QUANDO I MURI COMINCIANO A TACERE!

Nei piccoli centri della Sila Greca e del Basso Jonio il problema non è soltanto ciò che crolla. È ciò che si svuota, si deteriora, si interrompe e, lentamente, smette di appartenere alla vita quotidiana. Da Bocchigliero a Scala Coeli, da Mandatoriccio a Terravecchia, da Campana a Cariati, la storia dei centri antichi passa attraverso case vuote, dissesto, viabilità, mura, piazze e progetti. Il punto non è contare le macerie, ma capire che cosa viene fatto prima delle rovine

Immagine virtuale realizzata con IA. Il centro storico come metafora di un patrimonio che rischia di perdere abitanti, manutenzione e futuro

Antonio Loiacono

A Bocchigliero il rumore è arrivato prima della notizia!

Un edificio inutilizzato, nel cuore del paese antico, domenica scorsa, ha ceduto. I Vigili del fuoco sono intervenuti per mettere in sicurezza l’area. Non ci sono stati feriti, ma nelle vicinanze vivono ancora alcune famiglie. Il crollo ha riaperto anche il confronto politico locale: il gruppo di opposizione La Svolta ha attribuito all’amministrazione una lunga assenza di programmazione, accuse alle quali, al momento delle cronache disponibili, non risultava una replica ufficiale.

La scena, in sé, dura pochi minuti.

Un boato. La polvere. I mezzi dei soccorritori. Le fotografie. Le transenne.

Ma la storia comincia molto prima.

Comincia quando una porta non viene più aperta. Quando una casa rimane vuota per anni. Quando l’acqua entra da un tetto e nessuno lo ripara. Quando una parete mostra una lesione e quella lesione diventa parte del paesaggio. Quando gli abitanti diminuiscono e una strada, un edificio pubblico, una piazza perdono progressivamente la loro funzione.

Il crollo è soltanto il momento in cui una trasformazione lenta diventa visibile a tutti.

Ed è proprio qui che la vicenda di Bocchigliero smette di essere soltanto una cronaca locale.

Un centro storico non coincide con le sue facciate.

Dietro una pietra antica ci sono proprietà private, successioni ereditarie, abitazioni disabitate, edifici pubblici, reti, strade, problemi di accessibilità, vincoli, risorse finanziarie e decisioni amministrative.

Per questo parlare genericamente di “degrado dei borghi” rischia di semplificare una realtà molto più complessa.

Ogni paese ha la propria geografia della fragilità.

A Campana, per esempio, è lo stesso Comune a descrivere un centro storico nel quale molte abitazioni sono state consumate dal tempo e alcune sono crollate o sono diventate pericolanti. L’ente riferisce anche dell’avvio di un progetto di valorizzazione.

A Cariati la questione riguarda un patrimonio ancora più riconoscibile: la cinta muraria. Nel 2026 il gruppo consiliare di minoranza Le Lampare ha trasmesso al Comune di Cariati, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza e ai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale una relazione preliminare sulle condizioni di un tratto della cinta muraria sul versante est, lato mare. Nella documentazione fotografica allegata venivano segnalati degrado, fessurazioni, perdita di malta e materiale, cavità e vegetazione infestante. La Soprintendenza, secondo quanto riferito, ha richiamato la tutela prevista dal D.Lgs. 42/2004 e gli obblighi di sicurezza e conservazione connessi alla proprietà comunale, mettendo inoltre a disposizione un proprio funzionario architetto per un sopralluogo congiunto.

A Scala Coeli la fragilità assume invece la forma del dissesto. Dopo gli eventi meteo del febbraio 2025, che avevano aggravato le condizioni di stabilità della parete rocciosa di via Motta Dalla Chiesa, nella frazione San Morello, la Regione Calabria ha concesso al Comune, con decreto dell’11 dicembre 2025, un contributo di 349.071,82 euro per la messa in sicurezza e il consolidamento del versante. Ma poche settimane dopo, il 29 dicembre, si è verificato un ulteriore crollo di roccia di grandi dimensioni, che ha interessato la strada comunale e ostruito la SP200, isolando il centro storico della frazione. Per gli interventi eseguiti in somma urgenza la Regione ha prima concesso, con decreto del 4 febbraio 2026, 52.949,22 euro e quindi, il 24 marzo, ne ha disposto la liquidazione.

