Politica e politici: il solito guazzabuglio

Un capo di governo grigio e sommesso, quasi un monsù Travet, che è ben lungi dal protagonismo prorompente e a tratti esasperante del suo predecessore, e che guida una compagine ben poco diversa da quella che ha sostituito: secondo Massimo Gramellini, un governo Renzi senza Renzi. Per giunta, diversamente dall’auspicio non solo mio ma di tutte le persone di buon senso, la ministra Boschi, per quanto declassata a sottosegretario, è ancora là, ennesimo monumento alla faccia di bronzo nella galleria degli italici personaggi politici.

Un governo nato in tutta fretta, viste – come rilevava il Presidente Mattarella – le scadenze nazionali e internazionali cui bisogna far fronte e probabilmente destinato a una vita breve, nell’attesa che la Consulta si esprima sulla costituzionalità del famigerato Italicum, la legge elettorale più amata e più odiata nella storia della Repubblica: molti (grillini, leghisti e destre varie), dopo aver gridato all’imbroglio quando valeva solo per la Camera e che fino a un mese fa ne dicevano tutto il male possibile e immaginabile, oggi la invocano e la benedicono, suggerendo addirittura di estenderne la validità anche al Senato, sopravvissuto alla fallita riforma renziana.

È probabilmente, questo del grigio Gentiloni, un governicchio ma – piaccia o no – è un governo del tutto legittimato dalle norme costituzionali che hanno fieramente difeso coloro che hanno votato NO al referendum. Norme che chi parla di premier non eletto dal popolo dimostra di non conoscere: la nostra Costituzione non ha mai previsto che il premier sia eletto dal popolo, e quindi i difensori della Carta che gridano al governo illegittimo – lo dico sommessamente – forse un’occhiata a quello che la Carta dice, per evitare castronerie, farebbero bene a dargliela.

Tornando al quadro politico del momento, come da tradizione il PD è diviso fra renziani (che poi sarebbero democristiani) e sinistra mugugnante ma di poco costrutto, il che non giova certo ai sondaggi che lo riguardano. È comprensibile dunque che i grillini invochino le elezioni subito, poiché sentono nell’aria il profumo di un sorpasso alla grande sull’odiato partito di Renzi.

Un sorpasso che però potrebbe essere messo in forse dalle sorprese che continuano ad arrivare dal Campidoglio, dove la giunta Raggi non sembra trovare pace, visto che non si arresta il via vai di assessori, capi di gabinetto e funzionari vari, molto è stato bloccato e poco avviato, e perfino l’albero di Natale suscita polemiche e mugugni. Anche a Torino la giunta Appendino non brilla e così il PD, messo in difficoltà dalle sue divisioni e da un segretario troppo innamorato di sé stesso, tira un sospiro di sollievo guardando verso queste due amministrazioni, vetrine piuttosto opache delle capacità di governo dei pentastellati.

In ogni caso pare che, come in un passato remoto Mussolini, in uno recente Berlusconi e in uno recentissimo Renzi, l’amore di oggi di tanti italiani sia Grillo. In Italia gli amori viaggiano con gli umori, e dunque è difficile dire quanto durerà quest’ultima passione.

Resta comunque comprensibile, dicevamo, che i grillini scalpitino per il voto. Meno comprensibile è che lo facciano anche i leghisti e le altre formazioni più o meno marginali della destra, che chiunque vinca sono comunque condannate a restare fuori dalla stanza dei bottoni. Cosa Salvini, Meloni e altre frattaglie della destra si aspettino dalle prossime e forse imminenti elezioni politiche è un mistero. A meno che Grillo decida (da qualche parte si ventila questa ipotesi) di abbandonare lo splendido isolamento in cui finora ha tenuto il suo partito ed accetti l’idea di creare una coalizione con queste forze; ma rischierebbe, in questo caso, di perdere il voto dei simpatizzanti che si ritengono di sinistra.

Molto dipenderà dalla legge elettorale che sortirà dall’accordo che il PD farà col redivivo Berlusconi che così, forse per l’ultima volta, potrà pesare sul destino del Paese. Sarebbe auspicabile che alla redazione di questa legge collaborino tutti, ma proprio tutti i partiti presenti in Parlamento, ma temo che questo auspicio resterà tale: I grillini sdegnosamente si chiameranno fuori, lo stesso faranno le destre, e la nuova legge elettorale sarà così, probabilmente, un arzigogolo un po’ proporzionale e un po’ maggioritario, che favorirà la nascita di coalizioni litigiose e mutevoli, studiato apposta per fare in modo che tutto cambi (ah, Tomasi di Lampedusa, quanto avevi ragione!) perché tutto resti com’è, con somma soddisfazione di tutti, anche di quelli che si diranno scandalizzati e disgustati.

In Italia, diceva il grande Ennio Flaiano, la situazione può essere drammatica; ma non è mai seria.

 

Giuseppe Riccardo Festa

Print Friendly, PDF & Email

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta