FERRAGOSTO DI POCO

di Marco Toccafondi Barni


Una grande domanda si aggira per l’Alaska: perché adesso, perché non prima ? Oltre 3 anni fa, quando tutto purtroppo ebbe inizio: il 24 febbraio 2022. Gli occhi del mondo sono puntati sul vertice Trump – Putin ed è ovvio che lo Zar abbia negato ogni possibilità di partecipazione al presidente ucraino in un trilaterale, visto che per lui Zelensky, l’altro Vladimir, è soltanto un suddito ribelle e niente più. Tuttavia, se ci guardiamo indietro, tornando all’ inizio del 2022, chiunque potra facilmente osservare come all’ epoca il Cremlino si sarebbe accontentato di molto meno rispetto a ciò che otterrà oggi, addirittura Putin e Lavrov lo scrissero nero su bianco. Quindi lo sappiamo per certo.

LA RISPOSTA STA NELLA LOGICA – Come ho sempre scritto su queste pagine gli Stati Uniti hanno usato l’ Ucraina e il suo presidente, quel popolo, come una sorta di termometro per misurare la reale consistenza della Russia attuale, appurare la forza del paese dopo 25 anni di putinismo. Un po’ come fece all’ indomani dell’ 11 settembre 2001 per sfogare la frustrazione dovuta all’ attentato, certo nelle diversità, utilizzando come una specie di punchball il malcapitato Afghanistan. Solo seguendo questa logica utilitaristica, tipica in una potenza egemone, allora diventa comprensibile ciò che all’ apparenza è incomprensibile: concedere sicuramente molto di più a Putin di quello che lui stesso domandava nel gennaio 2022. L’unica risposta è quella di  aver voluto misurare la Russia, che difatti esce ed uscirà malissimo da questi 3 anni di guerra: sì con una vittoria tattica visto avrà più territorio rispetto a prima, ma con una evidente sconfitta strategica. E’ ormai quasi un ex impero incapace persino di  controllare un territorio che ai tempi dell’ URSS era parte di sé. Del resto chi non ricorda la mitica Dinamo Kiev allenata dal leggendario Valeriy Lobanvskyi ? In queste condizioni pietose è dunque pronta per essere usata contro la Cina nel prossimo futuro, come richiede obbligatoriamente la grammatica strategica. Da ciò questo primo approccio in un Ferragosto dove la Russia ottterrà poco e l’Ucraina ancora meno.

LA DIFFERENZA TRA I DUE LEADER – E’ una diretta conseguenza delle rispettive ideologie e dei rispettivi regimi: l’inquilino della Casa Bianca è un uomo di spettacolo, che dai reality show e dall’ imprenditoria ereditata dal padre è stato prestato momentaneamente alla politologia, tuttavia fuori dalla propaganda per stolti sudditi nelle democrazie liberali, che assurdamente e senza  tener conto minimamente della storia che ha gemmato la potenza egemone all’ indomani della partenza dei padri fondatori da Southampton, incredibilmente lo vedono come l’essere umano più potente del mondo. Eppure nella realtà ha scarsi poteri, contrariamente all’ inquilino del Cremlino che ne ha eccome, non a caso Trump vorrebbe essere Putin e non viceversa. Inoltre “The Donald” è comunque un politico, per quanto anomalo, prestato alla politica ed in perenne conflitto con gli apparati dello stato, mentre Putin è direttamente un uomo degli apparati prestato alla politica. Non sono differenze da poco, proprio di queste sfumature la Russia forse approfitterà. Il malmesso orso russo, infatti, non aspettava altro che l’egemone chiamasse, cioè suonasse al campanello per uscire insieme contro la Cina, ben consci che prima o poi la logica e la grammatica della strategia impongono sempre di giocare il “nemico” più debole, tramutandolo in alleato, contro quello più forte. Soltanto a ciò servirà questo primo vertice, annusarsi reciprocamente, pur di allearsi e vincere la partita decisiva dell’ egemonia mondiale. Con buona pace delle scempiaggini della politologia, del leaderismo, delle relazioni internazionali o dei soliti sempre verdi quali diritto e economia.

LE TERRE RARE NON LO SONO PER NIENTE – A proposito di economia, ovviamente, insieme all’ inflazionata panzana del diritto (gettato alla ortiche ancora una volta, ospitando un ricercato proprio nel territorio che dovrebbe essere faro di democrazia e libertà e che guarda caso non ha mai aderito allo Statuto di Roma) verrà venduta quella delle cosiddette “terre rare” che, non essendo rare per niente, sono dapperttutto. Raro è casomai che alcuni popoli accettano di estrarle, tanto è l’inquinamento ambientale che ne deriva, ma non si capisce per quale astrusa ragione dovrebbero essere così desiderate dalla nazione col territorio di gran lunga più esteso della terra. L’unica verità non è né politologica, né economica, ma soltanto strategica: allearsi con la Russia in chiave anti cinese dopo aver usato come termometro l’ Ucraina. E’ tutto qui, con buona pace di chi vuol credere ad ogni costo alla politologia e al diritto o all’ economia pur di non sentirsi un suddito sottomesso a certe logiche.

– COSA POTREBBE ANDARE STORTO ? Banale, la narrazione. Esattamente come accadde con l’ Afghanistan, dove per un ventennio gli statunitensi cercarono una via di uscita dignitosa per poi restituire chiavi in mano il paese ai Taliban, oggi l’alleanza con la Russia per andare contro la Cina metterà a nudo quello che è: un paese otterrà con la forza e con una guerra di aggressione ciò che voleva. Si tratta di un obiettivo che per decenni nessuno aveva mai realizzato a pensarci bene, Vladimir Putin ci riuscirà con la violenza perché la partita dell’ egemonia con la Cina è più importante di tutto.

 

 

 

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