■Antonio Loiacono
Non è più soltanto una questione di campi devastati, recinzioni abbattute o raccolti distrutti.
Quando un branco di cinghiali compare in pieno centro abitato, davanti ai bambini, la questione cambia natura.
Diventa una questione di sicurezza.
È questo il punto da cui parte la nuova segnalazione di Gina Farao, candidata “in pectore” alla carica di sindaco di Scala Coeli alle Amministrative della primavera ’27, che sui social ha rilanciato l’allarme per la presenza sempre più frequente dei cinghiali a ridosso delle abitazioni e lungo le strade del Comune jonico.
«Non si tratta più “solo” dei gravissimi danni economici ad agricoltori e allevatori, ma di incolumità pubblica e sicurezza delle nostre famiglie».
Una frase che fotografa un problema ormai difficile da relegare alla sola campagna.
La Regione Calabria non è priva di strumenti!
Con la D.G.R. n. 736 del 20 dicembre 2024 è stato approvato il Piano straordinario regionale quinquennale per la gestione e il contenimento della specie cinghiale, valido per il periodo 2025-2029.
Il documento non riguarda soltanto abbattimenti e catture. Prevede monitoraggio, raccolta e informatizzazione dei dati, definizione degli impatti e reporting annuale. Dedica inoltre uno specifico capitolo alle aree urbane.
Presentando il Piano, la stessa Regione aveva parlato di «monitoraggio continuo della presenza della specie» attraverso strumenti tecnologici e di una gestione dinamica del fenomeno.
Ed è proprio qui che nasce la domanda: se il monitoraggio esiste, dov’è la fotografia aggiornata del fenomeno?
Quanti cinghiali sono stati segnalati nei centri abitati calabresi nel 2025? E quanti nel 2026?
Quante richieste di intervento sono state presentate? Quante hanno prodotto un’azione concreta? Dove e con quali risultati?
Soprattutto: esiste una banca dati regionale degli avvistamenti urbani? Esiste una mappa georeferenziata?
La distinzione non è marginale.
Sapere quanti animali vengono abbattuti o quanti danni agricoli vengono denunciati racconta una parte del problema.
Sapere dove i cinghiali entrano nei paesi, con quale frequenza e in quali punti ne racconta un’altra.
Sono due fotografie diverse dello stesso fenomeno.
Ed è proprio questa seconda fotografia che diventa fondamentale quando l’animale arriva tra le case.
In una seduta della Commissione consiliare regionale, un dirigente del Dipartimento Agricoltura ha riferito che la stima del numero di cinghiali presenti sul territorio calabrese, indicata in circa 200 mila esemplari, è poco attendibile perché costruita sulla base di danni, abbattimenti e segnalazioni. Queste ultime, è stato riferito, non vengono raccolte attraverso un sistema strutturato di monitoraggio.
Un elemento che apre un interrogativo tutt’altro che secondario.
Se il Piano regionale prevede la raccolta informatizzata dei dati e un monitoraggio continuo, quanto è completa oggi la fotografia della presenza dei cinghiali nei centri abitati?
E soprattutto: quanto è possibile conoscere la reale dimensione del fenomeno urbano se le segnalazioni non confluiscono in un sistema strutturato?
Per rispondere servono dati.
Non mancano, intanto, esempi di interventi organizzati.
A Vibo Valentia, in seguito agli avvistamenti di cinghiali a ridosso del centro urbano, è stato attivato un tavolo tecnico con gli enti competenti. Sul territorio sono state inoltre collocate gabbie dotate di fototrappole per monitorarne gli spostamenti.
A Siderno, nel maggio 2026, dopo diversi avvistamenti nell’area urbana, è stata installata una gabbia e sono stati catturati otto cinghiali in contrada Pellegrina.
Il punto non è stabilire quale Comune abbia fatto meglio.
Il punto è un altro: quando il fenomeno viene registrato, localizzato e affrontato con una procedura precisa, gli strumenti per intervenire esistono.
E nel Basso Jonio?
La domanda diventa allora inevitabilmente territoriale.
Quanti episodi sono stati registrati nei nostri paesi?
Quante segnalazioni sono arrivate ai Comuni, all’ATC competente, alla Regione?
Quante hanno prodotto un intervento?
E soprattutto: quanti di questi episodi sono finiti dentro un sistema di monitoraggio ufficiale?
Perché un avvistamento raccontato da un cittadino sui social è una segnalazione.
Un avvistamento registrato, localizzato e inserito in una banca dati diventa invece un dato utile per decidere dove e come intervenire.
È qui che passa la differenza tra percezione dell’emergenza e governo dell’emergenza.
Il problema, ormai, non può più essere archiviato come una semplice emergenza agricola.
Quando i Sus scrofa arrivano fin dentro i paesi, l’emergenza cambia volto: riguarda anche la sicurezza di chi ci vive.
A quel punto servono risposte precise: chi interviene, quando interviene e con quali risultati?
Perché il problema non è più capire se i cinghiali siano arrivati nei centri abitati. Questo lo raccontano ormai le immagini e le testimonianze.
Il punto è sapere quante volte accade, dove accade e cosa succede dopo la segnalazione.
Ed è lì che si misura la capacità delle istituzioni di governare il fenomeno.
Perché un animale selvatico può entrare in un paese per caso.
Un’emergenza, invece, non può diventare la normalità!
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