Sono situazioni differenti!

Ed è proprio questa la prima cosa da riconoscere: non esiste un unico problema dei piccoli comuni. Esiste una costellazione di problemi che, paese dopo paese, finiscono per fare la stessa domanda: come si mantiene abitabile un centro storico quando la popolazione diminuisce e la manutenzione diventa sempre più difficile?

Terravecchia appartiene a questa stessa geografia, ma non può essere raccontata usando la storia di un altro paese.

Ha il suo patrimonio edilizio, le sue strade, i suoi edifici pubblici, le sue condizioni di accessibilità.

Per raccontare l’humus umano e materiale dei nostri centri storici, occorre partire da una ricognizione di ciò che resta, di ciò che resiste e di ciò che sta lentamente scomparendo.

Non da una fotografia suggestiva.

Quante abitazioni sono ancora utilizzate? Quante sono chiuse? Quali edifici appartengono al Comune? Quali necessitano di manutenzione? Quali interventi sono stati programmati? Quali finanziamenti sono arrivati? Quali opere sono state concluse?

Sono domande apparentemente semplici.

Ma sono proprio queste domande a trasformare un articolo sullo spopolamento in un’inchiesta sul futuro di un paese.

Campana, Pietrapaola, Caloveto e Cropalati si trovano dentro la stessa area geografica, ma non raccontano la stessa storia.

Campana mostra direttamente le tracce dell’invecchiamento del patrimonio edilizio. I suoi stessi uffici comunali riconoscono che alcune abitazioni del nucleo antico sono crollate o versano in condizioni di pericolosità.

Pietrapaola offre invece un dato infrastrutturale che merita di essere letto nella sua interezza: il collegamento con la Marina è stato completato. La strada avvicina il paese alla costa, ma una connessione fisica non risolve automaticamente la questione della permanenza nel borgo antico: sono le condizioni complessive del paese a determinare se qualcuno sceglierà di viverci!

Un centro storico non crolla soltanto quando cede un edificio. Si indebolisce anche quando le strade diventano impraticabili, gli spazi pubblici si spengono e le reti smettono di funzionare.

Caloveto e Cropalati richiedono un’altra cautela ancora: non possono essere inseriti dentro una fotografia indistinta del “degrado”.

Cropalati possiede un patrimonio storico articolato, dal castello medievale alle chiese e agli edifici storici. Caloveto ha caratteristiche proprie, così come ogni altro centro dell’area.

Mettere tutto nello stesso contenitore significherebbe perdere proprio ciò che un’inchiesta dovrebbe cercare: le differenze.

La domanda, allora, non è se questi paesi siano “in declino”.

La domanda è quale parte del loro patrimonio è ancora viva, quale rischia di perdersi e quali strumenti concreti sono disponibili per impedirlo.

È qui che entra in gioco la parola più importante di questa storia: verifica.

Bocchigliero offre un esempio emblematico.

Nel proprio documento di programmazione, il Comune indica il recupero strutturale e architettonico degli immobili come elemento necessario alla valorizzazione del centro storico e ricorda il progetto NOSTOS, presentato nell’ambito del programma regionale sui borghi, con una richiesta di 1,2 milioni di euro.

Un progetto, però, non coincide automaticamente con un cantiere.

E un finanziamento annunciato non coincide necessariamente con un’opera conclusa.

Tra l’idea e la pietra posata esiste una lunga catena amministrativa: ammissione, finanziamento, progettazione, autorizzazioni, gara, affidamento, lavori, varianti, pagamenti, collaudo.

