di Marco Toccafondi Barni
– Stavolta l’anatra non è zoppa, è morta.
Intendiamoci, le elezioni di metà mandato non sono fondamentali negli Stati Uniti, come del resto neanche le presidenziali, che non decidono chi sarà il cosiddetto “uomo piu’ potente del mondo”, queste sono demenzialità nostrane, scemenze delle province di un impero quale quello Usa. Tuttavia, anche là, dove dominano gli appararati di stato, cioè nel paese piu’ “socialisteggiante” del mondo al di là delle chiacchiere, con i suoi quasi 6 milioni di dipendenti pubblici ufficiali su meno di 350 milioni di abitanti, una sconfitta di tali dimensioni per repubblicani attualmente rovinati da Trump assume le fattezze di un sondaggio, sugli Usa e dunque anche sul mondo che verrà.
W OKE, POST STORICISMO E CANTO DEL CIGNO – Con risultati clamorosi come l’incredibile filotto in Texas, tanto da rendere lo stato piu’ “americano” e conservatore tra tutti quasi una “New California”, la prima afroamericana eletta in Georgia , senatori gay, poi quel Kansas che dopo quasi un secolo torna democratico, ma soprattutto il referendum in Virginia, dove gli elettori hanno approvato un referendum costituzionale che elimina dalla Carta fondamentale dello Stato il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso, il popolo Usa a grande maggioranza sancisce che il cosiddetto WOKE (ovvero un richiamo, dando la sveglia a favore della buona educazione e dell’ empatia) e soprattutto il post storicismo non sono morti per nulla, anzi. Pare infatti che il post storicismo , come sua abitudine, sappia ancora plasmare la storia e fuori da quest’ultima rimanga quella minoranza bianca, vecchia, inutile e ancorata ad alcuni cosiddetti “valori” e tradizioni che fanno schifo persino a chi dice o finge di approvare. Insomma, il trumpismo oltre a tradire tutte le promesse possibili (dalla guerra in Ucraina chiusa in appena 24 ore, ad occuparsi di casa sua grazie a un isolazionismo impossibile per un egemone, salvi trovarsi impantanati un’ altra volta nell’ ennesima guerra in Medio Oriente) viene visto per ciò che è ed è sempre stato: un manipolo di multimilionari, guidati da un Tycoon vecchio quanto newyorkese, che fa unicamente i propri interessi a discapito di poveri illusi che, per una sorta di sindrome di Stoccolma applicata al sociale, incredibilmente vuol credere di poter raccogliere qualche briciola da parte dei ricchi. Ma i fatti e la realtà hanno la testa dura e finalmente la quasi totalità della collettività a stelle e strisce se ne è resa conto, uccidendo l’anatra.
ATTENZIONE PERO’, PERCHE’ ARRIVANO GLI APPARATI – Tutto bene dunque ? No, non è detto, se infatti questa vittoria a valanga, con le 1.000 vittorie blu, certifica senza appello né possibilità di smentita la fine di Donald Trump, non spariranno quelle istanze nella abusata e cosiddetta “America profonda” che hanno prodotto tale fenomeno. Ed è appunto con questo che i tanti volti nuovi del partito con l’ asinello dovranno fare i conti fin da subito. Facciamo allora un rewind e torniamo indietro di circa un decennio: era il 2016 quando un multimilionario libertino di New York, una specie di Briatore made in Usa, da simpatizzante e finanziatore per lo piu’ democratico si iscrive ai repubblicani candidandosi per le primarie. Non ci credeva nemmeno lui all’ inizio e certamente era un modo come un altro per farsi pubblicità e divertirsi, tuttavia con l’astuzia e la sapienza dell’ uomo di mondo e di spettacolo riesce ad intercettare la parte piu’ povera, frustrata e insicura del suo paese: quella tra il Midwest, gli Appalachi e il sud. Come spesso capita ai disperati e agli insicuri basta essere rassicurati da qualcuno che ti dice ciò che vuoi sentirti dire, poco importa a chi soffre se a farlo è addirittura un multimilionario della Grande mela che ha ribrezzo di te ed è lontano anni luce dalla tua esistenza. E allora succede che questo improbabile Briatore coi capelli color carota viene eletto alla Casa Bianca contro un’ odiatissima politica di professione come la Clinton, per poi vincere nuovamente, dopo i 4 anni di Biden, guarda caso contro un’ altra donna. Forse quegli Usa non erano ancora pronti per un’ inquilina alla Casa Bianca, oggi e domani probabilmente sì. Ma per arrivare al cuore e nelle teste (non sempre razionali, va detto) degli ultimi e degli insicuri “The Donald” da buon venditore e uomo tv ha dovuto vender promesse che un egemone non puo’ mai mantenere: niente piu’ guerre a giro per il mondo per salvare e catechizzare, torniamocene a casa e facciamo degli States una specie di grande Australia con la bomba atomica, contemporaneamente anelando il ritorno dell’ automobile a Detroit e del manifatturiero in tutto il Midwest. Promesse impossibili da rispettare, perché un egemone non puo’ fuggire da se stesso, non lo ha potuto fare l’ impero romano dopo aver vinto le guerre puniche contro Cartagine né quello Britannico né quello di Gengis Khan. Figuriamoci Donald Trump, infatti ieri il re si è mostrato nudo, ma se lui è finito non lo sono quelle istanze che lo hanno creato ed è a quelle che le facce nuove democratiche devono saper rispondere. Immediatamente.
CHE USA E CHE MONDO ? E’ forse la cosa piu’ semplice da prevedere, nel periodo medio – breve. Non fatevi ingannare da chi alle nostre latitudini riporta tutto all’ economicismo perché gli Stati Uniti, chiunque sieda nello studio ovale o controlli Camera e Senato, devono unicamente svolgere quel ruolo da egemone planetario che la storia ha assegnato loro in questa fase storica. Di conseguenza nessuno puo’ né deve illudersi di estraniarsi dal mondo, visto per la storia sei tu egemone e non altri; tuttavia è possibile concedere qualcosa in quello che resta il paese piu’ “socialisteggiante” sulla terra, sicuramente assai piu’ di quella Cina formalmente comunista per esempio ma che, numeri alla mano, ha circa 11 milioni di dipendenti statali su 1 miliardo e mezzo di abitanti. E questo devono fare i democratici, va detto subito a chiare lettere: piu’ empatia verso gli ultimi e dunque parecchio stato sociale, meno arroganza con multimiliardari alla Elon Musk. Nel contempo non dimenticarsi di lisciare il pelo con le narrazioni e quel soft power tipici di Hollywood, delle serie Tv e della stessa storia a stelle e strisce, coi diritti umani e l’evergreen by American dream. Tanto negli Stati Uniti, così come nel mondo intero, il maschio bianco, tradizionalista, magari religioso e con un’ identità di genere corrispondente al sesso biologico assegnato fin dalla nascita è sempre piu’ una ristretta minoranza che si illude di fare la storia mentre puo’ soltanto consolarsi starnazzando uno stridulo quanto fastidioso canto del cigno.
Finirà ben presto nella pattumiera della storia e del passato, i risultati e soprattutto gli eletti e le elette in queste elezioni di Midterm ne sono un’ ulteriore prova del nove. Fortunatamente.
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