SEDICI ANNI DI ATTESA, VENTI POSTI LETTO: CARIATI RIAPRE LA MEDICINA!

Da oggi 2 novembre partono i ricoveri nella nuova UOC di Medicina generale. Minò: «Adesso bisogna consolidare ciò che riparte»

Cariati: Ospedale "V. Cosentino"

■Antonio Loiacono

Venti posti letto, sedici anni di attesa e una battaglia civica che non ha mai abbandonato il Vittorio Cosentino. Da oggi 2 novembre 2026 l’ospedale di Cariati torna ad accogliere pazienti in regime di ricovero ordinario nel reparto di Medicina generale. Una funzione assistenziale che mancava dal 2010, quando il presidio fu ridimensionato nell’ambito del Piano di rientro sanitario.

La nuova Unità operativa complessa (UOC), collocata al secondo piano della struttura, dispone di venti posti letto ordinari. La responsabilità è stata affidata alla dottoressa Maria Pia Salerno, che guiderà l’attività nell’ambito dell’organizzazione sanitaria dello spoke di Corigliano-Rossano, sotto la direzione sanitaria di Maria Pompea Bernardi.

È un passaggio atteso dalle comunità del Basso Jonio cosentino e dell’Alto Crotonese, territori che per anni hanno dovuto fare i conti con la progressiva riduzione dei servizi ospedalieri e con la necessità di rivolgersi ad altri presidi per i ricoveri di competenza internistica.

Il percorso amministrativo ha trovato una formalizzazione nella deliberazione del Commissario straordinario dell’Asp di Cosenza n. 1255 del 16 settembre 2026, adottata in attuazione del DCA n. 360 del 20 novembre 2024, che aveva previsto l’istituzione della struttura con venti posti letto.

Il provvedimento ha definito l’attivazione della nuova unità operativa e gli interventi organizzativi necessari, compresa l’acquisizione degli arredi e delle attrezzature.

Una precisazione è necessaria: l’attivazione organizzativa del reparto era stata programmata per il 1° ottobre, mentre il 2 novembre segna l’avvio dei ricoveri ordinari e l’accoglienza dei primi pazienti. Due momenti distinti dello stesso percorso.

Per raccontare questa riapertura bisogna tornare indietro e ricordare chi, quando il futuro del Vittorio Cosentino sembrava ormai confinato alle decisioni dei piani di riorganizzazione sanitaria, ha continuato a rivendicarne il recupero.

La mobilitazione affonda le proprie radici nelle proteste del 2010 contro il ridimensionamento del presidio. Nel novembre 2020 la protesta assunse una forma particolarmente incisiva: cittadini, comitati e associazioni, diedero vita a un presidio permanente all’interno dell’ex ospedale, arrivando all’occupazione di una parte della struttura.

Non fu un’iniziativa di pochi giorni. La mobilitazione proseguì per mesi, portando la vicenda di Cariati all’attenzione dei media regionali e nazionali. Nel luglio 2021, anche dopo la sospensione dell’occupazione, la battaglia continuò attraverso iniziative itineranti e nuove forme di protesta.

La Medicina che da oggi potrà accogliere i primi pazienti rappresenta anche un passaggio importante nella storia di questa mobilitazione. Sarebbe riduttivo ricostruire il percorso di recupero dell’ospedale senza riconoscere il contributo di chi ha mantenuto viva la questione per anni, anche quando i risultati apparivano lontani.

Questo non significa attribuire a un solo soggetto il merito della riattivazione. Significa riconoscere che la pressione della società civile ha contribuito a mantenere aperta una vertenza che altrimenti rischiava di perdere spazio nel dibattito pubblico.

Sulla riattivazione della Medicina è intervenuto, nei giorni scorsi, anche il sindaco di Cariati, Cataldo Minò, che ha seguito il percorso di recupero del presidio e incontrato la dottoressa Pia Salerno, i medici e gli operatori sanitari.

«La nuova Medicina rappresenta un passaggio importante nel percorso di rafforzamento del nostro presidio ospedaliero. Cariati ha bisogno di servizi sanitari efficienti, di professionalità e di strutture capaci di rispondere concretamente alle esigenze dei cittadini», ha dichiarato il primo cittadino.

Minò ha quindi richiamato l’attenzione sulla necessità di dare continuità al servizio: «L’obiettivo deve essere quello di consolidare ciò che oggi riparte e creare le condizioni perché il presidio possa progressivamente recuperare il ruolo che gli compete all’interno del territorio».

Un passaggio delle sue dichiarazioni riguarda anche la dimensione umana dell’assistenza, spesso trascurata quando il dibattito sulla sanità si concentra esclusivamente su strutture, prestazioni e organizzazione.

«La sanità non può essere fatta soltanto di prestazioni e cure. Quando una persona entra in ospedale, spesso accanto a lei c’è una famiglia che vive una situazione di preoccupazione e fragilità. È importante quindi che all’efficienza e alla professionalità si affianchino ascolto, umanità e attenzione alle persone».

Parole che richiamano anche il valore del rapporto tra personale sanitario, pazienti e familiari. Un aspetto che dovrà trovare riscontro nella quotidianità del nuovo reparto.

Il ritorno della Medicina amplia la capacità assistenziale del Vittorio Cosentino e rappresenta un tassello importante nel percorso di recupero dell’ospedale, dopo il ripristino del Pronto soccorso e il potenziamento dei servizi territoriali.

Ma il numero dei posti letto, da solo, non basta a misurare la qualità di un servizio. Saranno determinanti la disponibilità effettiva di personale medico e infermieristico, la dotazione strumentale, l’organizzazione dei turni e la possibilità di garantire ricoveri senza interruzioni.

Sono questi gli aspetti sui quali sarà necessario mantenere alta l’attenzione, anche attraverso il confronto con l’Asp e la direzione sanitaria.

La riapertura di Cariati riporta inoltre al centro il tema della rete ospedaliera del Basso Jonio, a partire dal presidio Guido Chidichimo di Trebisacce, per il quale resta centrale il completamento del percorso di recupero delle funzioni ospedaliere, comprese l’area chirurgica, il Pronto soccorso e i servizi diagnostici.

Per il Vittorio Cosentino, intanto, il 2 novembre segna il ritorno dei ricoveri in Medicina dopo sedici anni.

Una data che chiude una lunga attesa, ma apre una nuova fase di responsabilità. Per le istituzioni, chiamate a garantire il funzionamento del reparto; per l’Asp, che dovrà assicurarne la continuità; per il territorio, che non può accontentarsi di un risultato formale.

La domanda, adesso, è una sola: i venti posti letto saranno il punto di partenza per restituire al Vittorio Cosentino un ruolo stabile nella sanità territoriale?

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