MILANO, SEPOLTI CON IL PROPRIO ANIMALE: UN’ILLUSIONE DI ETERNITÀ A TEMPO DETERMINATO!

■Antonio Loiacono

A Milano, e presto forse in altre città italiane, sarà possibile essere sepolti insieme al proprio animale domestico. Una decisione che a primo impatto può sembrare rivoluzionaria e “bellissima” per chi considera il proprio cane o gatto un vero compagno di vita. Ma la domanda sorge spontanea: sepolti dove e per quanto?

L’idea di riposare accanto al proprio amico a quattro zampe sfida il concetto tradizionale di sepoltura, ma si scontra con una realtà ben più pragmatica: oggi, il “riposo eterno” è un concetto relativo. Le sepolture perenni non esistono più, se non quelle anteriori al 1975. Anche la tanto decantata “tomba di famiglia” ha una durata di 99 anni, un’illusione di eternità più burocratica che reale.

L’aria di modernità porta con sé regole ben precise: non si può scegliere il luogo della propria sepoltura (ci si può far seppellire solo nel luogo di residenza o di morte), e le concessioni tombali sono a scadenza. Dopo 15, 20 o 30 anni, a seconda del caso, si viene “sloggiati”: o ossario comune o dispersione delle ceneri nel Giardino della Memoria.

Quindi, sì, il tuo fedele amico potrà stare con te nella tomba… fino a quando il Comune deciderà che è ora di liberare spazio.

Milano è una città che guarda al futuro, spesso a discapito della memoria. Non stupisce che le sepolture siano ormai a rotazione, come un affitto a termine. Paradossalmente, se c’è un luogo dove il “riposo eterno” è garantito, è nei cimiteri di guerra: le lapidi dei caduti delle due Guerre Mondiali restano intatte, mentre le tombe dei comuni cittadini del ‘900 vengono progressivamente smantellate.

E mentre le città moderne non concedono spazi per i morti, il culto della memoria diventa sempre più virtuale: tra Facebook che invita a fare gli auguri ai defunti e intelligenze artificiali che simulano la voce dei cari scomparsi, sembra che l’immortalità oggi si giochi più nei data-base digitali che nei cimiteri.

L’idea di portare con sé il proprio animale nella sepoltura è senza dubbio un segnale dei tempi: si cerca conforto nell’unico affetto incondizionato che spesso accompagna l’essere umano fino alla fine. Ma questo gesto simbolico si scontra con una realtà che ridimensiona il valore stesso del culto dei morti: se siamo destinati ad essere dimenticati rapidamente, il legame con il nostro animale avrà lo stesso destino.

In definitiva, più che una conquista, questa norma sembra un modo per compensare l’assenza di un vero spazio per la memoria individuale, regalando un’illusione di eternità che dura solo qualche decennio.

Nel frattempo, in attesa di soluzioni più umane (e meno “a tempo determinato”), forse la vera pace perpetua si trova solo nei piccoli cimiteri di provincia, dove il calo demografico lascia ai defunti il privilegio più grande: non essere sfrattati troppo in fretta!

 

 

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