ANTONIO TAJANI, LO SVAGATO… ANZI, LO sMAGAto

In fondo è encomiabile. Ci vuole infatti un’encomiabile faccia tosta per dire come ha detto Antonio Tajani, dopo il bagno di sangue delle elezioni di “mid-term” negli USA che hanno visto Donald Trump e i suoi sodali subire una benefica umiliazione, che lui, Tajani, e gli altri del governo in carica non sono mai stati trumpiani e che la sua capa, Giorgia Meloni, non è mai stata fan dei MAGA. D’altra parte Tajani – noto anche per le sue doti atletiche di saltatore al grido di chi non salta comunista è, e! – è anche quello della fragranza di reato: evidentemente ha confuso Youssef Siher con Piero Fassino, che notoriamente ha passato qualche guaio a causa di profumi indebitamente – diciamo così – acquisiti in un duty free.

Sulla falsariga delle più recenti affermazioni del nostro (ahinoi) ministro degli Esteri, che di affermazioni curiose è generoso dispensatore, si potrebbero azzardare altre dichiarazioni non meno fantasiose: per esempio che Matteo Salvini non ha mai insultato i napoletani né ha mai tifato contro la Nazionale italiana di calcio. Oppure che il presidente (ahinoi) del Senato Ignazio La Russa è un sincero democratico che conosce la Costituzione della Repubblica; o che Antonio Di Pietro sapeva scegliere i candidati da inserire nel suo defunto partito Italia dei Valori, che Silvio Berlusconi era un marito fedele e, proseguendo su questa linea di pensiero, che Rocco Siffredi (“La spada nella doccia”) ha fatto voto di castità e, dulcis in fundo, che il pruriginoso cinema dell’or ora scomparso Tinto Brass era dedicato all’esaltazione dell’intelligenza e della dignità  delle donne: tutto si può dire se si possiede una dose adeguata di cerone e se la ricetta di quel cerone include massicce dosi di tolla.

D’altra parte, a proposito di facce di tolla, è lo stesso Donald Trump a dare il la ai campioni delle dichiarazioni degne di una realtà parallela, visto che non ha esitato ad affermare che la sconfitta elettorale non è affare suo: se sulle schede elettorali ci fosse stato il suo nome, ha detto, il suo partito avrebbe vinto, perché la gente lo ama. Evidentemente ha dimenticato di aver invitato a più riprese gli elettori a votare, appunto, come se sulla scheda il suo nome ci fosse.

Possiamo insomma affermare con orgoglio che l’Italia è battistrada nel mondo non solo nel campo della musica, dell’arte e della cultura ma anche in quello della politica: abbiamo insegnato alla Gran Bretagna l’arte di creare governi effimeri e agli USA quella di scegliere leader miliardari, avidi e bugiardi; ora possiamo dire anche che la famosa constatazione di Ennio Flaiano non riguarda più solo il nostro Paese.

Infatti nel mondo intero, ormai, e non più solo in Italia, la situazione può essere tragica, ma non è mai seria.

Giuseppe Riccardo Festa

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