Quella che ho respirato sopra Terravecchia, alcune sere fa, è stata davvero una bella e coinvolgente atmosfera. Mancava da un po’, del resto, nel centro storico del piccolo paesello, che sovrasta dall’alto Cariati, un luogo accogliente e caldo, quanto “Qua Sopra Ara Jazz”. Una piccola osteria di collina, dove ci si sente subito a casa e si mangia davvero in modo semplice e lodevole.
Fa piacere poi registrare che il posto sta diventando, con il passare dei mesi, un luogo di aggregazione per i pochi, ahimè, che ancora popolano la piccola Terravecchia. La sala con pochi coperti è completata, nel periodo autunno/inverno, da un accattivante caminetto, che contribuisce a creare un posto suggestivo e dal tocco familiare.
Sedersi a tavola accanto al fuoco rende poi ogni pasto speciale e riporta ai ritmi lenti e rassicuranti di un tempo passato. Qui si mangia, ripeto, in totale semplicità e si gustano straordinari piatti di terra e di mare. Eccellenti le preparazioni con le materie prime locali e di giornata. E poi si beve molto bene e ci sono anche ottimi dolci e non solo della tradizione locale.
Quindi, uno spazio che consiglio è dove si rilassa e si beve molto bene. La sfida messa in campo dai gestori, che dalla scorsa estate hanno preso anche la conduzione del punto fermo dello storico “Orizzonte”, non è di sicuro facile e va supportata. Insomma, Terravecchia, per continuare a guardare al futuro con più fiducia, ha di sicuro bisogno anche di un luogo, come “Qua Sopra Ara Jazz”, che provi a tenere vivo il senso e lo spirito di comunità, come si sta provando a fare.
Infatti, nei piccoli comuni è molto importante mettere in circolo energia sociale, economica, culturale, che rappresentano l’anticorpo dell’abbandono, favorendo così le migliori condizioni per essere un piccolo motore di vitalità e di ripartenza.
Nicola Campoli
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