LA RETE E LE SUE MANIPOLAZIONI

” Il gaslighting dell’ impero “


– L’ impero è sempre stato talassocratico. Infatti si fonda sul controllo dei mari e sulla potenza della flotta. Lo fu l’impero romano nell’ antichità, quando bastava dominare il mar Mediterraneo, quello britannico più di recente e oggi, da ormai quasi 30 anni, quello statunitense.

In quest’ ultimo trentennio l’impero a stelle e strisce se vuol restare egemone non può  limitarsi al controllo della superficie marittima, attraverso gli stretti, come è successo in altre epoche e in altri tempi. No, stavolta non basta, perché è altrettanto importante, se vuol rimanere impero, sorvegliare gli abissi. Sì, quel fondale marino dove si celano i segreti di tutti noi e vi passano quelle informazioni che nel passato venivano carpite grazie ad agenti segreti, spie e spionaggio. Un’ attività che ha dato origine a opere letterarie o ai film di James Bond. E’ infatti nel profondo dei mari e degli oceani che passano i cavi che sono la cosiddetta “rete”, ma all’alba dell’ 800 furono anche il telegrafo e negli anni della guerra fredda il telefono. Dagli anni ’90 a oggi ne sono stati stesi a chilometri, siamo ormai oltre 1 milione e 200mila.

In sostanza sono gli stessi cavi. Oggi in fibra ottica e ieri in rame, servono sempre per far comunicare il mondo. La “forma Internet” non esiste da quella fatidica data del 6 agosto 1991, come alcuni pensano, con la presentazione alla stampa di un sistema ipertestuale britannico, il World Wide Web, bensì dal 1969, quando il Pentagono inventò Arpanet che, seppure in una forma primitiva, è l’antenato di Internet.

E allora chiunque capisce che le date si fanno importanti e non sono casuali: nel 1991 crolla definitivamente l’Unione Sovietica che, col suo mantello ideologico comunista, rappresentava il nemico strategico perfetto per gli USA. Proprio quella Russia che ancora oggi non riceve grandi aperture made in Usa. Non è casuale se proprio in quell’anno fatale prima vede la luce il World Wide Web e solo pochi mesi dopo il mondo assiste alla nascita dei primordiali siti web negli Stati Uniti.

Sì, perché adesso (1991) che lo spauracchio ideologico rosso si è sbiadito del tutto e il nemico strategico è più in ginocchio che mai allora l’egemone può anche permettersi il lusso di “regalare” al mondo la sua creatura: il “figlioccio” belloccio e moderno di Arpanet: Internet.

Eppure quello degli USA non sarà e non è un “regalo” a costo zero, anzi. E qui, senza risparmiare un pò di suspense, veniamo a svelare il senso del titolo di questo articolo, dove la geopolitica, Internet, il World Wide Web e la psicologia si fondono. All’apparenza c’entrano poco tra loro e invece scopriremo che hanno molto in comune.

Il gaslighting in psicologia è un termine che etimologicamente deriva da un’opera teatrale del 1938 (“Gaslight”, inizialmente nota come “Angel Street” negli Stati Uniti), ma è anche una forma di manipolazione. In sintesi si tratta di un tentativo subdolo e maligno per offuscare la mente di qualcuno. In teatro o al cinema, per esempio, c’è un partner che cerca di portare l’altro alla pazzia, manipolandolo con dei piccoli elementi presenti nell’ ambiente domestico o circostante. Per esempio affievolendo le luci delle lampade a gas. Il coniuge può anche rendersi conto di non aver fatto quei cambiamenti, ma il compagno insisterà,  affermando che è stato lui ed è solo la sua immaginazione a far brutti scherzi a una mente ormai malata.

Internet come arte manipolatoria, vera maestria digitale nel falsificare il reale. E’ per certi versi molto simile appunto al gaslighting, ma anziché nel micro avviene nel macro, quando la potenza egemone nel ruolo del marito inganna tutti gli altri stati del pianeta e le collettività. Questi ultimi vestono i panni della moglie, più o meno consapevole.

