ISRAELE IERI, ISRAELE OGGI

israel and palestine flags painted over cracked concrete wall

di Marco Toccafondi Barni


-La fine ha inizio. L’attacco finale di Israele a Gaza pare cominciato questa notte. Succede anche perché l’Israele di oggi non è quello di ieri, ha cambiato pelle nel corso degli anni e attualmente si lascia scivolare non soltanto in una spirale di odio e massacri con pochi uguali nella storia recente, ma soprattutto nel buio pesto dei regimi teocratici e oscurantisti che lo circondano.

ISRAELE, LA METAMORFOSI – Ciò che sfugge alle nostre latitudini, vivendo in uno stato di ipnosi, catatonico e praticamente perenne, è come gli attori di una guerra quasi dei 100 anni, ne sono passati 78 da quel fatidico biennio 1947-48 nel quale questa storia ebbe origine all’ Onu, siano differenti da noi. Ovvio, si preferisce non vedere la realtà dei fatti, per ignoranza mista a malafede o per menefreghismo e opportunismo. Se così non fosse, infatti non si potrebbe fare a meno di osservare come nei decenni la collettività israeliana ha subito una trasformazione che rende fasulla la inflazionata menzogna della “unica democrazia” in mezzo a stati autoritari o teocratici e infattibile la “soluzione” dei 2 popoli e 2 stati. Sono soltanto boiate alle quali credono in Italia, in Europa e in pochi altri luoghi del pianeta, in quanto popolati da anziani in attesa della morte e quindi annoiati quanto disperati. Molto banalmente Israele è ormai andato da tutta altra parte rispetto alle sue origini, al di là delle idiozie servite e bevute tra un apericena e un dibattito da europei stolti, anziani e con convinzioni puerili. La società israeliana di oggi, infatti, non è più quella del 14 maggio 1948, quando il padre della patria, David Ben Gurion, diede vita allo stato, ma nemmeno quella della “compagna Golda” (Meir), come la chiamava e omaggiava Pietro Nenni, né quella dei premi Nobel Yitzhak Rabin e Shimon Peres. No, neppure un criminale di guerra che non crede a nulla come Benjamin Netanyahu in fondo c’entra molto con questa deriva stragista, al di là dell’ assurdo leaderismo in voga in menti vuote come quelle de noantri, perché qui trattasi di un’ autentica mutazione antropologica; è per questa ragione che oggi Israele va dalla parte opposta rispetto alle fantasie occidentali: soltanto un’ altra teocrazia nell’ area, al di là delle scempiaggini nostrane. Lo stato socialisteggiante, democratico, liberalsocialista di Ben e Golda oggi è ben altro e da paese in ipotesi occidentalista e socialdemocratico è passato ad essere un luogo che, nel suo ceppo maggioritario, è composto da ebrei mediorientali e dunque finisce per essere più vicino a una teocrazia come l’Iran anziché alla Scandinavia. Da ciò la tragedia odierna e le azioni in atto. Non è un caso se possiamo perfino bypassare l’ipocrita diatriba genocidio sì/genocidio no, di moda sui nostri media, che serve agli anziani europei per combattere la noia facendo un pò di tifo tra il bar sotto casa e i social network per arrivare all’ ora di cena. Tanto è lo stesso governo israeliano, al pari di quello statunitense, a reclamizzare a chiare lettere la pulizia etnica del popolo palestinese offrendo senza alcuna vergogna 5.000 dollari ad ogni palestinese che sceglie di andarsene, la pulizia etnica più economica della storia. Ancora, con l’ausilio dell’ Intelligenza Artificiale, generare immaginari resort di lusso e spiagge intonse sulla riviera di quella che, vergognosamente, i media chiamano “Gaza City”. Seriamente, city, in pieno delirio colonialista. La realtà dei fatti è che, dopo circa 80 anni, da quelle parti sia in Israele, negli stati arabi circostanti oppure in Iran, dove di arabi ve ne sono pochini, c’è parecchio più Dio che Montesquieu, per quella terra solo teocrazie che, fin dalla prima Bibbia o dal primo Corano, si ritengono popolo eletto e di conseguenza si comportano. Lo scontro tra una democrazia liberale e un autoritarismo oscurantista vive solo nell’ unico neurone di chi, dalle nostre parti, vuol passare come persona intelligente quando

arriva l’ora dell’ aperitivo oppure impegnato nel fare cose, durante qualche manifestazione. Questo è tutto, purtroppo.

PRO PAL PER SE STESSI – Eppure in questa storia è veramente impossibile e molesto anche stare dalla parte dei cosiddetti “Pro Pal”. Come mai ? E’ banale, perché quando osservi parecchi dei cartelli è degli slogan mostrati o urlati in certe manifestazioni è facile vedere o udire uno slogan nazifascista che recita così: «Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera». E allora non solo ti trovi a disagio ma anzi, se ti ritieni un essere umano almeno decente, ti viene naturale vergognarti per esserci, trovarti in mezzo a nazisti e razzisti camuffati che, usando uno slogan di Hamas, banalmente vorrebbero cancellare lo stato di Israele e con esso tutti gli ebrei, anche quelli che invece restano comunque la “nostra gente” e non a caso vengono colpiti nei Kibutz da Hamas quel tragico 7 ottobre 2023. Ecco da cosa nasce il disagio. Da una motivazione evidente come il sole in un cielo terso: questa gente è quasi sempre in malafede, banali sciacalli che cercano di ritagliarsi un loro personale spazio politico all’ interno dei loro sistemi, causa anche un’ assenza di pensiero, sfruttando una tragedia lunga quasi 80 anni della quale sanno poco e interessa meno, ma che non sarà destinata a risolversi nel medio periodo. E’ una questione senza soluzioni, insomma, fatta di slogan demenziali e irrealizzabili dalle nostre parti, quale appunto “Due popoli e due stati”, che è un modo come un altro per mostrare il proprio disinteresse e la propria manifesta impotenza, dominata e giocata dalle teocrazie da loro.

COME FINIRA’ ? NEL MENEFREGHISMO GENERALE – E’ la più facile delle previsioni, questa brutta storia si chiuderà proprio come vediamo: un popolo massacrato da un altro popolo che così facendo perderà definitivamente se stesso e rinnegherà fatalmente la sua storia rimanendo senza identità. Il tutto nell’ indifferenza del mondo, sia naturalmente degli europei, troppo vecchi e incapaci per compiere qualsiasi azione, sia dell’ egemome, che sì avrebbe al suo interno tanti ebrei progressisti validi, ma in questa fase storica è in ben altre faccende affaccendato, certamente anche a causa di una mutazione domestica non troppo diversa da quella che ha colpito Israele: il ceppo dominante tedesco un tempo nemico oggi governa gli Stati Uniti in contrapposizione coi britannici delle origini residenti nel Midwest. E’ quella spaccatura Made in Usa che la demenza nostrana scambia per declino. Di conseguenza ciò che accadrà in Medio Oriente sarà un Israele che si prenderà ciò che vuole, spartendos con la Turchia, stravolgendo tutti gli gli ideali delle proprie origini ma, nel contempo, dimostrando al mondo e alla storia la inconsistenza della democrazia occidentale, del suo cosiddetto “diritto internazionale” e dei suoi “valori”: spazzatura buona per il cestino della storia.

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