L’ANONIMO, IN FONDO, E’ SOLO UN POVERO SFIGATO

Gli anonimi non ci sono mai piaciuti: già tempo fa, sulla pagina Facebook di Cariatinet, decidemmo di oscurare i contributi di coloro i quali, anziché col proprio nome e cognome, si firmavano con nomignoli più o meno fantasiosi allo scopo di esalare i propri veleni, ma senza avere il coraggio di farlo a viso aperto.

Costoro, di solito, non sanno argomentare. Hanno bisogno di un nemico, non di discussione: le loro critiche, che raramente sono rivolte al contenuto di ciò che scriviamo, preferiscono rivolgerle alla persona di chi ha scritto l’articolo, che magari nemmeno conoscono, rivolgendole accuse che oramai, sul web, sono lo strumento di tutti gli urlatori di insulti e insinuazioni: sei un venduto, sei un troll, chissà quanto ti paga il tale o il tal altro partito, non sei obiettivo, lo sappiamo che

Inventarsi un nickname, o astenersi del tutto dal firmare una lettera dal contenuto allusivo e larvatamente minatorio, sono sintomi della stessa malattia: la viltà.

Oggi le attestazioni di stima e di solidarietà al Direttore Cataldo Formaro si sprecano, e sono naturalmente le benvenute. Ma visto che arrivano da tutti gli schieramenti politici attivi a Cariati e che la lettera anonima inviata al nostro Direttore è evidentemente legata alle imminenti elezioni amministrative, non possiamo fare a meno di chiederci se qualcuno, quella solidarietà, non la stia dimostrando solo per obbligo e necessità, visto che altrimenti il suo gioco sarebbe smascherato.

Ma questo pensiero preferiamo scacciarlo. Sappiamo che almeno il novantanove per cento di quelle attestazioni di stima e solidarietà è sincero; e dunque a tutti coloro che le hanno formulate diciamo un sincero, sentito, e caloroso “grazie”.

A colui, invece, che si nasconde dietro l’anonimato per pugnalare alle spalle chi magari, in pubblico, copre di lodi e di complimenti, esprimiamo tutta la nostra compassione.

Sì, compassione e magari un filino di disprezzo; ma non odio né alcun altro sentimento negativo. Men che meno paura: quell’uomo ci fa pena. È lui, evidentemente, che per sentirsi qualcuno ha bisogno di covare sentimenti negativi. Noi la sua malattia non ce l’abbiamo.

Si rassicuri: avrà modo, sempre, di continuare a coltivare quei sentimenti perché noi, da parte nostra, continueremo a raccontare obiettivamente i fatti e ad esprimere liberamente le nostre opinioni, lasciando a tutti, anche a chi ha idee diverse dalle nostre, tutto lo spazio necessario per esprimerle.

È che nella democrazia, nella libertà, nell’onestà e nella sincerità, diversamente da quel vigliacchetto che scrive lettere anonime, noi ci crediamo sul serio.

 

La Redazione

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