CURIOSITA’ STORICHE DI CARIATI E TERRAVECCHIA

  • Cariati e Terravecchia, nel ventennio del 1900, erano lo specchio di tanti altri paesi della Calabria che si contraddistinguevano per una diffusa arretratezza sociale e culturale, con un elevato analfabetismo e caratterizzati dalla mancanza dei servizi essenziali, soprattutto quelli idrici e igienici.

Non esistevano acquedotti efficienti né impianti fognari adeguati. L’acqua, assiduamente, era prelevata alle sorgenti sparse sul territorio comunale, i bisogni corporali erano soddisfatti nei posti più appartati dell’abitato e la notte nei pitali che, per consuetudine, erano poi riversati nelle discariche alla periferia del paese.

Ciò procurava rilevanti problemi di carattere igienico sanitario che influivano negativamente sulla salute dei cittadini.

       Significativa a tal proposito fu la Relazione finale della Campagna antimalarica del 1926, scritta dal medico provinciale il 25 gennaio 1927 e inviata all’ente comunale.

L’autorità sanitaria evidenziò che a Cariati nel maggio del 1926 vi era stata una recrudescenza dell’epidemia malarica tant’è che furono curati 50 bambini, 200 uomini e 150 donne. Fu necessario impiegare 1000 grammi di sali di chinino a scopo preventivo e 2400 grammi di cloruro di chinino a fini curativi. Il medico sottolineava che i casi più gravi si erano riscontrati nella popolazione contadina che lavorava nei pressi di Fiume Nicà, tra i ferrovieri e nei cittadini che abitavano alla marina.

Dalle indagini e dalle osservazioni epidemiologiche emerse che la manifestazione del morbo era favorito dalle condizioni igieniche e dalla denutrizione presenti in alcuni ceti sociali. Le cause della diffusione erano da ricercare, prevalentemente, nella mancata bonifica dei torrenti Pannizzara e Molinello, e più specificatamente dai “…letamai pubblici sotto le case poste alla periferia del paese, ove tutti versano le sostanze luride e di rifiuto della vita domestica; ed alla distanza di 30 metri dalle abitazioni, sotto speciali ricoveri trovansi legati i maiali che il popolino cresce per i propri bisogni, e da tali ricoveri esala un fetore che ammorba”.

        Il medico riferiva con amarezza che diversi contadini si sottraevano alle cure prescritte perché erano convinti che il chinino somministrato bruciasse l’organismo, ritenendo, invece, che la malaria si curava efficacemente con l’alcool, i liquori e il vino.

Concludeva: “E’ un quadro desolante e triste che rispecchia il regresso della nostra civiltà”.

  • Con il verbale della deliberazione n. 96 del 6/6/1927, il Commendatore Silvio Mollo, podestà sia del Comune di Cariati sia del Comune di Terravecchia, su disposizioni prefettizie del precedente 4/4/1927, disponeva di istituire il Dispensario Antimalarico con le funzioni di praticare la cura e la profilassi chinina, gratuita nei due Comuni per dare modo alla popolazione agricola sparsa nelle campagne di usufruire delle cure necessarie alla cura della malaria.

  • Il 6/8/1928 il commissario prefettizio di Cariati, ragioniere Enrico Natale, con l’assistenza del segretario comunale reggente Francesco Gambardella, deliberava di liquidare la somma di lire 2.690 e 30 ventesimi al fontaniere Antonio Russo per le riparazioni effettuate all’acquedotto comunale nel periodo dal 16 luglio al 4 agosto di quell’anno.

  • Nella seduta del 26/2/1929 il podestà di Cariati, Cavaliere – Ufficiale Vincenzo Cristaldi, assistito dal segretario Luigi Bisanti, nel prendere atto delle disastrose condizioni in cui si dibatte da tempo il comune, fatti gli opportuni accertamenti, deliberava di riconoscere i seguenti debiti:
  • Ditta Straface e Celso per luce elettrica 1926-1928, £ire 18.666,28
  • Ditta Straface impianto luce Regia Prefettura, £ire 400,00
  • Aversa Vincenzo fitto scuola 1923, £ire 300,00
  • Iapichino Francesco fitto scuola 1924-1928, £ire 5.000,00
  • Venneri Francesco fitto scuola e spese giudiziarie £ire 5.400,00

 

  • Il 16/10/1930, con la deliberazione n. 186, il commissario prefettizio di Cariati per la temporanea amministrazione, Commentatore ragioniere Salvatore De Stefano, verbalizzante il segretario comunale Salvatore Chiarello, riconosceva che al signor Milieni Leonardo di Arcangelo, con precedenti deliberazioni del 1928 e 1929, era stato affidato l’incarico provvisorio di guardia urbana per la borgata Marina.

 

  • Nella seduta del 20/4/1931, il commissario prefettizio di Cariati, Colonnello Commentatore Guido Torriani, con l’assistenza di Salvatore Chiarello, segretario comunale, deliberava di liquidare la somma di £ire 1.203,28 all’esattore comunale signor Giuseppe Labonia, per aggi gravanti su determinate riscossioni.

  • Un argomento a parte merita l’excursus storico relativo all’approvvigionamento idrico erogato prima dalla Regione Calabria ed oggi dalla “Sorical – società risorse idriche calabresi” e relativo allo Schema idrico Lese, che rimane la prima fonte di alimentazione per rifornire l’intero abitato di Terravecchia e il centro storico di Cariati, comprese le case nei pressi dei rioni Carrera e Fischia.

La maggior parte dei centri urbani calabresi, in realtà, fino agli anni cinquanta del 1900 erano sprovvisti di civici acquedotti efficienti e con portata costante. Solo nei decenni successivi iniziò a intravedersi l’idea di un acquedotto consortile che coinvolgesse i territori contigui e ricompresi tra i Comuni da Campana a Cariati.

Infatti, i Comuni di Campana, Cariati, Scala Coeli e Terravecchia, sollecitati ad ottenere i finanziamenti erogati dalla Cassa per il Mezzogiorno (istituita con la legge 10/08/1950, n. 646), decisero di costruire un acquedotto consortile.

L’iter burocratico ebbe inizio il 6 aprile 1953 allorquando, con il decreto prefettizio n. 3242, i consigli comunali furono invitati a deliberare lo statuto del consorzio, che era già stato concordato.

        Il consiglio comunale di Cariati approvò lo statuto del consorzio nella seduta del 23 luglio 1953, con la delibera n. 10. Il successivo 22/04/1951, con delibera n. 21, i consiglieri cariatesi ad unanimità deliberavano di riconoscere in favore del consorzio la somma di £ire 130.100 (ovvero £ire 25 x 5204 abitanti). Con il successivo deliberato n. 22 il consiglio di Cariati nominava ad unanimità, oltre il sindaco, il consigliere Scalzo Mauro fu Lorenzo rappresentante in seno al consiglio del consorzio dell’acquedotto.

        Il consiglio comunale di Terravecchia, nella seduta del 1° settembre 1950, aveva approvato lo statuto con la delibera n. 10, prendendo atto che dallo stesso consorzio, con la comunicazione del sindaco, datata 12 giugno 1950, si era dissociato il Comune di Pietrapaola perché intendeva provvedere da sé all’approvvigionamento idrico.

Nello stesso atto si stabiliva che la quantità d’acqua attribuita a Pietrapaola era ripartita, in proporzione al numero degli abitanti, tra Cariati, Scala Coeli e Terravecchia. La sede del consorzio fu fissata nel Comune di Campana, perché in quel territorio era costruita la vasca di raccolta delle acque da distribuire e provenienti dall’impianto dei Savelli.

Gli enti locali interessati, in quella circostanza, costituirono un fondo cassa, per il funzionamento del consorzio, impegnandosi a versare 25 lire per ogni abitante. La durata dell’unione era stabilita in 35 anni. Gli statuti, sottoscritti dai sindaci, furono approvati dalla Prefettura di Cosenza, il 31 marzo 1951.

        L’undici luglio di quell’anno, il presidente del consorzio, individuato nella persona del sindaco pro tempore di Campana, con la nota n. 1341, comunicava agli altri sindaci: “…che venerdì prossimo, 13, l’Ingegnere progettista sarà a Campana, per recarsi, il giorno appresso, alle sorgenti che dovranno essere captate. Successivamente, percorrerà tutta la zona, dalla Sila al mare, per lo studio del territorio che dovrà essere attraversato dalla condotta dell’acqua potabile…”.

Per quella incombenza progettuale, in precedenza, era stato nominato l’Ing. Morrone da Cosenza, al quale fu affidato anche l’incarico di direttore dei lavori.

Il tecnico predispose tutta la documentazione necessaria che fu inviata alle autorità competenti. Il 27 marzo 1952, da Roma, l’On. Vittorio Pugliese comunicava al sindaco di Terravecchia: “Vi informo che la delegazione tecnica della Cassa per il Mezzogiorno ha approvato il nuovo progetto di massima dell’Acquedotto del Lese, che comprende il Vostro Comune. La spesa prevista è di oltre tre miliardi”.

