Salire a Terravecchia da Cariati, due piccoli comuni del Basso Ionio cosentino, il primo arroccato sulle colline e il secondo affacciato sul mare, conserva sempre un fascino particolare e intrigante. Fin dai primi tornanti si respira un’atmosfera d’altri tempi, fatta di tradizioni custodite con orgoglio, di rapporti sinceri e di quella genuina cordialità che solo i piccoli paesi sanno ancora offrire a chi ama frequentare queste comunità.
Nella centralissima Piazza del Popolo, animata come soltanto nelle sere d’agosto accade, si intrecciano storie, ricordi ed esperienze diverse, accomunate da un profondo e autentico amore per la propria terra, mai sopito nonostante le dolorose emigrazioni. Qui, tra una chiacchiera e un sorriso, si rinnova il senso di appartenenza a una comunità che, pur segnata dal tempo e dalle difficoltà, continua a ritrovarsi e riconoscersi, senza mai tradire le proprie origini.
È comune a molti il rammarico per un paese che, nel corso degli anni, si è progressivamente spopolato, diventando ormai la residenza stabile di pochi anziani e di un numero sempre più limitato di persone prive di un’occupazione sicura. Un fenomeno che racconta le difficoltà delle aree interne e il lento allontanamento delle giovani generazioni in cerca di opportunità altrove.
Eppure, proprio in questo contesto, emerge una gioia spontanea e sorprendentemente tenace: quella di trascorrere qualche giorno di riposo tra affetti sinceri, riscoprendo il piacere delle relazioni autentiche. Le serate scorrono lente e piacevoli nella piazza del borgo, seduti ai tavolini di una piccola osteria “Qua Sopra Ara Jazz” che, con passione e grande sacrificio, continua a rappresentare un prezioso punto di incontro e di socialità, sia d’inverno per chi resta che d’estate per chi arriva.
A fine serata si riprende la strada della discesa con il cuore colmo di emozioni. Sono sensazioni semplici ma profonde, capaci di riconciliarci con la vita e di riportarci a quei valori autentici che, troppo spesso, la frenesia dei tempi moderni sembra, ahimè, aver smarrito. Terravecchia resta così: un luogo magico dell’anima, dove il passato dialoga con il presente e dove il senso più vero della comunità continua, ostinatamente, a resistere, dando la sensazione di non voler mollare!
Nicola Campoli
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