È quella distanza che spesso scompare dal racconto pubblico.

Eppure è proprio lì che si dovrebbe guardare.

Anche Mandatoriccio offre un caso interessante. La Regione ha finanziato con 100 mila euro un intervento di riqualificazione e rigenerazione urbana riguardante alcuni tratti di vie del centro storico.

Il dato importante non è soltanto l’importo, é poter ricostruire la traiettoria dell’opera: da dove nasce, che cosa comprende, quando viene avviata, che cosa è stato effettivamente realizzato e quale parte resta ancora da completare.

Solo così un finanziamento smette di essere una cifra scritta su un documento e diventa un fatto verificabile.

Nessun sindaco può risolvere da solo il problema dell’invecchiamento degli edifici privati.

Nessun piccolo Comune dispone, da solo, delle risorse necessarie per affrontare contemporaneamente dissesto, viabilità, patrimonio edilizio e servizi.

Ma un’amministrazione può e deve conoscere il proprio territorio!

Può e deve sapere quali sono gli edifici più vulnerabili. Può e deve distinguere quelli pubblici da quelli privati. Può e deve individuare le situazioni che richiedono un intervento immediato. Può e deve dialogare con proprietari, Provincia, Regione e Soprintendenza. Può e deve costruire progetti. Può e deve cercare finanziamenti. Può e deve controllare che il percorso amministrativo non si fermi sulla carta.

E soprattutto può e deve costruire una mappa: una mappa degli edifici vuoti, delle criticità, delle opere finanziate. 

Una mappa di ciò che è stato fatto e di ciò che ancora manca: sarebbe un lavoro meno spettacolare di una fotografia davanti alle macerie, ma infinitamente più utile!

C’è poi un equivoco da evitare.

Recuperare una casa non significa necessariamente recuperare un centro storico.

Un edificio restaurato ha bisogno di una strada che lo raggiunga, di servizi, di reti funzionanti, di sicurezza, di residenti, di attività, di una ragione per cui qualcuno scelga di tornarci.

La pietra, da sola, non basta.

Un centro storico può essere perfettamente fotografabile e contemporaneamente perdere abitanti.

Può avere un palazzo restaurato e vicoli sempre più vuoti.

Può ricevere un finanziamento e non riuscire a trasformarlo in una presenza stabile.

Può conservare monumenti e perdere la comunità che dava loro significato.

È questa la contraddizione più difficile da raccontare.

Perché la rovina di un edificio si vede, la perdita della vita quotidiana molto meno.

Il crollo di Bocchigliero ha riportato per un giorno gli occhi sul centro storico.

Ma domani le transenne verranno tolte, i Vigili del fuoco ripartiranno e sulla strada tornerà il silenzio. Quella casa, invece, resterà lì, ferita e vuota, a ricordare che il crollo non è cominciato quel giorno. È cominciato molto prima.

La questione vera comincia dopo.

Riguarda Bocchigliero, ma anche Scala Coeli, Mandatoriccio, Terravecchia, Campana, Pietrapaola, Caloveto, Cropalati, Cariati e gli altri piccoli centri nei quali il tempo continua a lavorare in silenzio.

Non serve una classifica, serve una ricognizione paese per paese.

Servono amministrazioni che dicano che cosa intendono fare, quali risorse hanno trovato, quali opere sono partite, quali sono ferme e per quale ragione.

Serve anche una comunità capace di chiedere conto di quei passaggi senza aspettare che una parete finisca sulla strada.

Perché una maceria è una notizia; una casa vuota per vent’anni è già una storia!

Un paese non scompare in un giorno. Prima perde una casa, poi una finestra illuminata, poi una bottega, poi una voce nel vicolo. Quando arriva il crollo, spesso il silenzio è già cominciato da anni.

La vera sfida, allora, non è soltanto ricostruire ciò che cade.

È riconoscere in tempo ciò che sta smettendo di vivere!

 

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