Il ritrovamento del feto umano abbandonato per strada come un qualsiasi rifiuto, testimonia, la perdita di quella dignità che ogni essere umano merita.

Quanto accaduto nella ridente cittadina di Mandatoriccio (Cs) è un evento drammatico destinato a scuotere la coscienza, troppo spesso assopita, della cosiddetta civiltà. Il ritrovamento del feto umano abbandonato per strada come un qualsiasi rifiuto e ritrovato da alcuni passanti nella serata di martedì 6 Agosto, testimonia, infatti, la perdita di quella dignità che ogni essere umano fin dal concepimento merita, in virtù della sua stessa esistenza. Testimonia, altresì, la pericolosa deriva morale che caratterizza la nostra società sempre più permeata di una cultura della morte che miete vittime innocenti mentre tenta di giustificare se stessa e i propri diritti. Di fronte a quel corpicino abbandonato, a quella vita spezzata nel suo sorgere, si profila il dramma di un umanesimo che sta perdendo il senso più profondo del valore di ogni vita, si scorge il seme cattivo di quella “profonda crisi della cultura, che ingenera scetticismo sui fondamenti stessi del sapere e dell’etica e rende sempre più difficile cogliere con chiarezza il senso dell’uomo” (EV 11). “Un episodio incredibile” racconta il sindaco di Mandatoriccio dott. Angelo Donnici “ che ci ha lasciati senza parole e che ci spinge ad attivarci perché non si verifichino altre tragedie simili”. Un episodio che non può lasciarci indifferenti e che non si può archiviare come un qualsiasi fatto di cronaca ma che deve mettere in crisi ogni nostra certezza perché in quella strada di Mandatoriccio ieri è andato in scena il fallimento dell’umanità di ciascuno di noi. Come Centro di Pastorale della Vita, insieme a S. Ecc. Mons. Santo Marcianò, Arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati, sentiamo forte la necessità di ribadire la tragicità di quanto accaduto, richiamando noi stessi e la società ad interrogarci sull’urgenza di una più incisiva azione pastorale e culturale che miri a far sì che ogni vita sia accolta, rispettata e difesa in nome della sua intrinseca dignità. Pur non conoscendo il dramma esistenziale dei protagonisti di questa storia, è importante che ci si attivi per intercettare le difficoltà, gli stenti o le paure che spesso si celano dietro a storie come queste e offrire un’alternativa, uno spiraglio di luce che possa garantire ad ogni persona, soprattutto a coloro che non possono ancora difendersi, il diritto alla vita, fondamento di ogni altro diritto. Siamo consapevoli che, come ribadisce l’enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, “le scelte contro la vita nascono, talvolta, da situazioni difficili o addirittura drammatiche di profonda sofferenza, di solitudine, di totale mancanza di prospettive economiche, di depressione e di angoscia per il futuro” (EV 18), ma siamo certi che nessuna di queste situazioni si potrà mai risolvere con il rifiuto e l’eliminazione di una vita. Di quel piccolo feto, buttato per la strada, infatti, resterà per sempre una profonda ferita nella madre, in tutti coloro che ne sono responsabili, in tutti noi. La nostra speranza è che oggi, sentendoci responsabili di lui – così come di tanti bambini rifiutati prima di nascere, di tanti malati e anziani emarginati e abbandonati – sappiamo unirci per mettere in opera un’azione di supporto e di assistenza, di promozione ed educazione, che aiuti a ricostruire nelle coscienze la consapevolezza del valore intangibile della persona umana sul quale si misura il grado di civiltà, di accoglienza e di amore di ogni comunità. Centro di pastorale della Vita Diocesi di Rossano-Cariati

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