragione principale, legata a due numeri. Sono il 5 e il  42: l’Europa che straparla.

5 e 42, morto che straparla – Se fossimo a giocare al lotto la battuta verrebbe facile, perché la richiesta dei 2 stati è anche la prova del nove che l’ Europa è appunto un morto. Sfera di influenza fin dalla sua rovinosa sconfitta nella II guerra mondiale l’ Europa viene ancora un volta umiliata e colpita al cuore da due stati membri ormai quasi trentennali. Sono appunto la Svezia e la Finlandia che, insieme all’ Austria, entrarono a far parte dell’ Unione nell’ ormai lontano 1995. All’ indomani della dissoluzione dell’ Unione Sovietica. Il motivo di tanta umiliazione risiede in  un fatto innegabile, che quindi sui media non viene discusso anche se è ben noto poiché imbarazzante: il trattato di difesa comune europea prevede l’articolo 42 (paragrafo 7), che altro non è che una clausola di salvaguardia verso tutti gli stati membri. Esso prevede la difesa automatica da parte di tutti se un unico stato UE viene attaccato. Se ne deduce che sia Svezia che Finlandia sarebbero già sicure dentro l’ Unione Europea e questo fin dal 1995, visto che tale accordo è molto stringente nel far sì che scatti immediatamente questa teorica difesa comune. Eppure i 2 paesi chiedono lo stesso di aderire alla NATO, infischiandosene degli europei. Questo significa che anelano essere salvaguardati dall’ articolo 5 dell’ Alleanza atlantica, perché in ogni evidenza non si fidano dell’ Europa, continente disabituato da quasi 8 decenni a fare la guerra. Fu conquistato dalle 2 principali potenze vincitrici nella II guerra mondiale: Stati Uniti e Urss. Da allora la strategia è proibita, in quanto sfera di influenza, allora gli stati membri devono addirittura rivolgersi altrove per farsi difendere da un altro impero come quello russo. Non è certo un bel vivere geopoliticamente parlando, essere Europa, cioè una serie di stati vassalli neppure in grado di difendersi da soli. Insomma: “dammi il cinque egemone”, che l’ Europa è disabilitata.

Gimme Five ? Non è detto – Tuttavia, l’articolo 5 della NATO a ben veder non garantisce molto, anzi, ed è semplice da dimostrare utilizzando uno degli eventi più tragici ma al contempo più sopravvalutati dell’ intero secolo nascente: l’attentato dell’ 11 settembre 2001. Fu infatti l’unica volta in cui l’articolo 5 venne preso in considerazione, ma incredibilmente a chiederne l’applicazione non furono gli Stati Uniti, colpiti al cuore dal terrorismo in quel drammatico martedì, bensì gli “alleati” della NATO che, in un pietoso eccesso di servilismo, lo invocarono per difendere gli Usa dopo gli attacchi alle torri gemelle. Ovvio,  l’egemone rigettò inorridito tale ipotesi, offeso da tanta intraprendenza da parte dei suoi satelliti che, evidentemente, si credevano seriamente alleati e non province di un impero. Come a dire, “Questo articolo lo facciamo scattare noi, eventualmente, non certamente i nostri satelliti”. Inoltre, a differenza dell’ articolo 42 “Made in UE”, l’articolo 5 è  ben poco stringente per l’alleanza, visto ha maglie assai larghe e l’aiuto da fornire è interpretabile quanto soggettivo: si va dai soldi fino ad armi non specificate. Insomma non è detto si vada in guerra. Per intenderci puo’ perfino scattare sì, ma oltre a doverlo decidere gli Stati Uniti, in ultima istanza, nel concreto puo’ prevedere un aiuto più blando rispetto a quello dato attualmente all’ Ucraina che nella Nato neanche c’è e probabilmente non ci sarà mai.

La neutralità che non c’è – Ma come al solito le cose si possono vedere in un’ ottica diversa, basta essere informati. Anzitutto, quando entrano in gioco livelli superiori, come lo sono gli interessi strategici e le logiche geopolitiche, diritto e economia si mostrano per quello che sono veramente: 2 tragedie. Da ciò consegue che anche la tanto sbandierata neutralità è in realtà un concetto fuorviante e fasullo. Dalla Svizzera alla Costarica, passando appunto per la Finlandia o l’Austria, la neutralità non esiste né è mai esistita realmente. Il campo è ovviamente nella piena disponibilità dell’ egemone all’ occasione. Per questo Putin e Lavrov, dopo aver fatto minacciare fuoco e fiamme al loro pupazzo Medvedev, si sono affrettati a dichiarare quello che tutti hanno sempre saputo: “Cambierà poco con queste adesioni, basta non ci siano basi Nato”. Ovvio, l’egemone è uno, lo sappiamo tutti e da ormai quasi 80 anni, così come controlla i mari nella sua totalità e dunque i commerci e la globalizzazione controlla anche la presunte “neutralità”.

Turchia, l’infido “alleato” – Un altro problema arrivato subito al  pettine è il più infido tra gli alleati, in un’ alleanza che prevede un impero egemone e le sue province. Quest’ ultime definite alleate, solo per inzuccherare la realtà. E’ la Turchia di Erdoğan. La ragione è la più banale nella grammatica geopolitica: la Turchia è un impero, non è una provincia. Di un impero ha tutte le caratteristiche e dunque talvolta svela il suo vero volto. Lo “sguardo imperiale” se ce l’hai lo tieni per sempre con te, fieramente, non va mai via, nemmeno quando è quasi un ricordo lontano come quello ottomano. Il piglio di un impero è millenario e disprezza le province, non a caso parla solo ad altri imperi. La Turchia questo fa, da ciò le richieste agli Stati Uniti per non porre veti ai 2 nuovi stati. Sollecitazioni che, ovviamente, finiranno per trascinare ancora più in basso il livello medio delle libertà nell’ alleanza, visto che il regime turco non si fa scrupoli nel mandare la polizia a bastonare e disperdere le sfilate LGBTA, vietate in continuazione. A proposito di un’ alleanza dedita ai diritti e alla diffusione della democrazia.

Nonostante tutto questo Svezia e Finlandia fanno epoca e optano per la Nato, rompendo ogni indugio. Evidentemente perché perfettamente consce che una sfera di influenza, l’ Unione Europea, non sapendo per sua stessa natura e origine fare la guerra non sarà mai in grado di difendere nessuno, nemmeno se stessa. Succede, quando sei un oggetto geopolitico e non un soggetto.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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