Stiamo attenti allo “scippo” . . . a danno del Sud e della Calabria

Si trovino forme diverse per compensare il Nord, ma non si tocchino minimamente le nostre risorse

Inizia a tenere banco da qualche settimana – la notizia è stata riportata in modo chiaro e ben argomentata da Marco Esposito su Il Mattino di domenica – la chiara minaccia di voler sottrarre al Sud Italia la quota di investimenti ordinari, decisi a livello centrale, almeno pari alla popolazione residente e, quindi, il 34%.

La norma risale al lontano anno 2016 ed ha un solo obiettivo. Quello di impiegare nelle regioni del Mezzogiorno una quota fissa di impegni pubblici, pari alla popolazione residente. La regola è entrata in vigore solo dal 2020, ma secondo le anticipazioni del documento – ancora in bozza  e citato nell’articolo su indicato – della Presidenza del Consiglio dei Ministri andrebbe sospesa. 

Il motivo del cambio di passo è imputato all’emergenza sanitaria e alle conseguenze economiche di carattere generale per l’intero Paese. Pertanto, a parole semplici il Governo vuole avere le mani libere, operando così una sospensione del criterio di riparto delle risorse dei programmi di spesa, finalizzato alla crescita o al sostegno degli investimenti sul territorio nazionale. 

È inutile dire che l’iniziativa creerebbe non pochi problemi al già deteriorato tessuto politico, economico e sociale meridionale. Di questo bisogna che i Governatori delle sette Regioni del Sud della penisola siano pronti e coesi a fare quadrato, respingendo in maniera forte e netta al mittente la scellerata decisone. 

In più, nel documento si fa cenno anche ad una ulteriore scippo ai danni delle principali Regioni meridionali, circa il prelievo alla fonte di una cifra pari a 10 miliardi di euro dal totale del fondi europei della precedente programmazione. Ebbene si sta provando a raschiare il barile nelle disponibilità ad uso esclusivo delle regioni del Sud, a vantaggio di quelle del Nord. 

Tutto questo agitarsi del Governo centrale non mi appare una buona idea a discapito dei cittadini meridionali, conoscendo molto bene le nostre croniche diseconomie. Una imposizione che ci lascia scoperti e interdetti. Qualcuno dovrà pure farlo comprendere a Roma. 

Semmai lo stesso Ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, deve battere i pugni sul tavolo, segnalando una anomalia che rischia di aggravare una situazione economica, già piuttosto compromessa per il passato e che con l’emergenza sanitaria: è deflagrata in modo incontenibile. 

Insomma, oggi il quadro è completamente diverso rispetto a qualche mese fa. Il Sud non è nelle condizioni assolutamente di cedere nulla al Nord. Per i cittadini meridionali, laddove dovesse passare la decisione, rappresenterebbe una vera iattura per non dire il vero colpo finale. 

Trovo francamente incredibile da cittadino del Sud che si pensi a questo letterale furto. Dobbiamo far comprendere con le buone e le cattive maniere, e a più voci, che non è tempo di regali. Anzi. Pretendiamo fortemente il rispetto della norma e, quindi, del 34%. Ne va di mezzo la nostra dignità. Si trovino forme diverse per compensare il Nord, ma non si tocchino minimamente le nostre risorse. nc

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