SCALA COELI, LA SFIDA È COMINCIATA: FARAO DA UNA PARTE, MATALONE E TRIDICO DALL’ALTRA!

La candidatura di Gina Farao apre ufficialmente una nuova fase politica. Dall’altra parte si prepara il fronte guidato da Giovanni Matalone e Vincenzo Tridico. Due schieramenti, molte domande e una comunità chiamata a scegliere non soltanto chi amministrerà il paese, ma quale idea di Scala Coeli emergerà dalle urne

Luigina Farao

Antonio Loiacono

A Scala Coeli la campagna elettorale non è ancora entrata nel suo pieno fragore. Ma il silenzio, quello delle settimane che precedono le grandi sfide, è ormai finito.

Luigina Farao, laurea in Scienze della Educazione e Formazione; educatrice, mamma e figlia di Scala Coeli, ha rotto gli indugi e ha reso pubblica la propria volontà di candidarsi alle prossime elezioni amministrative. Lo ha fatto spiegando di aver atteso il momento che riteneva più opportuno, perché, «c’è un momento giusto per ogni scelta».

«Sto pensando seriamente di candidarmi alle prossime elezioni amministrative come sindaco di Scala Coeli.

Insieme ad alcuni cittadini che hanno scelto spontaneamente di mettersi in gioco, stiamo formando una squadra di persone attive, motivate e con voglia di costruire un progetto nuovo per il nostro paese.

Vorremmo superare i vecchi schemi e aprire una fase nuova, fatta di partecipazione, idee e responsabilità.

Scala Coeli ha bisogno di persone che abbiano voglia di fare.”

Parole apparentemente semplici, ma politicamente significative.

Perché raccontano una candidatura che vuole presentarsi non come un’improvvisazione elettorale, bensì come il risultato di un percorso maturato nel tempo.

Ora, però, arriva la parte più difficile: trasformare una candidatura in una squadra.

Farao lo dice apertamente. Bisogna completare il gruppo, trovare persone disponibili a mettersi in gioco, costruire una compagine «forte e motivata».

Ed è probabilmente proprio qui che si giocherà la prima partita vera.

In un piccolo comune un’elezione amministrativa non è mai soltanto una competizione tra programmi.

È una competizione tra persone.

La conoscenza diretta dei candidati pesa. Pesano le relazioni. Pesano le storie familiari. Pesano le esperienze amministrative. Pesano le simpatie e le antipatie, le aspettative e le delusioni accumulate negli anni.

Per questo la costruzione delle liste rappresenta spesso il primo vero sondaggio sul consenso.

Un nome importante che entra può spostare equilibri.

Un nome atteso che non c’è può aprire interrogativi.

Un gruppo compatto trasmette sicurezza.

Un gruppo litigioso comunica fragilità prima ancora che venga pronunciata una parola.

Farao sembra avere ben presente questa dinamica.

Sul piano politico, tuttavia, il messaggio è chiarissimo: la candidata considera la fase di formazione delle liste un passaggio decisivo della prossima competizione elettorale, nel quale sarà necessario individuare persone  pronte ad affrontare  l’impegno di una campagna elettorale.

Di fronte alla candidatura di Luigina Farao prende progressivamente forma l’altro fronte della competizione, quello riconducibile a Giovanni Matalone (sindaco uscente) e Vincenzo Tridico!

Due nomi che rappresentano l’altro polo della futura sfida e che dovranno ora dimostrare di possedere una capacità di aggregazione almeno pari a quella che Farao si propone di costruire.

Anche qui, però, la vera domanda non riguarda soltanto chi guiderà la lista.

Riguarda chi ne farà parte.

E soprattutto quale sarà il progetto politico-amministrativo capace di tenere insieme sensibilità, storie e percorsi differenti.

Perché una lista può nascere da un accordo.

Ma soltanto un progetto può trasformare un accordo in una maggioranza.

Ed è proprio quando si parla di identità politiche che la prossima competizione potrebbe diventare particolarmente interessante.

Vincenzo Tridico è pubblicamente riconducibile all’area del Movimento 5 Stelle. Se questa appartenenza politica rappresenterà anche un elemento caratterizzante della futura proposta elettorale, allora una domanda appare inevitabile.

Agli elettori del Movimento 5 Stelle, e più in generale a chi attribuisce ancora un peso all’identità politica, chiediamo: come si concilia l’eventuale sostegno a Vincenzo Tridico con la presenza nella stessa compagine di Giovanni Matalone, che in una pubblica riunione, nella sua veste di sindaco, ebbe a dichiarare di non poter rimanere in quello spazio “pentastellato” proprio perché appartenente a un’altra forza politica?

Non è una domanda retorica.

E non vuole nemmeno trasformarsi in un processo alle appartenenze politiche.

