Antonio Loiacono
Succede in Piazza Rocco Trento, su un muro grigio, fino a ieri quasi muto, improvvisamente si apre e dentro quella parete, compare un pezzo di Cariati.
È “Ritorni”, la nuova opera del maestro Capoano, nata nell’ambito del progetto “Memorie Visive nel Borgo”.
Sessantacinque metri quadrati di trompe-l’œil. Ma definirlo semplicemente un murale sarebbe riduttivo.
Perché qui la pittura non si limita a occupare una parete. La sfonda!
La prospettiva accompagna lo sguardo dentro uno scorcio del centro storico, fino alla piazza, alle case, alle architetture. Per qualche istante il confine tra ciò che esiste e ciò che è dipinto sembra perdere consistenza.
Poi l’occhio si ferma su una scena.
Due giovani donne sono al telaio. Le mani lavorano, il filo passa, la trama prende forma. E tra i colori della scena compare una grande coperta rossa, così viva da sembrare appena uscita dalle mani delle ragazze.
Più in alto, in cima alle scale, c’è un’anziana donna.
Guarda.
Non sorride. Osserva con quella severità discreta di chi appartiene a un tempo nel quale un mestiere non si imparava soltanto con le mani, ma anche guardando gli altri, ascoltando, ripetendo gesti antichi. Un sapere che passava da una generazione all’altra quasi senza bisogno di essere raccontato.
È forse questo il dettaglio che più di ogni altro dà un’anima a “Ritorni”.
Non il colore. Non la prospettiva. Non l’abilità tecnica, che pure è evidente.
La presenza delle persone!
Perché in quel muro non è stata dipinta soltanto una strada. È stata dipinta una vita.
E il rosso della coperta, acceso nel cuore della scena, sembra quasi un filo che attraversa il tempo e lega quelle due ragazze alla donna che le osserva. Ieri e oggi. Giovinezza e memoria. Ciò che si impara e ciò che rischia di scomparire.
Da lontano si vede un dipinto.
Avvicinandosi, si comincia a leggere una storia.
Con “Ritorni” riprende anche il progetto dei murales all’interno della cinta muraria del Centro Storico cariatese, rimasto fermo per alcuni anni e oggi nuovamente in cammino grazie al contributo di diversi soggetti.
E forse il senso più profondo di questa iniziativa sta proprio qui.
Non nel coprire un muro.
Ma nel restituirgli qualcosa che aveva perduto: una voce.
Cariati ha una storia lunga, stratificata, fatta di pietre, vicoli, palazzi e affacci sullo Jonio. Una storia che porta ancora le tracce della sua anima greco-bizantina, ma che rischia, come tutte le storie, di diventare invisibile quando nessuno più la racconta.
I murales possono farlo in un modo diverso.
Non attraverso le parole, ma attraverso le immagini.
Una donna. Un telaio. Una coperta rossa. Una scala. Uno sguardo.
Frammenti apparentemente semplici, che messi insieme diventano memoria.
E così quel muro che prima sembrava non avere niente da raccontare oggi racconta una città.
In un centro storico che porta ancora i segni della sua storia greco-bizantina, queste opere stanno costruendo una sorta di racconto per immagini. Ogni muro diventa una pagina, ogni scorcio una memoria, ogni scena un frammento di quella Cariati che rischierebbe altrimenti di rimanere soltanto nei ricordi di chi l’ha conosciuta.
“Ritorni” aggiunge una pagina a questo racconto e lo fa partendo da un muro che, prima, non aveva nulla da dire!
E basta fermarsi qualche secondo davanti a quella finestra per accorgersi che, dall’altra parte, qualcuno sta ancora vivendo!
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