MONDIALMANIA: LA SECONDA GIORNATA.

E’ la giornata dei padroni e dei profeti. Di scena gli ultimi 2 imperi per le globalizzazioni del presente e del passato, statunitensi e inglesi, ma anche gli olandesi.

Inghilterra – Iran 6 – 2 ( 35° J. Bellingham, 43° e 62° B. Saka, 45° + 1′ R. Sterling, Rashford 71°, Crealish 89°, Taremi – 2 – 65° e 90°+13)

– Era considerata la partita della fascia sì o della fascia no. Ha vinto il no, per un opportunismo manifesto. La fascia arcobaleno, che sarebbe dovuta apparire sul braccio di capitan Kane, sia per i diritti umani sia contro il regime iraniano, infatti è stata rapidamente riposta nel cassetto prima di inizio gara. Troppa la paura per i cartellini gialli previsti dal regolamento, curiosamente anche il colore di Amnesty International. E’ dunque finita con i fischi da parte dei tifosi iraniani addirittura contro i loro beniamini e non tanto per il risultato dal sapore tennistico, 6 a 2 per gli inglesi, ma proprio per aver appoggiato le proteste in Iran rifiutandosi di cantare l’inno nazionale.

In campo non c’è stata storia: l’ Inghilterra inizia fortissimo il suo mondiale con un perentorio 6 a 2 finale. C’è da dire che non sono certo queste le partite che l’Iran deve vincere e se la puo’ pur sempre giocare, almeno in teoria, con le altre 2 squadre del girone, che sono alla portata. E allora tanto vale parlare di quel che è successo allo stadio Al Khalifa di Doha, dove andato in onda, in diretta, cosa sia il “sentimento medio di una collettività”, che più di un abbaglio suscita in giro per il mondo, soprattutto alle nostre illuse e placidissime latitudini.

All’ inizio, infatti, succede qualcosa: i giocatori dell’ Iran decidono, giustamente dal mio e nostro punto di vista, ci mancherebbe, di non cantare l’inno nazionale. E’ chiaramente in segno di protesta contro il regime iraniano e le feroci repressioni nel paese a causa delle proteste esacerbate dopo la morte della giovane ragazza curda uccisa dalla cosiddetta polizia religiosa: Mahsa Amini. A quel punto, però, la maggioranza dei tifosi iraniani presenti sugli spalti inizia spontaneamente a fischiare e insultare i giocatori per la loro scelta, con tanto di tanti pollici giù, dei disllike in pelle e unghia, ovviamente a difesa del regime.

E’ il segno più evidente di come nel cosiddetto “Occidente” confondiamo spesso la nostra percezione, desiderando credere sia anche quella di tutti gli altri. Evidentemente non è così, anche se forse sarebbe bello, perchè tutti i leader e i regimi della storia sono sorretti dalle collettività delle quali sono espressione e quindi dal loro sentire medio. Non è un caso che l’altra parte dello stadio (i tifosi inglesi) hanno intonato all’ unisono il celebre inno “Dio salvi la regina”, nonostante si tratti di una famiglia con simpatizzanti nazisti e neppure inglese, bensì tedesca. Ma è il sentimento medio e per uno storico o un analista, ignorarlo, è come per un credente ignorare il parere di Dio. Una follia.

Senegal – Olanda = 0 -2 ( 84° C. Gakpo, 90° + 9 D. Klaassen)

– Arrivano gli Orange, ma sono solo i lontani parenti degli indimenticabili artisti nella storia del calcio: quelli del calcio totale anni ’70. Distanti anni luce dai più fantasiosi e magici interpreti del gioco più bello del mondo. Ma puo’ bastare, perché se è vero che l’ Olanda fatica molto e parte persino in sordina, ma soprattutto dà origine a una partita brutta e costellata da una serie quasi infinita di errori tecnici, spesso banali, riesce comunque a superare per due gol a zero un Senegal forse demoralizzato dalla perdita della sua stella più luminosa: quel Manè infortunatosi lo scorso 8 novembre. Dunque l’ Olanda c’è, anche se dopo il primo primo giro di giostra nel girone è soltanto seconda dietro a un Ecuador che farà quasi sicuramente parlare di sé. Dopo un primo tempo senza emozioni e chiuso a reti inviolate, comunque iniziato con una partenza a razzo da parte degli africani, che hanno mostrato subito la loro voglia di giocarsela e magari anche a bissare il loro miglior risultato, vent’anni fa nei mondiali nippo coreani del 2002, quando arrivarono fino ai quarti di finale, un’ Olanda ben organizzata da Van Gaal quanto poco incisiva nella finalizzazione riesce ad avere la meglio sulla “banda Cissè” nel finale, con i gol di Gakpo e del giovane scuola Psv Klaassen.

E’ stata importante anche una sorta di “replica” di quel che avvenne ai mondiali in Argentina nel 1978, quando alcune squadre, come appunto l’ Olanda e la Svezia, sensibilizzarono l’opinione pubblica mondiale sul tema dei diritti umani. La nazionale olandese ha incontrato un gruppo di lavoratori migranti l’ allenamento e prima del suo esordio. Bella e significativa, a tal proposito, la dichiarazione di Louis Van Gaal “Certo, siamo in Qatar per cercare di diventare campioni del mondo, ma guardiamo ben oltre e quindi riteniamo importante incontrare le persone che ci hanno permesso di giocare in queste strutture”.

Stati Uniti – Galles = 1 – 1 ( 36° T. Weah e 82° G. Bale (R))

– E se un giorno l’egemone planetario lo diventasse anche nel calcio ? E’ una suggestione, ovvio, visto ci sono nazionali ben più quotate in questo mondiale, ma il c.t lo ha comunque promesso a Joe Biden durante la telefonata che dalla Casa Bianca è partita destinazione Qatar. E nella giornata dell’ egemone, gli Stati Uniti d’ America, i padroni della 3° globalizzazione nella storia hanno quasi strabiliato, almeno per un tempo. Sì, grazie a una partita molto bella e intensa, dove peraltro hanno sbagliato poco e soprattutto schiacciato e per alcuni tratti persino umiliato il Galles. Prima di archiviare i primi 45 minuti, con un meritatissimo vantaggio, pur di misura, i padroni del gioco hanno messo spesso il loro miglior uomo in campo, Pulisic, nella condizione di inventare magie. E proprio grazie ad una di queste Timothy Weah è stato innescato, con un passaggio filtrante per finalizzare il vantaggio poco dopo la mezz’ora. Nel secondo tempo, però, tutto cambia, il Galles si ricorda di essere una nazione di quell’ isola dove il calcio è nato e quindi mette alle corde gli Usa, complici anche cambi indovinati per il “Dragone gallese” e forzati, tra i quali lo juventino Mckannie per un dolore muscolare, per gli Stati Uniti. Verso la fine arriva il pareggio: un fallo ingenuo di Zimmerman su Bale ed è rigore che Mr. “100 milioni di euro” trasforma quasi spaccando la rete. Finisce così, una partita molto bella e soprattutto intensa. Il risultato è giusto e ora aspettiamo il prossimo giro, dove tutto si deciderà, anche l’egemonia o meno dell’ egemone Usa sul calcio.

MARCO TOCCAFONDI BARNI

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