     I lavori di costruzione dell’acquedotto del Lese iniziarono coinvolgendo centinaia di lavoratori in diversi cantieri, tant’è che, nel luglio del 1959, a Terravecchia fu realizzato il serbatoio di rifornimento per l’alimentazione del centro urbano. Nello stesso anno il consiglio comunale, con propria delibera: la n. 19, del 27 luglio, approvava la convenzione con la quale il Comune accettava la gestione provvisoria delle opere idriche poste a valle del serbatoio e destinate al servizio dell’abitato.

Le strutture che sarebbero state gestite dal Comune di Terravecchia riguardavano, in particolare, la condotta di avvicinamento in ghisa lunga 2187 metri, impegnandosi a pagare la somma di 12 lire per ogni metro cubo di acqua effettivamente fornita. I lavori d’adduzione, dal serbatoio al Largo Misericordia, furono eseguiti dalla ditta Condiltubi di Roma, che realizzava in quel luogo la prima fontana pubblica del servizio idrico nella storia del Comune.

        Finalmente, tra la fine del 1960 e gli inizi del 1961, dalle fontanine pubbliche di Cariati e Terravecchia i cittadini poterono prelevare in abbondanza l’acqua potabile che, scorrendo in molti chilometri di conduttura, proveniva dalle sorgenti captate e regimate nel territorio del Comune di Savelli.

  • A proposito d’igiene pubblica, c’è da dire che le generali condizioni igienico – sanitarie a Terravecchia nei primi anni ’50 del 1900 erano molto precarie ed insoddisfacenti. Infatti, come già riferito, oltre a non esserci acquedotti e servizi fognari funzionanti, gli animali domestici scorazzavano liberamente per il centro abitato defecando e lordando gli spazi pubblici. In verità, bisogna aggiungere che, in quegli anni del dopoguerra, il degrado e la sporcizia sparsa per le vie erano condizioni comuni a molti paesi della Calabria. I maiali soprattutto, oltre ad essere allevati nell’abitato, erano liberi di muoversi per le strade spargendo gli escrementi e creando seri rischi di focolai per l’insorgere di malattie virali.

       Nel 1953 il problema assunse aspetti ormai insopportabili, i porci si muovevano liberamente per la Piazza del Popolo, particolarmente di sera, quando i proprietari terrieri e gli operai, i primi alla ricerca di manodopera e gli altri alla ricerca di lavoro, erano presenti in gran numero per le riunioni comiziali.

Il sindaco, sollecitato dall’ufficiale sanitario, dispose, con una ordinanza, l’allontanamento dei maiali dall’abitato, proibendone anche la libera circolazione per le strade.

     Di sicuro le disposizioni dell’ordinanza non furono puntualmente rispettate e ciò creò malumore tra i cittadini. Pur se il rischio per la salute pubblica, per le condizioni igieniche in cui versava il paese, continuava ad essere elevato, il signor Saverio Tursi per smuovere l’immobilismo delle autorità comunali, con una nota di sottile sarcasmo e con molta ironia, forse per allontanare il timore per il rischio di contagio di possibili malattie, in una richiesta datata 14 ottobre 1953, inviata al sindaco Giuseppe Scorpiniti e per conoscenza alla giunta ed al consiglio comunale, così scriveva:

“Il sottoscritto cittadino più o meno libero, Terravecchiese di Terravecchia, contribuente, elettore democratico Cristiano, per sè e per altri, chiede alla S.V. che si degni di fargli sapere per iscritto, se la ordinanza in oggetto [allontanamento maiali e divieto di libera circolazione] è defunzionata. Nell’affermativa chiede atto di morte di essa ordinanza in carta semplice, ed in triplice copia, dal quale dovranno risultare le cause che ne hanno determinato il decesso, se per pressione, malattia fatale o influenza. Mali che conducono spesso alla tomba.

Acclude francobollo di lire 25 per la risposta che si vuole benignamente inviarmi con cortese sollecitudine.

Di V.S. e dell’onorevole consiglio, umile e dev.mo servitore. 

                               – Saverio Tursi –

  1. S. Plaudo a quei nostri concittadini che previdenti ed umanitari lasciano che i loro maiali, in mezzo ai Cristiani passeggiano per la piazza delle riunioni Comiziali.

Essi che sanno che vi sarà scarsezza di mano di opera per la raccolta delle ulive. Tengono pronti i loro porcelli onde in uno ai lavoratori possono dare una buona mano, ossia aiutarli. Vada a loro la mia riconoscenza ed il mio anticipato e profondo ringraziamento”.

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Note storiche di riferimento:

  • Mauro Santoro: Terra Veterj – La Comunità jonica di Terravecchia tra memoria storica e modernità – Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2011.
  • Mauro Santoro: L’Autarchia tessile del regime fascista – IL Ginestrificio di Cariati (1935-1943) – Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2014.

 

Terravecchia, lì 23/01/2021    – MAURO SANTORO –

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