SERGIO FLAMIGNI, CENT’ANNI DI INETTITUDINE AFFOGATI NEL LEADERISMO

di Marco Toccafondi Barni


– E’ morto Sergio Flamigni, il padre di tutte le dietrologie e i complottismi italiani.

Se si ha un minimo di onestà intellettuale, merce rarissima in un paese scombinato e vecchio come l’ Italia, si ammette che costui è stato il principale narratore sulla tragedia della repubblica: il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Chi era Sergio Flamigni, arrivato a superare il secolo di vita l’ottobre scorso, essendo nato a Forlì nel lontano 1925, è presto detto: in gioventù fu commissario politico di una brigata GAP attiva in Romagna, poi uno dei principali funzionari del PCI, una sorta di pezzo grosso presso il “ministero degli Interni” a Botteghe Oscure, inoltre prima deputato per 3 legislature e poi senatore per altre due. Dunque onore all’ uomo e soprattutto al partigiano, tuttavia è nella seconda parte della sua lunga vita, da quel fatidico 9 maggio del 1978 (in realtà 10 anni dopo, 1988, quando diede la sua opera prima e forse miglior lavoro, cioè “La tela del ragno. Il delitto Moro”), che si trasformerà in un instancabile narratore di complotti e intrighi mai provati, ma che lo renderanno celebre tra gli italiani che, come tutti i vigliacchi, sono sempre pronti e assai felici di scaricare le responsabilità su capri espiatori immaginari e credere a ogni auto assoluzione.

– UN EVERGREEN DI SUCCESSO – In particolar modo in Italia, ma non solo, va detto, il complottismo e la dietrologia sono quasi sempre un trionfo, da ciò il pullulare di tutti gli imitatori o le imitatrici di Flamigni. E non deve stupire che una collettività, mediamente alquanto miserabile e anziana, trovi volentieri rifugio in strambe trame, pur di non ammettere i suoi errori. In un’ estrema sintesi la tesi sempre verde di questi narratori, oltre a non tenere volutamente in alcun conto delle numerose testimonianze del brigatisti stessi, i protagonisti di quei fatti, racconta questa cantilena: Aldo Moro fu sequestrato e ucciso per una sorta di patto scellerato tra i brigatisti e una parte dello stato, il tutto perché si pensava che lo statista  intendesse aprire ad un governo Andreotti con l’appoggio esterno dei comunisti. E’ questa la demenziale tesi di Flamigni e dei suoi simili. Tesi che, tra l’altro, non spiega perché poco tempo dopo in Francia, un cosiddetto “alleato”, si trattava sempre di province dell’ Impero statunitense, allora come oggi, nacque tranquillamente un governo più a sinistra di quello del Divo Giulio, pare, ipotizzato da Moro. L’ ultima volta che abbiamo controllato su qualche libro serio non risulta sia successo nulla a Mitterrand nelle strade di Parigi.

– PIATTO RICCO MI CI FICCO – E’ una banale legge di mercato: se un filone rende è automatico che la domanda di consolazione sarà soddisfatta da chi ci vuol guadagnare. Inoltre nel caso dei complotti e delle dietrologie è anche un guadagno facile, perché non bisogna certo studiare molto, anzi, basta soddisfare le voglie del pubblico inventandosi qualche stramba teoria. E allora ecco pronto, al pari di una scarpa giusta per un piede, il complottista di turno col suo prodotto pronto per l’uso. Non è certamente un caso se la letteratura su questo evento è a dir poco sconfinata, a fronte di nessuna prova reale: suggestioni, ipotesi e improbabili tesi mai provate. In qualsiasi processo, anche quelli meno questionabili, resta spesso qualcosa di meno chiaro, ed è su questo che gioca lo scrittore di complotti: prendere un dettaglio meno limpido oppure una normale coincidenza e tramutare il tutto in una trama per il pubblico pagante. Tuttavia, se da un evento clamoroso come il sequestro a l’assassinio del più importante politico italiano dell’ epoca, ci si sposta alla cronaca nera, che coinvolge persone comuni, basterà analizzare il femminicidio di Antonella Di Veroli, un’ anonima commercialista uccisa a Roma nel quartiere Talenti nel 1994. La sfortunata donna è salita agli onori delle cronache unicamente per un fatto curioso: l’assassino chiuse il cadavere dentro l’armadio della camera sigillandone poi le ante col silicone. Ebbene, nel corso delle indagini e dei processi si è addirittura scoperto che quell’ anta è stata persa; se anziché a una sconosciuta professionista fosse capitato ad un importante politico i complottisti ci sarebbero andati a nozze. E’ un aneddoto banale per spiegare come errori e superficialità non sono quasi mai la prova di un’ oscura trama ordita da menti diaboliche.

CUI PRODEST ? Come anni fa diceva qualcuno la domanda sorge spontanea, a chi giova tutto ciò ? A parte alle tasche degli scrittori, sarebbe poca cosa, puerile invero, due sono gli obiettivi sia dello stato e della sua propaganda, sia della stessa collettività italiana.

1) – L’ obiettivo principale al tempo fu quello di sradicare qualsiasi cosa nascesse alla sinistra del PCI, del quale infatti Flamigni era un alto esponente. Va da sé che fosse quindi necessario far passare i brigatisti come dei poveri idioti, addirittura burattini in mano ai soliti e cosiddetti “poteri forti”, così da ottenere il ruolo di cani da guardia di uno stato comunque borghese e fin da Yalta dentro la  sfera di influenza Usa. Il sogno politico del più grande partito comunista in Occidente, ma nel contempo anche l’errore più grave della carriera di Enrico Berlinguer: scegliere la cosiddetta linea della fermezza non tenendo conto delle logiche geopolitiche. Nel 1978 erano poco di moda.

2) – Il secondo obiettivo, in tal caso non tanto del PCI e dei milioni di italiani che vi si riconoscevano, bensì della intera collettività italiana, è ancora oggi quello di giustificare delle miserrime vite da eterni sottomessi allo  stato e alle sue leggi, che sono notoriamente a favore di taluni e a sfavore della maggioranza. Il ragionamento è questo: si dà credito a un apparato statale talmente potente da eliminare il suo più importante esponente in quanto allora io persona comune sono giustificato nel sottomettermi e non lottare, tanto non potrei comunque farci nulla. Da ciò scaturisce anche il leaderismo, cioè dare un’ importanza sconfinata ai singoli per usarli come parafulmini se e quando le cose andranno male. Stratagemma negato però dalla realtà e in quel non riuscire a capirsi tra Mario Moretti e lo stesso Aldo Moro nelle mura della cosiddetta prigione del popolo; in via Montalcini durante gli interrogatori e il cosiddetto “processo” venne clamorosamente fuori quanto i leader contano e sanno pochino. Insomma, non c’è niente di nuovo nel complottismo, soprattutto quello sul “delitto Moro”: alcuni scrittori che offrono il prodotto che il mercato anela, una collettività che vuole credere a idiozie per giustificare la propria viltà, addirittura inventandosi la stramba teoria di uno stato buono e un altro cattivo grazie ai cosiddetti “Servizi segreti deviati”, infine uno stato felice di una propaganda utile al quieto vivere e chiudere tutti in un recinto mentale miserabile quanto rassicurante. L’unica cosa che non si può fare è chiedere a tutti di credere a questa serie di scemenze. Ecco, quello no.

Views: 67

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta