LA GLOBALIZZAZIONE CONTINUA, MA FORSE NON VINCE.

– Parafrasando un vecchio spot televisivo, quello delle pile Duracell, la globalizzazione continua, ma a differenza delle celebri batterie non vince. Forse.

Sembra proprio che questa guerra tra Russia e Ucraina, che ha ormai superato i suoi primi 100 giorni, per molti osservatori, opinionisti, politologi e giornalisti possa seppellire la spesso odiata globalizzazione. Recentemente lo ha affermato persino un cronista attento e con un’ intelligenza acuta come Domenico Quirico che, in un dibattito pubblico visibile anche su Youtube, ha testualmente dichiarato: “All’ alba del 24 febbraio scorso la globalizzazione è morta”.

Ebbene, nonostante l’enorme stima che nutro per Quirico non sono d’accordo con questa affermazione che in fondo è anche una previsione e chissà, almeno per alcuni, un auspicio.

Cosa è la globalizzazione ? – Odiata da molti e amata da pochi, la globalizzazione viene spesso confusa con qualcosa di inedito, moderno, ma soprattutto economico. E’ quasi niente di tutto ciò: non è qualcosa di nuovo, infatti siamo almeno alla 3° globalizzazione nel corso della storia. Dunque non è moderna, poiché se ne riscontrano tracce persino nell’ antica Roma, come in quell’ anglosfera dominata dall’ Impero britannico, probabilmente la prima vera forma di globalizzazione in senso tecnico. Ovvio, almeno in parte c’è l’economia di mezzo, ma soltanto perché trattasi di commercio delle merci. Nulla di più, tutto qui. Tuttavia, la globalizzazione è anzitutto un fenomeno militare, cioè il controllo dei mari attraverso gli stretti. Oggi da parte dell’ impero egemone statunitense, ieri da quello romano, che dominava il mar Mediterraneo e tanto bastava, recentemente da quello britannico.

Una guerra regionale non puo’ significare la fine della globalizzazione – E allora no, decisamente si tratta di un abbaglio, perché se globalizzazione vuol dire controllo militare di mari e oceani da parte statunitense oggi e di altri imperi ieri, ebbene non potrà essere una guerra regionale, per giunta su terra, a decidere le sorti di questo fenomeno, che si crede nuovo e attuale, ma in realtà è vecchio come gli imperi. L’invasione dell’ Ucraina da parte della Federazione Russa, decisa dal Cremlino lo scorso 24 febbraio, non potrà segnare, minimamente, le sorti della globalizzazione per una ragione molto semplice: non cambierà di una virgola il dominio sui mari e il controllo degli stretti e quindi del commercio mondiale, che per oltre il 90% dei beni viaggia appunto sulle onde, di conseguenza la globalizzazione made in Usa continuerà senza grandi intoppi anche per i prossimi decenni. Forse per secoli. Sì, la globalizzazione sarà ancora “Made in Usa”, nonostante un avvenimento senz’altro importante come la guerra mossa dalla Russia all’ Ucraina lo scorso 24 febbraio.

Ma allora perché la guerra in Ucraina ci appare così importante ? – Perché effettivamente lo è, senza alcun dubbio, ma non fino al punto che pensano pensatori attenti e raffinati come Quirico. Da guerra che avrebbe dovuto restare regionale, probabilmente a inizio anno lo pensavano erroneamente gli stessi russi, si è trasformata in un ennesimo contenimento da parte Usa della malmessa Russia. Un’occasione di contenimento che gli stessi statunitensi non sanno come usare fino in fondo. E questo perché da un lato non vogliono gettare l’orso russo tra le grinfie del dragone cinese, dall’ altro perché un’ implosione (sempre più probabile, anche se non certa) della Federazione Russa e del suo elefantiaco territorio potrebbe creare un terremoto, viste le dimensioni e soprattutto le 6.000 testate nucleari nella disponibilità russa, dagli esiti sconvolgenti e imprevisti persino per l’egemone a stelle e strisce. E allora il contenimento della Russia, come tattica, è ancora tutto da stabilire, perché l’Ucraina non è né sarà Taiwan e se Putin fosse ancora quell’ uomo che Bush figlio vide come un autentico democratico soltanto qualche anno fa Kiev sarebbe già nella sfera di influenza dell’ impero russo col beneplacito statunitense.

Forse la globalizzazione perderà ? – Difficile prevederlo, ma se c’è una cosa davvero importante in questo conflitto è che i russi sanno bene che l’impero Usa resterà tale fin quando dominerà i mari e dunque il commercio da un lato e la sua “perla” dall’altro: l’ Europa. Fin quando nella UE verrà garantito un certo tenore di vita allora la globalizzazione USA sarà odiata solo da alcuni, anche da molti, ma non intaccherà quel sentimento medio della collettività che anela la “dolce vita” condotta durante gli ultimi 8 decenni sotto il dominio statunitense. Tuttavia se le sanzioni e il protrarsi della guerra influiranno sul tenore di vita degli europei allora questo potrebbe trasformarsi in un problema serio per l’egemonia a stelle e strisce.

Ucraina regionale, Taiwan epocale – Tra la terra di frontiera e Formosa c’è tutta la differenza del mondo. Non a caso l’ Ucraina per l’ennesima volta sarà quasi certamente divisa dopo questa guerra: la parte occidentale sarà accollata all’ Unione Europea e quindi nella sfera occidentale e un cuscinetto orientale agganciato alla Crimea e relegato a sfera di influenza russa. Per Taiwan invece non andrà così, anzi. Del resto Biden si è già preoccupato di avvisare il rivale Xi Jinping: “Difenderemo Taiwan ad ogni costo”. E allora è lecito chiedersi, perché ? Se addirittura, beffa delle beffe, gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente la Repubblica Popolare e al contrario non riconoscono Taiwan. Succede che se abbandonare l’ Ucraina al suo destino di sempre (essere spartita tra imperi), fato avverso che ne determina persino il nome in antico slavo, non cambia nulla per la potenza egemone, fuor da narrazioni propagandistiche, lasciare Taiwan alla Cina vorrebbe dire per gli Usa abdicare al loro ruolo di impero egemone nel mondo, i padroni quasi incontrastati di questa 3° globalizzazione della storia umana. Un fatto impensabile per qualsiasi impero presente, passato o futuro. Infatti non succederà, perché allora sì che sarebbe veramente la fine della globalizzazione per come la conosciamo: il dominio incontrastato da parte degli Stati Uniti del mare e quindi del commercio mondiale. Se sull’ Ucraina certamente il compromesso arriverà, è soltanto una questione di decidere fin dove si vuol spingere il contenimento della Russia, su Taiwan questo scenario resta improbabile, poiché significherebbe abdicare al ruolo di egemone. E’ un’ eventualità impossibile. Un impero preferisce vedere le sue macerie, pur di non vedersi provincia.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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