Amministrare una comunità non significa soltanto assumere decisioni, approvare atti e disporre l’utilizzo delle risorse pubbliche. Significa, soprattutto, avere il dovere di spiegare ai cittadini come, perché e con quali risultati vengono compiute determinate scelte.
È partendo da questo principio che, il 1° ottobre 2026, come Gruppo consiliare Misto, abbiamo presentato una formale richiesta di accesso agli atti, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del D.Lgs. 267/2000, per acquisire la documentazione relativa a due liquidazioni disposte dal Comune di Crosia:
– 2.800 euro all’associazione CEMSF, per attività organizzative in materia di INCLUSIVITÀ E DISABILITÀ;
– 4.990 euro all’associazione SHARDANA SIMUL PRO ALIIS, per il progetto “SPIAGGE CARDIOPROTETTE”.
Entrambe le somme risultano liquidate sul capitolo 8189.
Abbiamo chiesto di conoscere le procedure che hanno portato all’individuazione delle associazioni, i progetti presentati, le attività programmate, quelle effettivamente realizzate e tutta la documentazione che giustifica e comprova l’utilizzo delle somme liquidate.
A distanza di settimane, tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcun riscontro.
IL DIRITTO DEI CONSIGLIERI NON È UNA CONCESSIONE
Una mancata risposta che non riguarda soltanto il rapporto istituzionale tra maggioranza e opposizione, ma investe una questione molto più importante: il diritto dei consiglieri comunali di esercitare pienamente il proprio mandato e IL DIRITTO DEI CITTADINI DI SAPERE COME VENGONO AMMINISTRATE LE RISORSE DELLA PROPRIA COMUNITÀ.
L’art. 43 del TUEL riconosce ai consiglieri comunali il diritto di ottenere dagli uffici tutte le notizie e le informazioni utili all’espletamento del proprio mandato.
Questo diritto non è una concessione della maggioranza, non è una cortesia degli uffici e non può essere subordinato alla volontà di chi amministra.
Non è accettabile che, per conoscere documenti relativi all’impiego di denaro pubblico, i consiglieri comunali debbano attendere settimane senza ricevere risposte.
DUE CONTRIBUTI, DUE INIZIATIVE SOCIALI, TANTE DOMANDE ANCORA SENZA RISPOSTA
C’è un aspetto che merita una particolare attenzione: le motivazioni riportate negli stessi atti comunali descrivono iniziative di rilevante valore sociale, che avrebbero dovuto coinvolgere direttamente PERSONE CON DISABILITÀ, BAMBINI E FAMIGLIE.
Per quanto riguarda il contributo di 2.800 euro all’associazione CEMSF, l’atto di liquidazione riferisce che l’associazione «ha realizzato importanti iniziative finalizzate alla promozione dell’aggregazione sociale, della PARTECIPAZIONE E DELL’INCLUSIVITÀ DELLE PERSONE CON DISABILITÀ nel territorio comunale».
Vengono descritte iniziative musicali, realizzate in giornate differenti, con il coinvolgimento di ragazzi con disabilità, e una giornata dedicata ai bambini con disturbo dello spettro autistico, realizzata in collaborazione con la Neuropsichiatria infantile.
Lo stesso atto parla di una significativa partecipazione di cittadini con disabilità.
Sono affermazioni importanti, che riguardano iniziative sociali delicate e meritevoli di attenzione. Proprio per questo ci chiediamo: dove si sono svolte queste iniziative? In quali date? Quali erano i programmi? Come sono stati coinvolti i ragazzi, i bambini e le famiglie? In che modo sono stati informati i cittadini?
E soprattutto: come mai eventi di questa rilevanza sociale, compresa una giornata dedicata ai bambini con disturbo dello spettro autistico in collaborazione con la Neuropsichiatria infantile, non risultano essere stati adeguatamente pubblicizzati e portati a conoscenza della comunità?
Non abbiamo ricevuto informazioni che ci consentano di conoscere e verificare queste iniziative. Per questo chiediamo di poter visionare i programmi, le comunicazioni, le autorizzazioni, le relazioni e ogni altro documento che ne attesti lo svolgimento.
IL PROGETTO SPIAGGE CARDIOPROTETTE: L’INCLUSIONE SOCIALE E LA MANCATA COMUNICAZIONE
Anche per il contributo di 4.990 euro all’associazione SHARDANA SIMUL PRO ALIIS emerge un aspetto che non può essere trascurato.
Nella determina n. 454 del 1° settembre 2026, relativa al progetto “Servizio Vigilanza Bagnanti e Spiagge Cardioprotette”, il Comune scrive che assume «particolare rilevanza» la campagna di sensibilizzazione all’inclusione sociale delle PERSONE CON DISABILITÀ, con specifico indirizzo alle FAMIGLIE DISAGIATE E AI DISABILI, per il periodo agosto, settembre e ottobre 2026.
Non si parla, dunque, soltanto di sicurezza balneare. Lo stesso atto comunale attribuisce al progetto una precisa finalità sociale: promuovere l’inclusione e rivolgere attenzione alle persone con disabilità e alle famiglie in condizioni di difficoltà.
Anche in questo caso ci chiediamo: quali iniziative di sensibilizzazione sono state concretamente realizzate? A chi erano rivolte? Come sono state coinvolte le persone destinatarie del progetto? Dove e in quali date si sono svolte? Perché un’iniziativa presentata come così rilevante sotto il profilo sociale non è stata adeguatamente pubblicizzata e portata a conoscenza dei cittadini?
L’inclusione non può restare soltanto una finalità scritta in una determina. Deve tradursi in attività concrete, accessibili, conosciute e verificabili.
LA QUESTIONE TECNICO-AMMINISTRATIVA: I TEMPI DELLA LIQUIDAZIONE*
C’è poi un ulteriore elemento che richiede chiarimenti.
La determina n. 454 prevede che il progetto si svolga nel periodo agosto, settembre e ottobre 2026. Nello stesso atto si stabilisce che la liquidazione del contributo di 4.990 euro debba avvenire previa presentazione della documentazione giustificativa delle spese sostenute, della rendicontazione delle attività e della relazione finale sulle attività realizzate.
Eppure, l’atto di liquidazione risulta firmato il 25 settembre 2026, quando il periodo progettuale indicato dal Comune non era ancora terminato e comprendeva anche il mese di ottobre.
È una circostanza sulla quale chiediamo risposte puntuali.
Se il progetto era previsto fino a ottobre, sulla base di quale documentazione è stata disposta la liquidazione integrale già il 25 settembre? Quali attività risultavano effettivamente realizzate e rendicontate a quella data? La relazione finale prevista dalla determina era già stata acquisita? Come sono state considerate le attività programmate per il periodo successivo?
Non stiamo formulando accuse e non anticipiamo giudizi. Chiediamo di conoscere gli atti, i documenti e le verifiche che hanno accompagnato la liquidazione, anche alla luce delle condizioni stabilite dalla stessa Amministrazione.
LA TRASPARENZA NON PUÒ ESSERE SOLTANTO UNA PAROLA
Non stiamo sollevando una questione personale, né alimentando una sterile contrapposizione politica, stiamo esercitando una prerogativa istituzionale prevista dalla legge e, soprattutto, adempiendo a una responsabilità nei confronti delle persone che rappresentiamo.
Parliamo di risorse pubbliche e di iniziative che riguardano la disabilità, l’inclusione, la partecipazione sociale e la tutela della salute. Ambiti che meritano serietà, attenzione e rispetto.
Non mettiamo in discussione le finalità dichiarate dei progetti. Chiediamo che siano documentate, che le attività siano verificabili e che i cittadini possano conoscere ciò che è stato effettivamente realizzato con le risorse della comunità.
Perché ci si può riempire la bocca di inclusione, partecipazione e attenzione alle persone più fragili, ma poi bisogna dimostrare, attraverso i fatti e gli atti, che quelle parole si sono tradotte in iniziative concrete.
Il Sindaco e l’intera Amministrazione comunale hanno una responsabilità politica nei confronti della comunità. Gli uffici competenti hanno il dovere di assicurare il corretto esercizio del diritto di accesso agli atti.
Chiediamo quindi risposte, documenti e chiarimenti su entrambe le liquidazioni, sulle attività realizzate, sulla loro effettiva pubblicizzazione e sulle verifiche che hanno preceduto i pagamenti.
A Crosia i cittadini non chiedono favori: chiedono trasparenza.
Non pretendono privilegi: pretendono il rispetto delle regole.
Come Gruppo consiliare Misto continueremo a svolgere il nostro mandato con serietà, determinazione e rispetto delle istituzioni.
Il controllo sull’attività amministrativa non è un ostacolo al governo della città. È uno strumento di garanzia per la comunità e una componente essenziale della democrazia locale.
Non chiediamo favori. Chiediamo documenti, risposte e rispetto delle regole.
Perché amministrare significa assumersi responsabilità. E la prima responsabilità di chi gestisce risorse pubbliche è quella di non sottrarsi mai al dovere di rendere conto alla propria comunità.
IL GRUPPO CONSILIARE MISTO
Giovanni De Vico – Teresa Blefari
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