DAL SUONO DELLE CAMPANE AI PICNIC DI FERRAGOSTO: STORIA DI UNA DEVOZIONE PERDUTA

Tra ricordi di antiche processioni e silenzi recenti, il mistero di una festa patronale scomparsa

Altare centrale della Chiesa S.M. Assunta in Scala Coeli

Antonio Loiacono

Scala Coeli, piccolo centro della provincia di Cosenza, ha una lunga tradizione legata alla solennità dell’Assunta, celebrata il 15 agosto. La Chiesa Madre del paese, dedicata proprio a Maria Santissima Assunta, un tempo era il cuore pulsante delle celebrazioni religiose e popolari in suo onore. La data rappresentava un momento di forte coesione comunitaria: messa solenne, processione per le vie del paese, canti, luminarie e incontri tra compaesani e emigrati tornati per le ferie estive.

Molti decenni fa, la vigilia e il giorno dell’Assunta trasformavano Scala Coeli in un paese in festa. Le donne preparavano le case e le strade, adornandole con fiori e drappi; gli uomini si occupavano di allestire le luminarie e sistemare l’itinerario della processione. La statua dell’Assunta, portata a spalla, attraversava vicoli e piazze tra il profumo dell’incenso e i suoni della banda musicale. Bambini vestiti di bianco, con coroncine di fiori, accompagnavano il corteo, mentre i balconi si riempivano di fedeli pronti a gettare petali al passaggio della Vergine. La sera, il rintocco delle campane segnava la conclusione della festa, seguita da momenti conviviali, balli popolari e l’atteso spettacolo pirotecnico.

Eppure, da diversi anni, questa tradizione si è interrotta. Misteriosamente, la festa dell’Assunta è scomparsa dal calendario liturgico locale, sostituita da un silenzio che appare ancor più singolare se si pensa che si tratta della Santa titolare della stessa chiesa parrocchiale. Un caso probabilmente unico in Italia: un edificio sacro intitolato a Maria Assunta che non ne celebra più la ricorrenza.

Negli anni Duemila ci furono due tentativi di ripristinare la festività — nel 2010 e nel 2016 — con iniziative che miravano a riportare la comunità in chiesa e in piazza. Tuttavia, entrambi gli sforzi si rivelarono effimeri e non riuscirono a riaccendere in modo stabile la devozione pubblica. Le ragioni di questa “vacatio” non sono mai state chiarite: si è parlato di mancanza di organizzazione, di difficoltà economiche, di disinteresse crescente o di altre scelte pastorali, ma nessuna versione ufficiale è stata resa nota.

““Liturgicamente non è mai sparita la solennità dell’Assunzione di Maria -ci corregge Don Massimo Alato, titolare della parrocchia dal 13 settembre 2023- tant’è vero che è una delle celebrazioni di precetto e viene uguagliata alla messa domenicale!

Oggi alle 18 ci sarà la messa così come prevede la liturgia in tutta la sua pienezza. Per quanto riguarda la decisione negli anni passati (o meglio dire, “anni antichi”) di far prevalere Sant’Antonio come patrono e non l’Assunta che è la patrona del paese -precisa don Massimo- questo non lo so! Così come non so perché si sia scelto di festeggiare la Madonna del Carmine al posto dell’Assunta come unica festa mariana!”

Va da sé che oggi il 15 agosto è diventato, per Scala Coeli, sinonimo quasi esclusivo di “fuori porta ferragostano”: picnic, gite al mare o in montagna, pranzi tra amici e parenti. Un momento di svago legittimo, ma che ha finito per oscurare la dimensione spirituale e identitaria di una ricorrenza secolare.

Questo silenzio stride con la tradizione cattolica di un popolo che si dichiara credente, ma talvolta sembra smarrire le proprie radici. In molte realtà italiane, il 15 agosto rimane uno dei momenti liturgici più sentiti, una festa che unisce la dimensione religiosa a quella comunitaria. Scala Coeli, invece, da anni vive questo giorno senza il richiamo della sua Messa solenne, privandosi di un’occasione di incontro e memoria collettiva.

Riscoprire la festa dell’Assunta non significherebbe solo recuperare una pagina di storia locale, ma anche ridare centralità a un’identità che rischia di perdersi. Una celebrazione ben organizzata potrebbe essere l’occasione per unire generazioni, richiamare i figli lontani e rinsaldare il legame con la propria terra e le proprie radici spirituali.

Forse è giunto il momento, per la comunità e per la parrocchia, di chiedersi se davvero si può lasciare nell’oblio la propria Patrona. Perché, come ricorda un vecchio detto, “un paese senza memoria è un paese senza futuro”.

 

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