Scuola: disabilità, al tempo del Covid-19

Sento trattare molto poco, nello sconfinato e a volte anche ripetitivo dibattito sulla scuola, il tema della disabilità

La scuola bene o male ripartirà. Di sicuro dopo il 24 settembre tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado saranno in funzione.

Da alcune settimane, se consideriamo anche quelle passate dello scorso luglio, dirigenti scolastici, docenti e personale ATA sono alle prese con norme, divisione degli spazi e attaccando materialmente al pavimento metri, o meglio chilometri, di nastro.

Sento trattare molto poco, nello sconfinato e a volte anche ripetitivo dibattito sulla scuola, il tema della disabilità.

Esso riguarda principalmente le scuole dell’obbligo e come le stesse si preparano all’accoglienza di questi studenti.

Come si riuscirà, e mi riferisco ai docenti, a coinvolgere tutti nel corso di un’attività d’aula, quando ci sono ragazzi e ragazze caratterizzate da una diversità?

Il fatto che essi probabilmente tenderanno a non rispettare le norme, perché per varie ragioni saranno instabili emotivamente, come ci si comporterà nei loro confronti? Rischieranno di essere additati come untori?

Naturalmente mi auguro che ciò non accadrà. I disturbi del comportamento genereranno in classe non pochi problemi che vanno affrontati in modo unitario.

Sicuramente la vicenda non è di poco conto. Anzi. Molto dipenderà anche da quello spirito di comunità, che spero in ogni aula si riuscirà a favorire e alimentare.

Servirà il contributo di tutti i protagonisti: docenti e compagni di classe. E certamente bisognerà lavorare anche nella direzione di favorire un minimo di flessibilità.

Ritengo che sia essenziale in tale contesto e momento delegare, o forse relegare, il ragazzo/a al solo insegnante di sostegno.

Sarebbe importante al contrario che in ogni singola comunità, mi riferisco all’aula, nascesse spontanea una sana inclusione e collaborazione tra tutti.

L’esclusione, perché c’è la paura del contagio, va scacciata via con tutta la forza che solo un vero gruppo sa fare. Si diffonda, quindi, per quanto possibile un sano e proficuo sentire comune.

Nicola Campoli

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