Al contrario.

È una domanda sulla coerenza delle alleanze.

Perché nelle amministrative comunali accade spesso che le vecchie appartenenze vengano messe da parte in nome di un progetto locale.

È legittimo.

Ma proprio per questo sarebbe interessante capire quale sia il criterio che guiderà questa nuova aggregazione.

Conta ancora l’identità politica?

Oppure, quando si arriva davanti al municipio, conta soltanto il progetto amministrativo?

E se conta il progetto, quale sarà?

Sono interrogativi che spettano innanzitutto ai protagonisti chiarire.

Qui si apre una questione più ampia.

Le elezioni comunali sono spesso considerate il luogo in cui la politica nazionale perde importanza.

Non sempre è così.

Anzi, nei piccoli comuni le appartenenze politiche possono diventare più sottili, meno visibili, ma non per questo scomparire.

Un candidato può presentarsi come civico e avere una storia politica precisa.

Un altro può avere un’identità politica dichiarata e contemporaneamente costruire un’alleanza molto ampia.

Il problema non è stabilire quale modello sia migliore.

Il problema è dichiararlo con chiarezza agli elettori.

Perché il cittadino deve poter capire se davanti a sé ha una lista civica trasversale, una coalizione di sensibilità diverse oppure una formazione che conserva una precisa identità politica.

La chiarezza, in una competizione elettorale, non è un dettaglio.

È parte del programma.

Al di là delle appartenenze, delle alleanze e delle strategie, resta la questione decisiva.

Che cosa vogliono fare Farao, Matalone e Tridico per Scala Coeli?

Perché la competizione rischierebbe di diventare sterile se si trasformasse in un semplice referendum sulle persone.

Scala Coeli ha problemi concreti e non aspetterà la fine della campagna elettorale per presentarne il conto.

Lo spopolamento.

La progressiva perdita di servizi, la condizione delle infrastrutture.

Il rapporto con i giovani.

La valorizzazione del centro storico, il turismo, la gestione del territorio.

La sicurezza.

Il rapporto con le istituzioni sovracomunali.

E soprattutto la capacità di immaginare un futuro per una comunità che non vuole semplicemente amministrare il proprio declino.

È su questo terreno che le due eventuali squadre dovranno misurarsi.

Non soltanto sui nomi.

Non soltanto sulle alleanze.

Non soltanto sulla capacità di conquistare consenso.

C’è poi un elemento tipico della politica dei piccoli centri che non può essere ignorato.

Il voto comincia molto prima del giorno delle elezioni.

Comincia quando una persona decide di candidarsi.

Quando un’altra accetta.

Quando qualcuno rinuncia.

Quando una famiglia discute.

Quando un gruppo di amici prende posizione.

Quando un elettore, fino a quel momento indeciso, comincia a chiedersi da quale parte stare.

Per questo la formazione delle liste sarà probabilmente il primo vero banco di prova.

Farao ha fatto il primo passo pubblico.

Matalone e Tridico rappresentano il fronte alternativo.

Ora entrambi dovranno riempire di nomi, competenze e contenuti le rispettive candidature.

E sarà interessante capire soprattutto quali persone sceglieranno di esporsi.

Perché in un paese come Scala Coeli una lista elettorale è anche una fotografia della comunità.

Racconta chi crede nel progetto, chi lo sostiene, chi decide di rischiare.

E, qualche volta, racconta anche chi preferisce restare fuori.

La prossima campagna elettorale potrebbe dunque essere molto più interessante di una semplice sfida tra candidati.

Potrebbe diventare un confronto tra due modi diversi di leggere Scala Coeli.

Da una parte Luigina Farao, che ha deciso di uscire allo scoperto e di chiedere alle persone di costruire con lei una squadra.

Dall’altra Giovanni Matalone e Vincenzo Tridico, chiamati a trasformare la loro convergenza in una proposta altrettanto riconoscibile.

In mezzo, gli elettori.

E sono loro, alla fine, ad avere il compito più difficile.

Dovranno distinguere tra la politica delle persone e quella dei programmi.

Tra le promesse e le possibilità concrete.

Tra le appartenenze e le idee.

Tra ciò che viene raccontato e ciò che può davvero essere realizzato.

La domanda finale, allora, non è ancora «chi vincerà?».

È troppo presto.

La domanda è un’altra: chi riuscirà a convincere Scala Coeli di avere non soltanto una squadra da presentare alle urne, ma un progetto per il paese?

La risposta arriverà nei prossimi mesi.

Ma una cosa è già evidente: la partita è cominciata.

E questa volta, per Scala Coeli, non sarà soltanto una questione di nomi.

Sarà una scelta sul futuro!

 

Views: 1269

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta