24 h a Cariati: tra delusioni e speranze

Resta da parte dei cariatesi di sicuro il buon e sempre cortese sentimento dell’accoglienza

Un inaspettato imprevisto casalingo, scoperto qualche giorno fa e che ha avuto ad oggetto la mia casetta al mare, mi ha portato a trascorrere 24 h a Cariati. 

Troppo poco per raccogliere qualcosa di significativo in termini di umore e sentimenti, ma troppo per lasciare perdere. 

Ci mancavo da settembre. Complice la pandemia, mai avevo registrato un così lungo distacco dall’incantevole perla del basso ionio cosentino. 

Vi evito il problema strutturale che ho dovuto affrontare e mi soffermo esclusivamente su quanto sono riuscito a captare in modo veloce come sensazioni, scambiando qualche breve chiacchiera con i molti amici e amiche cariatesi. 

La stagione estiva batte alle porte, ma a Cariati nulla lo fa pensare. Assurdo. Tutto è fermo e ciò infonde anche tanta poca speranza nell’imminente futuro tra operatori e cittadini. 

Assenza totale di novità. Anzi. Esasperante scetticismo. Siamo alle solite. Luoghi comuni ormai annosi e cronici. 

In più le infrastrutture estive, quelle poche, che potrebbero alimentare, se realizzate e manutentate, un messaggio positivo e un barlume di cambiamento, restano congelate se non abbandonate a se stesse. 

Ecco nulla fa presagire qualche imminente passo in avanti. Si continua a registrare uno scarso senso di comunità e si respira un forte isolamento. 

Ciascuno sta per se e non prova alcun piacere a pensare di pianificare e progettare qualcosa di nuovo. Per non dire in modo comune. 

Molti parlano ormai di un contesto spopolato. Dove le nuove generazioni partono e tengono le fila con i genitori anziani e provati, per non dire preoccupati di una sanità inesistente. 

Resta, tuttavia, da parte dei cariatesi di sicuro il buon e sempre cortese sentimento dell’accoglienza. 

Un loro punto forte. Pronti a offrire all’ospite di turno tutta quanto si possa regalargli, affinché stia bene e si senta come se fosse a casa sua. Dimenticavo grazie ai tantissimi e sinceri attestati di affetto che ho raccolto nelle 24 h di permanenza a Cariati.  

Viene a questo punto da chiedersi. Il buio prospettico che avvolge la nostra amata Cariati: è qualcosa dinanzi al quale bisogna rassegnarsi? 

È arrivato il momento della verità. Così avanti non si può andare. È fondamentale capire cosa fare e su chi contare. 

Altrimenti l’unica eredità certa: è il continuo abbandono del paese che registrerebbe così la sua inevitabile fine.

Nicola Campoli 

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