L’ONDA NERA DELLA GERMANIA

di Enrico Iemboli


Nella regione tedesca della Sassonia l’ultra destra di Ulrich Giergmund che guida l’Afd nelle recenti elezioni del 6 settembre ha conseguito il 43% dei voti, conquistando 39 seggi su 83.

L’Afd è una delle espressioni di un movimento sociale ampio, composto da organizzazioni giovanili e movimenti di protesta, ma anche di professionisti, di designer, producer, media alternativi e creator. La sua azione si è sviluppata attraverso terreni pre-politici, compresa la musica, la moda, ed altre espressioni artistiche che hanno avuto un forte impatto sulla interpretazione della realtà tanto da riuscire ad orientarla. La destra ha prestato attenzione a questi aspetti, ne ha colto la dimensione culturale e su questo fronte  si è attivata riuscendo a facilitare (semplificare) la realtà dando soluzioni semplici a problemi complessi.

Ha semplificato la proposta politica e l’ha resa normale, autentica e di buon senso, riuscendo altresì a trasformare un’esperienza di marginalizzazione in una lettura del mondo. Strategicamente ha fatto valere la visione ultraconservatrice e tradizionalista della società e, guardando al passato, lo hanno mitizzato per orientare il presente ed il futuro.

Ecco perché a mio avviso  il voto espresso in Sassonia è “estremamente importante” e non può essere analizzato solamente guardando ai partiti ed ai risultati elettorali.

Indubbiamente è stato (si è avuto) Un risultato politico eccezionale, non previsto di tali proporzioni, che ha riempito i titoli dei giornali e non solo di quelli tedeschi ma di tutta Europa.

La solita solfa stantia da parte della stampa, ripetitiva e stancante anche da parte della politica, di destra e di sinistra, con questa ultima che si preoccupa di quanto è accaduto in Germania e di quello che potrebbe succedere in Francia con la eventuale vittoria  del Rassemblement national  che darebbe una spinta alla possibile svolta a destra dell’intera Europa.

Dalle dichiarazioni che sono state fatte dopo l’esito elettorale ne deduco che buona parte di certa classe politica non riesce a capire come il possibile successo dei partiti che compongono la cosiddetta “galassia nera”, è sì un voto politico ma fino ad un certo punto perché a mio avviso è soprattutto un  voto di protesta che a sua volta è il  risultato della paura e  dell’insicurezza del futuro visto che una parte del mondo va verso la catastrofe e che i cittadini dell’Europa avvertono di più le difficoltà a causa della dilagante disoccupazione, della chiusura di centinaia di aziende e della perdita di decine di migliaia di posti di lavoro al quale si è aggiunto l’afflusso incontrollato di centinaia di migliaia di stranieri che spesso hanno finito con l’ingrassare le fila della criminalità, organizzata o no, a cui si è altresì aggiunta l’impossibilità di sostenere l’urgenza di una soluzione negoziata del conflitto in Ucraina.

L’Europa è nata grazie ad un gruppo di leader visionari (Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer, -considerati tra i padri fondatori)  che, dopo la seconda guerra mondiale,  per avviare il processo di integrazione e di unificazione del continente e per garantire la pace e lo sviluppo, hanno saputo superare secoli di conflitti attraverso la cooperazione pacifica.

Sono europeista convinto ma lo spirito che ha fatto nascere l’Europa è stato dimenticato e di conseguenza  la politica di Coesione dell’Unione Europea è fallita perché quasi sempre è stata ridotta a un mero esercizio contabile e/o burocratico, con norme e direttive di difficile applicazione perché imposte con molti limiti formali.

Il nostro vecchio continente può vantare di avere dato i natali a moltissime persone di elevata capacità culturale, tecnica, scientifica e imprenditoriale che nei territori hanno creato lavoro e trasformato le risorse pubbliche in sviluppo autentico e duraturo e che hanno saputo  impegnare capitali privati nell’innovazione e nella produttività. Ma a poco a poco l’Europa si sta sbriciolando perché non ha facilitato il loro impegno e con le sue direttive ha creato ostacoli e gravato  di tasse e oneri gli imprenditori e gli operatori  che hanno preferito trasferirsi, delocalizzare le loro attività, con la conseguenza che molti operai e dipendenti sono stati e vengono licenziati (vedi la Wosvaghen, la Mercedes e BMW, il comparto chimico e siderurgico in Germania,  ma è così anche nelle altre nazioni, compresa l’Italia).

C’è da dire anche che molte aziende sono state costrette  alla delocalizzazione e al ridimensionamento delle attività in patria a causa di una profonda crisi industriale e dei costi elevati dell’energia, oltre che del lavoro e della concorrenza estera.

Oggi, il boom elettorale dell’Afd non è solo un orientamento politico ma è anche la fotografia di un Paese in piena crisi e con questo successo l’Afd dimostra che non è un club di nostalgici, ma è il collettore di un incazzatissimo mosaico sociale: partite Iva, regressione economica, crisi dell’industria, disoccupazione crescente, giovani senza prospettive e senza fiducia.

In questo momento storico non solo la società tedesca ma anche le altre nazioni europee vivono momenti difficili e di forte insicurezza e le società insicure tendono a votare populista. Se non si fa una riflessione sulle cause che stanno portando la maggior parte dei cittadini a protestare, si rischia seriamente che con le prossime elezioni il 2027 sarà l’anno in cui l’Europa come soggetto cesserà  di esistere.

E’ esagerato?

Il pericolo è reale se si pensa che l’Afd, Le Pen, Vox, ed anche Trump e Putin tifano per i partiti sovranisti per il solo fatto che sono contro l’Europa.

Senza unione federale si rischia di diventare una colonia degli Stati Uniti, della Russia e della Cina.

Enrico Iemboli

 

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