■Antonio Loiacono
L’emozione di scoprire un luogo intriso di storia ed arte come Scala Coeli, nel cuore del Basso Ionio Cosentino, è spesso offuscata dalla delusione dei turisti che si ritrovano di fronte a chiese e palazzi medievali serrati a doppia mandata. Questi tesori storico-artistici, che potrebbero fungere da volano per ravvivare il paese, rimangono chiusi e inaccessibili a causa di politiche di accoglienza carenti.
L’endemico problema dell’abbandono non si limita a Scala Coeli, ma si estende ai centri limitrofi (tranne rarissime eccezioni) dove anche l’arte e la storia languono nell’incuria umana. I comuni interni del Basso Ionio Cosentino, invece di essere vetrine dei tesori culturali ed artistici della regione, si presentano desolatamente abbandonati, un triste spettacolo di ciò che potrebbe essere, ma che purtroppo è stato relegato alla decadenza.
In questo contesto, risulta imperativo riflettere sul valore e sull’importanza di preservare e valorizzare queste gemme storiche. Le mura medievali, i dipinti sacri, le architetture secolari di cui sono intrisi questi luoghi meritano di essere salvaguardati e promossi affinché possano essere tramandati alle future generazioni. La conservazione del patrimonio culturale non è solo un imperativo storico e artistico, ma costituisce una forma di rispetto verso la nostra identità e le nostre radici.
Le autorità locali e regionali devono assumersi la responsabilità di adottare politiche efficaci di recupero e valorizzazione di questi luoghi. È urgente che si ponga fine all’abbandono ed all’incuria che affliggono i comuni interni del Basso Ionio Cosentino, trasformando così queste terre dimenticate in fiorite oasi culturali. Solo attraverso un impegno concreto ed una visione a lungo termine sarà possibile restituire dignità e vitalità a queste meraviglie storiche, restituendo loro il ruolo centrale che meritano nella narrativa culturale della regione.
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