Incredibilmente Internet viene propagandato, pensato, descritto e rappresentato come un luogo libero, anzi lo si immagina addirittura quasi fosse la fase apicale della libertà di espressione sulla terra.  E’ quel luogo virtuale, non a caso, dove ognuno può dire o scrivere ciò che vuole. Ma si tratta di un’ abile e sofisticata manipolazione, realizzata soprattutto grazie a social network e motori di ricerca. Nella realtà è la nuova forma di spionaggio globale a costo zero.

Sono i dati a dircelo che, essendo innanzitutto cifre e numeri, non possono essere smentiti, se non da chi vuol fare a pugni coi fatti: i pazzi. Queste sono le percentuali, non smentibili: oltre l’80% dei cittadini del pianeta utilizza Internet, sono quasi tutte persone che vivono e lavorano nelle zone più sviluppate o in via di sviluppo del globo. Abbiamo percentuali addirittura plebiscitarie. Il 96 – 98% di questi utenti, a seconda delle diverse statistiche, utilizza 3 motori di ricerca e sono tutti statunitensi: Google, Yahoo e Bing. Stessi tassi per l’utilizzo dei social network, anch’essi tutti made in Usa. Non è un caso se al mondo solo la Cina ha un social network proprio, che copre l’intero mercato cinese (WeChat). Per la Russia la copertura è solo parziale e “l’autarchia social”, con VKontakte, si ferma intorno al 39,5% dell’ utenza russa. Insomma, le elezioni in Bulgaria nel periodo comunista sembrano uno scherzo.

Qui parliamo dell’ 80% della popolazione mondiale che fornisce gratuitamente un oceano di dati e informazioni all’ egemone USA e ai suoi apparati statali, spontaneamente. Siamo davanti al ribaltamento storico dello spionaggio: un tempo chi spiava partiva dai vertici delle società, dedicandosi a capi di stato, ministri, vertici delle forze armate. Viceversa, oggi, si preferisce partire dal basso. Sfruttando l’esibizionismo innato di noi esseri umani gli apparati statali dell’ unica potenza egemone, attraverso le più note piattaforme social e i motori di ricerca in voga, otterranno tutte le informazioni necessarie per provare a comprendere la via e le decisioni dei vari stati della terra e dei loro abitanti. Sono gli utenti che spiano loro stessi. Siamo al paradosso.

Ovviamente gli apparati statunitensi e le agenzie di intelligence, che controllano e comandano facoltose multinazionali come Facebook (che vuol dire Instagram e  WhatsApp) o Alphabet (che vuol dire Google e YouTube) attraverso la legge e la ricerca, non si interesseranno a cosa ha ordinato al ristorante tizio, del nuovo abito di Caio o piuttosto della gara vinta dal figlio di Sempronio, ma prenderanno in considerazione la media delle opinioni e delle sensazioni dei milioni di individui che formano una singola collettività. Il tutto, ovvio, per provare ad anticipare le mosse e prendere tutte le precauzioni del caso in base ai risultati. Un “trattamento” dell’ opinione pubblica che porta a comportamenti patetici la stessa, con presunti “estremisti” illusi di essere liberi e quindi dediti a far “lotte di classe”, “rivoluzioni sociali” o “battaglie a difesa della patria” in un luogo che non esiste: Internet. E’ un modo come un altro per far sfogare e quindi assopire la popolazione.

Ed è proprio questa la manipolazione di Internet, il “gaslighting imperiale”: sfruttare le debolezze umane, come un naturale esibizionismo, per spiare al meglio le potenze nemiche e quei satelliti che si credono alleati. L’obiettivo finale è quello di rimanere ancora a lungo l’unico egemone nella globalizzazione contemporanea, che è unicamente il controllo dei mari. Stavolta di nuovo in superficie sì, ma pure negli abissi.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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