le risorse del mare e San Francesco

CARIATI – Le immagini che abitualmente vengono restituite della Calabria, sono quelle di una terra di mare, e sul mare. Non senza ragioni. Ma quello dei calabresi con il mare è stato sempre un rapporto controverso e difficile, ancora oggi incompiuto e, per secoli, la nostra storia si è svolta nelle zone interne della regione. Del resto, il 42% del territorio calabrese è costituito da montagne, il 49% da colline e soltanto il 9% è pianeggiante. Eppure, grazie ai 780 chilometri di coste, i pescatori calabresi hanno sviluppato una grande capacità di entrare in assonanza con i fenomeni naturali, rendendo possibile un rapporto quotidiano di interazione con un elemento “estraneo”, “infido” e “pericoloso” come il mare. Operando in un ambiente così imprevedibile si è avuta la necessità di conoscere specificatamente luoghi, correnti, venti, tempeste e, non ultimo, le abitudini della preda. Le numerose regole magico – rituali di cui le operazioni di pesca sono pervase, agiscono da strategia rassicurante nelle situazioni ignote o particolarmente rischiose, nonché come fattore propiziatorio e incentivante di una pesca fruttuosa. Questo affresco è reso magnificamente dalla scrittrice e giornalista cariatese Assunta Scorpiniti, protagonista e promotrice, insieme alla Lega Pesca Calabria, dell’importante seminario “Cariati: un mare di risorse. identità e sviluppo della piccola pesca costiera” in programma ieri mattina, dalle 10, presso la Sala polivalente nell’area portuale. L’evento segna l’inaugurazione della speciale mostra fotografica itinerante, (“Sguardi sullo Jonio, tra storie e gente di mare”), curata dalla stessa Scorpiniti, che utilizza l’immagine etnografica come metodo di narrazione: 35 pannelli di antropologia visiva che sviluppano i temi delle famiglie dei pescatori, delle donne, della nobile arte dei maestri d’ascia, delle feste. Assunta Scorpiniti “esplora” la memoria del mare onde restituirla, spiega, “alle nuove generazioni, per la loro consapevolezza civile e la riappropriazione dei valori identitari, soprattutto quello del lavoro, che hanno consentito alle comunità meridionali di esistere e svilupparsi”. Il programma prevede, dopo i saluti del sindaco di Cariati, Filippo Giovanni Sero, e del presidente della locale Cooperativa pescatori, Leonardo Russo, una prima introduzione di Salvatore Martillotti, responsabile regionale Lega pesca Calabria. Gli interventi, coordinati da Giorgio Gemelli, presidente Legacoop Calabria, seguiranno con le relazioni di Antonio Angotti, vicepresidente Legapesca; Raffaele Greco, presidente Cooperativa Nautilus; Antonio Paparo, comandante della Guardia costiera cariatese; Massimo Seno, comandante della Capitaneria di porto di Corigliano Calabro, e Leonardo Trento, assessore provinciale. Le conclusioni sono affidate ad Ettore Ianì, presidente Lega Pesca. Ma quello che emerge è il “riscatto” della piccola pesca, quella artigianale che era l’unico sostentamento “alimentare” di decine e decine di famiglie, cresciute (e pare benissimo) a “pesce azzurro”. Ora, quella tradizione può diventare davvero occasione di sviluppo se solo si sapessero coniugare alla nuova e fiorente industria del turismo gli antichi riti dei pescatori, tramandati da padre in figlio e custodi gelosi della identità cariatese. Per l’occasione, il mantello che fu di San Francesco da Paola, giunto dalla cittadina tirrenica, è stato trasportato a Corigliano, via mare, da una motovedetta della locale Guardia Costiera: un segno ed un auspicio per un futuro migliore.

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