Le culle sono vuote

Sono 15 mila i neonati in meno rispetto al 2014

CULLE VUOTE

Il recente dato, rilevato dall’Istat, circa il crollo delle nascite in Italia rappresenta lo specchio quotidiano di ciò che si legge nella nostra società.

Sono 15 mila i neonati in meno rispetto al 2014. Si è raggiunto un nuovo minimo storico di figli medi per donna. Siamo a 1.35, ancora in discesa per il quinto anno consecutivo. La vicenda mi porta a una riflessione di carattere pratico.

Lavoro, da alcuni anni, a stretto contatto con alcune colleghe. La gran parte con un solo figlio. Verifico con mano le loro sofferenze, preoccupazioni e ansie. Purtroppo, il carico di impegno giornaliero è davvero enorme per le giovani mamme. Lo stesso le scoraggia al solo pensiero di ipotizzare un’altra gravidanza, pur se riscontro in esse un evidente desiderio materno. Conciliare il lavoro e i carichi familiari, in particolare la cura dei loro pargoli, diventa un fardello a volte ingestibile e ingovernabile.

Le “culle” resteranno ancora a lungo vuote, se non si troveranno sostegni effettivi e tangibili rivolti alle giovani lavoratrici. Non è possibile pensare di risolvere “l’emergenza demografica” con palliativi che non hanno alcun senso, se non per mere giustificazioni di parte, nello specifico di chi, invece, dovrebbe costruire ben altre praticabili soluzioni.

Il tema deve trovare, infatti, la sua necessaria dimensione in un contesto, dove la crisi economica e l’impoverimento delle famiglie completano drammaticamente il quadro generale in cui ci si muove. C’è poco da fare. Occorre affrontare il tema avendo una volontà politica di base.

Davanti a questi dati, non si può transigere dal non avere servizi comunali efficienti e qualificati a sostegno delle mamme. Più strutture di supporto, più servizi di accompagnamento sono le condizioni prioritarie per rassicurare le famiglie che non possono, per i tempi che corrono, rinunciare al lavoro.

Serve, allora, una politica della convinzione, cui devono seguire i fatti e non la pochezza delle azioni. Si è in tempo per costruire una società migliore che sia realmente al fianco delle famiglie, prendendo esempio dai Paesi del nord Europa. Si può ancora provare a riprendere la buona qualità della vita per le generazioni del futuro.

Nicola Campoli

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