CARIATI. DEGRADO ED ABBANDONO NEL SITO DELLA TOMBA BREZIA

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Occorre intervenire subito per ridargli dignità e renderlo fruibile ai turisti

di Franco LIGUORI
(presidente Sezione Regionale CALABRIA-SOCIETA’ ITALIANA PROTEZIONE BENI CULTURALI)


La nostra cittadina ha la fortuna di avere, tra i suoi beni culturali, oltre alla suggestiva cinta muraria medievale, di cui tanto si sta parlando negli ultimi mesi, anche un importantissimo sito archeologico, noto in tutta la regione e oltre, rappresentato dalla monumentale Tomba del guerriero brezio, in località Salto, scoperta casualmente esattamente quarant’anni or sono ( gennaio 1979), il cui ricco corredo d’accompagno fa bella mostra di sé in una sala del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, ammirato dai tanti visitatori, italiani e stranieri, che vengono ogni anno in Calabria. Eppure questo sito archeologico, che potrebbe costituire un motivo di forte richiamo turistico-culturale e attirare turisti a Cariati dalle zone limitrofe, non solo in estate, ma in tutti i periodi dell’anno, versa attualmente in un deplorevole stato di abbandono e di degrado, oltre ad essere quasi inaccessibile, per la pessima stradina, sommersa da rifiuti di ogni genere sui lati, e il greto di un torrente (quasi una discarica!) che occorre attraversare per raggiungerlo. Ma è mai possibile che a nessuno dei nostri amministratori di ieri e di oggi è venuto in mente, in quarant’anni dalla sua scoperta, di valorizzarlo veramente, di farne una “risorsa” per il paese, non solo culturale, ma anche economica ? Sono stati spesi, è vero, dei soldi, nei primi anni Duemila, per valorizzarlo, facendone un Parco Archeologico, ma è mancato, ad opera finita, un qualsiasi controllo, una qualsiasi cura e custodia del sito stesso, fino al punto di mandare alla malora, in poco tempo, tutto quello che si era fatto di buono (pannellistica didattica, segnaletica turistica, recinzione, pulitura del sito, e quant’altro !). Ma la cosa più grave è che non è stata mai progettata e realizzata una “strada d’accesso” degna di questo nome ! Se non ci si può arrivare agevolmente, è inutile che gli operatori turistici (e le guide) segnalano che a Cariati si può visitare la Tomba brezia ! Non è vero ! La tomba brezia c’è, ma è un’impresa arrivarci e poterla visitare ! Chi scrive dice tutto questo con grande amarezza non solo per essere molto legato al suo paese, del quale studia e“racconta” da molti anni la storia, ma anche per il ruolo che oggi ricopre di presidente regionale (Calabria) di un’associazione nazionale, non lucrativa, di utilità sociale, apartitica e aconfessionale, che opera in difesa e per la valorizzazione dei beni archeologici, storico-artistici, ambientali e paesaggistici del nostro Paese: la SIPBC (=Societa’ Italiana per la Protezione dei Beni Culturali). In tale veste lancia da questo benemerito sito-web cariatese, un appello a chi è preposto alla salvaguardia e alla valorizzazione dei nostri beni culturali (Amministrazione comunale in primis ) a intervenire al più presto a fare opera di “ripristino” dell’importante sito : tagliare l’erba che nasconde la tomba del guerriero, rimettere a posto i pannelli didattici, eliminando quelli vecchi e sbiaditi e sostituendoli con altri nuovi, rimettere a posto il cancelletto dell’entrata, fare opera di pulizia lungo il percorso e di eliminazione dei rifiuti ingombranti che costellano la strada d’accesso.
L’importanza storico-culturale della Tomba brezia
Ed ora mi sia consentito soffermarmi a dire tutta l’importanza storico-culturale che la Tomba brezia di Cariati riveste, non solo per il nostro paese, ma per tutta la storia e l’archeologia del misterioso popolo italico dei Brettii, antenati diretti di noi calabresi d’oggi. Fu scoperta alla fine di dicembre del 1978, in località Salto, alla sommità di una collinetta che domina il mare e la pianura costiera, nel corso di lavori privati di sbancamento di un terreno. Fu un ritrovamento che fece clamore e che trovò grande interesse tra gli archeologi che si dedicano allo studio delle genti non greche della Magna Grecia, come, appunto, sono i Brettii o Brezi, od anche Bruzi, popolazione italica affine ai Lucani, che si insediò nella Calabria settentrionale a partire dalla caduta di Sibari (510 a.C.), ma che soltanto nel 356 a.C. si organizzò in una confederazione politica autonoma, con capitale Cosenza. I Brettii o Brezi, che hanno lasciato tracce archeologiche monumentali specialmente nel centro fortificato di Castiglione di Paludi, praticavano la pastorizia, l’agricoltura, l’allevamento e lo sfruttamento forestale, ed erano organizzati in concentramenti di popolazione (“vici”), che riconoscevano l’autorità di un capo guerriero, distinto, anche oltre la vita, dalla ricchezza e dall’abbondanza. La “tomba brezia” di Cariati è proprio la tomba di un “capo”, di un “guerriero”, del capo della comunità brettia di Cariati, sepolto sulla collina del Salto intorno al 330 a.C., non lontano da un altro importante sito archeologico brettio, il centro fortificato di Pruìja, nel territorio oggi ricadente nel comune di Terravecchia. L’antica sepoltura, una “tomba a camera” come la definiscono gli archeologi, ha un aspetto monumentale; occupa un rettangolo di m.4,45 x 4,20 ed è coperta con sei lastroni in arenaria che poggiano sulle pareti perimetrali della camera, in origine intonacata e affrescata. Ricco e splendido si è rivelato il corredo d’accompagno rinvenuto nella tomba stessa, attualmente esposto e visibile in una vetrina del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, a Sibari. Esso comprende una corazza anatomica in bronzo, indossata dal guerriero brettio al momento della sepoltura, un elmo, anch’esso in bronzo, cinturoni, lance e spada falcata in ferro, alari in piombo. E, inoltre, un recipiente per bere in argento, una corona con foglie di bronzo dorato. I reperti più sensazionali trovati nella tomba brezia di Cariati, e che fanno bella mostra di sé nel Museo di Sibari, sono, comunque, quelli ceramici : una grande anfora apula a figure rosse, alta 90 centimetri e integra, con scene figurate dipinte su tutti i lati ; una brocca ovoide ad alto collo, alta 30 centimetri, con la raffigurazione di un Erote che insegue un volatile; un bel cratere a campana, alto 40 centimetri, dipinto a figure rosse. Ci piace ricordare che l’anfora apula,sulla quale è raffigurata l’immagine di un atleta nudo che regge nella mano lo strigile (attrezzo che serviva per detergere il sudore), nel 2004, in occasione delle Olimpiadi di Atene (Grecia), è stata esposta per tre mesi in una grande mostra sull’atletismo in Grecia e Magna Grecia, allestita in un Museo ateniese. La tomba brezia di Cariati è importante non solo per la sua imponenza e monumentalità architettonica, ma anche perché rappresenta uno dei pochi casi scientificamente noti di monumenti funerari appartenenti ad individui della classe dominante del popolo dei Brettii, dopo che questi si staccarono dai Lucani e si costituirono in una confederazione politica autonoma, con capitale Cosenza (356 a.C.). Essa è più volte ricordata, per la sua importanza, nel recente libro “Storia e cultura dei Brettii” (Rubbettino, 2019) di Pier Giovanni Guzzo, il noto archeologo che la studiò per primo in un suo saggio edito nel 1980, in collaborazione con Silvana Luppino. E’ veramente un “delitto” lasciare che una testimonianza archeologica e storica di tale rilevanza sia lasciata nell’abbandono e nel degrado ! Senza tener conto della bellezza paesaggistica del sito, così bene descritta da una giornalista cosentina (Silvana Amendola) che ebbe a visitarlo nel lontano 1985 : “ Il panorama che da lassù si gode è stupendo. E’ indescrivibile l’emozione che, come una macchina del tempo, ti riporta in un attimo indietro di millenni, e senti queste pietre che ti parlano, e vorresti che ti raccontassero tutto della tomba e del suo guerriero che nella sua armatura di bronzo per tanto tempo essa ha ospitato, custodito e protetto, insieme al suo corredo funerario”( cfr. “Gazzettino del Crati”,1985). Chissà cosa direbbe oggi la giornalista sopra ricordata, nel vedere le condizioni attuali del suggestivo sito archeologico e della celebre tomba brezia !

Per saperne di più
P.G. GUZZO, “Storia e cultura dei Brettii”, Rubbettino Editore, 2019
F. LIGUORI, “Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli”, Corigliano Calabro, Tip. Orlando, 2013
A. TALIANO GRASSO, “Il parco archeologico di Cariati e Terravecchia”, Edizioni TS, 2005

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